Domenica si è corsa la Maratona di Sydney, percorso cittadino con arrivo all'ombra dell'Opera House. Mi ero iscritto sull'onda dell'entusiasmo prima di partire dall'Italia, poi però avevo smesso di allenarmi dopo la Maratona di Gold Coast a inizio luglio. Non me la sentivo di passare le domeniche ad allenarmi rinunciando ad andare in giro con la famiglia nelle settimane che sono stati qui. Peccato, sarebbe stato emozionante correre per quella che è la mia città da cinque mesi, ma mi rendo conto che non si può fare tutto.
Per non buttare via il pettorale ho fatto girare la voce ed è finito ad un amico di un amico che non era riuscito ad iscriversi per tempo. Ha pure concluso con un buon tempo, dando lustro al mio nome visto che figuravo io (per la cronaca 3h43m, un minuto sopra il mio personale).
Per me la cosa finiva lì, cameratismo podistico, ma lui si è sentito in dovere di sdebitarsi facendo una donazione in beneficienza a nome mio. La cosa non sorprende se si tiene conto che nei paesi anglosassoni tutti questi eventi sono sinonimo di raccolta di fondi per le varie cause e in molti casi ci si può iscrivere gratuitamente se si raccoglie un tot in donazioni. Alle volte, quando i pettorali sono limitati, raccogliere donazioni è l'unico modo per partecipare.
Funziona così: ti pre-iscrivi alla gara e scegli una delle organizzazioni caritatevoli affiliate, poi contatti quante più persone puoi per raccogliere la somma di 2000$, se la raggiungi sei iscritto altrimenti... hai comunque fatto beneficienza.
Infatti mi arrivano spesso richieste da parte di amici, perfino dall'agente da cui ho affittato la casa, gente che chiede un versamento in beneficienza per poter intraprendere una piccola impresa personale, chi la maratona, chi la 100km di camminata attorno a Sydney, etc.
Peccato che da noi, da voi, questo fenomeno sia ancora allo stato embrionale.
Apro e chiudo una amara considerazione: noi italiani di solito ci consideriamo un popolo solidale, generoso, che aggiunge un posto a tavola se c'è bisogno, pronto ad aiutare... io non so da dove nasca questa convinzione, forse dalla nostra incrollabile autostima che non ci abbandona neanche di fronte al fallimento del nostro paese, che nulla è se non un insieme di tanti "io". Abbiamo la ricetta per tutto e puntiamo il dito sui colpevoli: Schettino, Berlusconi, il PD, l'allenatore della nazionale... e nel frattempo non veniamo neanche sfiorati dal dubbio che possa esserci un qualche nesso tra la ricevuta che non abbiamo chiesto al ristorante "per non essere antipatici" e l'assurdo debito pubblico che abbiamo regalato in dote ai nostri poveri figli.
La solidarietà l'ho vista qui, colleghi che sono giunti dalla Nuova Zelanda per aiutare le ricerche del collega disperso nelle Blue Mountains, estranei che si mobilitano sul bus appena vedono una donna col passeggino, pensionati che prestano servizio per aiutare gli scolari ad attraversare la strada, ... gli esempi sono tanti. Gli italiani che si sono trasferiti qui sanno di cosa sto parlando, i sociologi la chiamano "Mateship" e "Tall Poppy Syndrome", ma l'argomento è interessante e merita senz'altro un post a parte.
Tornando alla maratona, il beneficiario della mia iscrizione mi ha chiesto di indicargli un ente per la sua donazione (ho scelto Alzheimer's Australia), e come se non bastasse ha voluto regalarmi un buono da 50$ per un negozio di sport.
I sensi di colpa per non aver partecipato? Svaniti!



...mi dispiace (come italiana) essere d'accordo con te!
RispondiEliminaliliana
Quando parlo di "nostalgia" di quella terra e di quella gente è anche questo che intendo, l'insieme di tante piccole cose che creano la grandezza di un Paese ... peccato che quando se ne parla tanti non lo capiscano ...
RispondiEliminaCandy
Candy