lunedì 26 gennaio 2015

Western Australia (4) - le antenne

Post un po' barboso, siete avvisati! :-)

Con un clima estremamente secco e senza inquinamento il cielo notturno del Western Australia è uno spettacolo di luci, piacevolmente fruibile visto che le mosche a quell'ora sono a letto.



E parlando di stelle, strada facendo siamo incappati in una grande antenna, un vero e proprio cimelio dell'età d'oro delle esplorazioni spaziali quando gli uomini andavano sulla Luna. 

La tracking station

la parabola di 30 metri, costruita nel mio anno di nascita

Fa parte della Carnarvon Tracking Station che venne commissionata dalla Nasa e utilizzata dal 1966 al 1977 per le missioni Apollo verso la Luna.  Questa tracking station dispone del radar più preciso al mondo, realizzato in due esemplari, uno qui e uno negli USA, in grado di localizzare con la precisione di 2 metri un oggetto a 60.000 km di distanza.

Ma a che serviva?
In quegli anni le astronavi erano piuttosto primitive e non erano in grado di conoscere autonomamente la propria posizione mancando un sistema di navigazione satellitare. E anche se avessero potuto, i computer di bordo non erano sufficientemente potenti da elaborare delle correzioni di rotta, quindi il sistema di guida era installato a Terra.
Gli "occhi" erano rappresentati da tracking stations sparse in diverse località con potenti radar in grado di tracciare la traiettoria della astronave e inviare i comandi per le correzioni, sotto forma di sequenza di numeri che l'equipaggio doveva inserire nel computer di bordo (la cui interfaccia utente assomigliava ad una calcolatrice).

il computer di bordo dell'Apollo
C'era poi un sistema di guida autonomo a bordo del modulo lunare ma veniva utilizzato solo quando l'astronave era dietro la Luna e quindi irraggiungibile dai radar e dalle comunicazioni.

Come mai proprio qui, in questo paesino polveroso in mezzo al niente?
Due motivi: è agli antipodi di Cape Canaveral e si trova esattamente sulla traiettoria di decollo delle astronavi dirette alla Luna, quindi è in posizione ottimale per verificare che l'astronave sia nella traiettoria corretta dopo aver effettuato una mezza orbita. E il motivo per cui la traiettoria corretta passa sopra a Carnarvon è perchè l'astronave deve entrare fin da subito in una orbita terrestre allineata con quella della Luna. La fase successiva è accendere di nuovo i motori per estendere il diametro dell'orbita fino a incontrare la Luna. Chi fosse interessato ai dettagli di questa manovra può approfondire la trans-lunar injection e un interessante documento tecnico che illustra le criticità di una navigazione verso la Luna.

Inoltre, in fase di rientro, questa era l'ultima stazione di comunicazione e tracking prima del rientro della capsula nell'atmosfera e l'ammaraggio nell'Oceano Pacifico tra l'Australia e gli USA.

Questa tracking station non è che una delle tante dislocate lungo l'orbita dell'astronave, l'insieme delle quali forma il Manned Space Flight Network, con postazioni terrestri, aerei e navi. 
le linee mostrano le orbite delle astronavi Apollo (che variano a seconda del giorno e dell'ora di lancio), i cerchi rappresentano le aree di copertura delle stazioni di tracking disseminate lungo il percorso. Quando il cerchio è ammaccato vuol dire che in alcune direzioni le antenne non riescono a ricevere per ostacoli fisici (es montagne)

ogni volta che veniva lanciata una missione Apollo 4 di queste navi si posizionavano lungo la traiettoria per colmare le zone non coperte dalle stazioni terrestri.
8 aerei EC-135 si alzavano in volo per garantire i collegamenti radio tra navi, satelliti e postazioni terrestri. Questo tipo di aereo venne anche utilizzato dall'aviazione USA negli anni della guerra fredda: durante l'operazione Looking Glass durata dal 1961 al 1990 questi aerei hanno volato per 24 ore al giorno. Avete capito bene, per 29 anni c'è stato almeno uno di questi aerei costantemente in volo pronto a coordinare il lancio di missili atomici in caso di guerra. Una curiosità: la procedura prevedeva che al livello di allerta DEFCON 2 i piloti dovessero indossare una benda su uno dei due occhi, cosi in caso di lampo accecante per lo scoppio di una bomba atomica nelle vicinanze fossero in grado di usare l'occhio sano per proseguire la missione.

