giovedì 5 settembre 2013

Il collega Gary



Qualcuno forse avrà visto un cenno in un post di 2 mesi fa riguardo un collega, Gary, disperso nelle Blue Mountains. Un ragazzo inglese di 23 anni, arrivato a Sydney 4 anni fa. Una buona famiglia alle spalle, una passione per lo sport, un buon lavoro, una fidanzata.

Scompare la notte di Martedì 16 luglio dopo una cena con i colleghi nell’ambito di un viaggio premio per chi si era distinto nell’anno fiscale appena concluso. Dopo il ristorante alle 23 rientra in albergo con un taxi insieme ai colleghi e una ora dopo la telecamera di sorveglianza lo riprende mentre esce dall'albergo attraversando la hall di corsa, senza occhiali nè cappotto, con una temperatura esterna poco sopra lo zero.

Poco dopo telefona ad un collega, dice di essersi perso ma continua a correre. Attorno vede solo un bosco e una luce in lontananza, poi dopo 17 minuti la telefonata si interrompe.

La mattina successiva scatta una operazione di salvataggio, la più grande mai organizzata nelle Blue Mountains, che più che montagne sono un altipiano scavato da pericolosi precipizi.

Passano i giorni, 1000 soccorritori cercano invano in un raggio di 20 chilometri, bussano ad ogni porta, appendono cartelli ovunque. Molti di essi sono colleghi che raggiungono le Blue Mountains per aiutare le ricerche.
L’albergo diventa la base delle operazioni e vi arriva il padre dall’Inghilterra, la madre dal Queensland e la fidanzata da Sydney.

Dopo 3 settimane di ricerche infruttuose la missione viene declassata da "salvataggio" a “recupero”, i volontari vengono congedati e le ricerche continuano su scala ridotta.
I famigliari continuano a sperare, ma con temperature notturne vicine allo zero le probabilità sono nulle dopo tanti giorni.
Ripartendo per l’Inghilterra il padre David scrive una lunga lettera di ringraziamento sulla sua pagina Facebook, indirizzata a tutte le persone che hanno prestato aiuto e al figlio





Due giorni fa il ritrovamento del corpo in un dirupo a 2 km dall’albergo,  avvistato da un elicottero che passava davanti alla costa della montagna durante una esercitazione. Era caduto per 30 metri da un punto panoramico chiamato Sublime Point dove i turisti vanno ad ammirare lo strapiombo che si para davanti.
Questi i fatti riportati dai giornali. 

In azienda l’accaduto ha avuto molta rilevanza. Al di là della prevedibile retorica di queste occasioni, devo dire che l’amministratore delegato si è dimostrato sinceramente coinvolto e ha fatto tutto il possibile, mandando ogni sera una mail a tutti i dipendenti con l'aggiornamento della situazione. Oggi ha voluto radunarci tutti per ricordare il collega scomparso. In stile anglosassone, al termine del commiato è stato servito il pranzo.

Ma cosa ha portato un ragazzo nel fiore della vita ad uscire dalla sua camera a mezzanotte per correre verso un precipizio a due chilometri di distanza? Questa è la domanda che si fanno tutti e non ci sono ancora risposte. Gli inquirenti stanno lavorando con riserbo, senza talpe,  indiscrezioni, interviste, rettifiche e smentite.   Però voglio condividere un sogno che ho fatto: 

ho visto un ragazzo che aveva vissuto la metà dei miei anni. Corre nel buio della notte di montagna, non sa dove si trovi nè dove sia diretto. In uno sprazzo di lucidità chiama gli amici, ma l’ospite che ha in corpo gli dice di non curarsi delle esortazioni, nè del freddo; questa notte tutto è possibile, keep going

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