Questo aspetto dei viaggi verso la Luna mi era completamente ignoto e mi lascia ancora piu' stupito di fronte alle imprese di quegli anni.  Sono passati quasi 50 anni e in questo momento la Nasa non ha neanche piu' un vettore in grado di portare astronauti in orbita...


Abbiamo finito con le antenne? Quasi...
Poco più avanti un cartello lungo la strada ci avvisa di non portare detonatori perchè potrebbero scoppiare senza motivo.


Per fortuna avevamo fatto brillare gli ultimi detonatori la sera prima e quindi abbiamo potuto proseguire senza troppi pensieri.

Piu' avanti notiamo una batteria di tralicci altissimi, che vedete nella foto


Scopriamo di essere arrivati alla Naval Communication Station Harold Holt, una base militare condivisa da Australia e USA per consentire le comunicazioni con i sottomarini.
Le antenne che si vedono in foto sono 13 tralicci che arrivano ad una altezza di 380 metri e sul terreno circostante sono interrati 390 km di cavo di rame che funge da terra.

la struttura dell'antenna ricorda la forma di un fiore, sorretto da 13 tralicci.

Perchè quelle antennone?
I sottomarini sono costretti a rimanere in immersione per non rivelare la propria posizione e questo è vero sia in guerra che in tempo di pace (per poter fungere da deterrente), ma questo crea un problema di comunicazione con il comando perchè le onde radio non possono attraversare l'acqua del mare. Solo le onde radio a bassissima frequenza ci riescono, e per pochi metri, ma usarle è molto complicato.
A questo scopo vengono utilizzate frequenze di 20 kHz (VLF very low frequency), equivalenti a onde radio di 14 km di lunghezza. Di regola le antenne degli apparecchi radio devono essere lunghe una frazione esatta dell'onda che trasmettono, ad esempio un quarto, ma antenne da 3 km di altezza sarebbero impossibili da realizzare, quindi si utilizzano antenne piu' corte. Essendo molto piu' corte del dovuto hanno una bassa efficienza e quindi necessitano di trasmettitori molto potenti per compensare lo scarso rendimento.
Ecco spiegata l'altenna da 380 metri collegata al trasmettitore da 1 megawatt, il piu' potente dell'emisfero sud. Il tutto consente di comunicare con un sottomarino fino ad una profondità di 40 metri, ma solo in un senso perchè il sottomarino non ha una antenna sufficiente per rispondere. Questa stazione consente di comunicare coi sottomarini nel Pacifico, mentre una installazione simile nel Maine copre l'Atlantico.
Ed ecco spiegato anche il cartello all'ingresso della penisola, evidentemente il segnale radio è talmente forte da poter far detonare accidentalmente le spolette a comando elettrico.
E a proposito di interferenze radio, da quando la stazione radio è entrata in funzione ci sono stati degli strani fenomeni negli aerei di passaggio, tipo un volo che fece un atterraggio di emergenza quando le superfici di controllo cominciarono a muoversi spontaneamente determinando una picchiata che ferì alcuni passeggeri.

In Italia esiste una struttura simile ma in scala ridotta dedicata alle comunicazioni coi sottomarini, sull'isola di Tavolara in Sardegna, con antenne di 110 metri.

E per non dire che parlo solo di antenne, una curiosità: la base è intitolata al primo ministro Australiano Harold Holt che nel 1967 scomparve tra le onde mentre faceva il bagno in mare e non venne piu' ritrovato.

 
Riprendendo il discorso sulle aspettative del viaggio, ho trovato più gratificande una scoperta casuale come questa che mi ha insegnato qualcosa di nuovo, che visitare le tanto acclamate mete del Western Australia e rimanere deluso.
In definitiva: valeva la pena di fare questo viaggio? Probabilmente nel complesso non è valso i 9.000$ e 10 giorni di ferie, ma se non lo avessi fatto avrei continuato a mangiarmi le mani leggendo cose mirabolanti su questo stato.

giovedì 22 gennaio 2015

Western Australia (3) - i delfini


Il viaggio prosegue, direzione Nord verso la laguna Monkey Mia e piu' su la barriera corallina Ningaloo Reef.

Monkey Mia
Monkey Mia è una delle destinazioni che attrae turisti da tutto il mondo per vedere i delfini che vengono a riva tra i bagnanti. Anche noi non abbiamo avuto dubbi nonostante ci costringesse a fare qualche ora di strada in piu' per raggiungere la punta di una penisola.
La cosa funziona cosi: ogni mattina alle 8 una manciata di delfini si avvicina alla spiaggia per mangiare i pesci distribuiti dai ranger.
Tutto sommato una cosa interessante da vedere, considerando che i delfini non sono in un acquario ma vengono di loro iniziativa e si avvicinano al bagnasciuga fino a nuotare in 30 cm d'acqua. Per contro la ressa di gente e il villaggio turistico circostante distraggono e disturbano quello che sarebbe altrimenti un incontro eccezionale.
Mi spiego: se mentre sei in giro capiti in una spiaggia dove trovi dei delfini che ti girano tra le gambe gridi al miracolo. Diverso è il caso se pianifichi il viaggio apposta sapendo cosa ti aspetta, sopportando varie ore di strada pensando a questi di delfini, all'arrivo paghi un biglietto per accedere alla spiaggia, ti trovi 200 persone attorno e devi ascoltare per 15 minuti i ranger che ti spiegano tutto quello che non puoi fare, a cominciare dal non poter entrare in acqua...
La realtà è che tutta l'economia della penisola gira attorno a questi delfini e se non ci fossero regole per tenere i turisti a distanza sarebbe un macello, tutti a toccarli, a offrire pesci e a inseguirli con la gopro. Addio delfini e addio turismo.
Che poi i delfini per loro natura non sono affatto socievoli con i bagnanti, è molto raro che siano interessati ad una persona che nuota, a differenza delle foche che alle volte si avvicinano per curiosare. 
Comunque sia è il mio giorno fortunato perchè insieme ad altri 3 vengo scelto a caso (su 200 presenti) per dare un pesce ai delfini e mi è concesso entrare in acqua fino al polpaccio invece che assistere dalla spiaggia.

questi tipi di delfini sono chiamati "naso a bottiglia"
un po' preoccupato perchè il pesce che ho buttato in acqua si è posato sul mio piede
piede salvo e delfino che se ne va col pesce in bocca


"bagno con i delfini" fatto, possiamo riprendere il viaggio.

La penisola di Monkey Mia ha delle spiagge con acqua turchese spettacolare, ma purtroppo flagellate dalle mosche. Come esci dal camper ti trovi una nuvola di mosche che ti si posano su occhi, naso, bocca e orecchi. Ci sarebbero volute le reti da mettere in testa ma non le avevamo ancora comperate. Risultato: dopo un minuto all'esterno devi scappare nel camper, dove continui la battaglia cercando di uccidere le 20 mosche che ti sono entrate nell'abitacolo nei 3 secondi che hai tenuto aperta la portiera.
Le mosche sono un fastidio in molte zone dell'Australia durante l'estate, l'anno scorso mi rovinarono piu' di un barbeque quando andammo a far campeggio nel bosco, ma in Western Australia possono arrivare ad essere un ostacolo insormontabile e continuo a stupirmi che nessuna guida ne parli.

quei sassi che vedete sono stromatoliti, ossia organismi che per 3 miliardi di anni hanno trasformato l'anidride carbonica in ossigeno preparando l'ecosistema che ha consentito lo sviluppo della vita sulla terra http://it.wikipedia.org/wiki/Stromatoliti

una delle lagune di Monkey Mia, dall'alto si possono scorgere squali e tartarughe che si muovono nell'acqua bassa (qui non visibili)
 
Ci rimettiamo in strada, il paesaggio resta monotono ma ogni tanto veniamo allietati da qualche piccola tromba d'aria
Il Kalbarri National Park. Carino benchè non spettacolare come i parchi dell'ovest americano a cui assomiglia

Ningaloo Reef
La meta più remota del  nostro viaggio è il Nigaloo Reef, una delle due barriere coralline dell'Australia. A differenza del Great Barrier Reef (costa Est), il Nigaloo ha il vantaggio di essere direttamente sulla costa e quindi fruibile senza lunghe trasferte in barca.
Mi ero documentato e ne avevo letto un gran bene, per farvi un'idea basta vedere le foto che appaiono cercando le immagini su google.
Devo dire che da appassionato di vita marina mi aspettavo molto e ho trovato poco. 
Ho fatto snorkeling in due località consigliate dalla Lonely Planet e anche dai ranger a cui mi sono rivolto dicendo di essere esigente. Pochi pesci tropicali e corallo quasi tutto marrone, decisamente non quello che viene descritto nelle guide e non meritevole delle tante ore di guida per arrivarci. Ma per poterlo dire bisogna averlo visto.  E qui ritorniamo al tema aspettative, probabilmente essermi immerso in tante località spettacolari come Mar Rosso, Maldive e Messico mi ha reso un po' esigente e non riesco ad apprezzare di fare tanta strada per 4 pesci colorati.
Uno dei motivi che rende Nigaloo famosa è il passaggio degli squali balena da aprile a ottobre, per vederli è necessario recarsi in punti particolari portati da una barca al prezzo modico di 150$. Ecco, tornando al discorso aspettative, gli squali balena li vidi del tutto inaspettatamente un giorno che facevo il bagno davanti al resort in cui alloggiavo in Mar Rosso. Di sicuro una emozione diversa dal partecipare ad una escursione dal risultato scontato. Questa la ripresa fatta in apnea quel giorno

Può essere che con delle escursioni in barca si arrivi a punti piu' interessanti, ma la nostra tabella di marcia ci consentiva solo brevi soste quindi il mio giudizio negativo sul tanto acclamato Ningaloo reef non può che essere relativo.
  
Nigaloo Reef
Nigaloo Reef

Una riflessione
Ogni tanto mi domando se non stia diventando troppo esigente e credo che molti amici vedendo le foto lo stiano pensando. C'è stato un delfino che ha mangiato un pesce appoggiato sul mio piede, poi ho fatto il bagno nella barriera corallina e ho guidato per il deserto rosso australiano circondato dai canguri, eppure resta sempre qualcosa che mi disturba esattamente come descritto ne L'Arte di Viaggiare di Alan Botton quando parla della trepidazione dell'aspettativa di un viaggio, quando guardi una foto dell'acqua cristallina e pensi "voglio essere lì, perchè lì mi sentirei in paradiso". E poi racconta delle sensazioni deludenti nell'essere effettivamente immerso in quella destinazione, con la mente dirottata sui piccoli inconvenienti che la foto non ti trasmetteva. Nel mio caso le mosche, i pochi pesci, l'acqua meno cristallina di quanto appariva in foto, la sensazione che stessi perdendo il mio tempo prezioso nel posto sbagliato, le tante ore di guida per arrivare lì o le decisioni da prendere riguardo cosa fare nel resto della giornata.
E' come se riuscisse facile proiettarsi in una immagine statica, facile come ritagliare una foto di se stessi e incollarla sul depliant dell'agenzia di viaggi, ma poi una volta che si raggiunge la meta la si vive accompagnati da frammenti di passato e dalle incognite del futuro, senza mai riuscire a realizzare quel fotogramma perfetto che ci ha spinti a fare il viaggio.

continua....

martedì 20 gennaio 2015

Western Australia (2) - il camper


Il camper
Per il giro sulla costa della Western Australia abbiamo quindi deciso di usare un camper a nolo, un Mercedes 6 posti da quasi 8 metri di lunghezza.
L'esperienza nel complesso non è stata negativa, ma neanche mi ha convinto del tutto.
Forse il motivo principale è che siamo stati sempre in movimento e non abbiamo usufruito dei confort che un camper può dare quando ti stabilisci in un posto, viceversa ne abbiamo vissuto tutte le limitazioni rispetto al muoversi in automobile. Ogni giorno c'erano gli allacciamenti da collegare, serbatoi da riempire e svuotare, gabinetto da svuotare (trattenendo il respiro), levare di mezzo tutti gli oggetti che potevano cadere durante il movimento, scotch per tenere chiusi i cassetti rotti, finestre e prese d'aria da chiudere, scalette da ritirare.... insomma ogni mattina sembrava di gestire il decollo di uno space shuttle.
E poi il camper aveva una serie di piccoli difetti tipici del veicolo trasandato destinato al noleggio: interni rumorosi, radio rotta, motore che di tanto in tanto si autolimitava a 100 all'ora, aria condizionata a singhozzo...

peccato non avere ancora i baffi da trucker, sarebbero stati perfetti

La guida
Guidare stando seduti in alto ha i suoi vantaggi, riesci a vedere il paesaggio molto meglio che in una vettura. Certo ti devi abituare agli ingombri, soprattutto quelli in altezza, un paio di volte sono andato a sbattere contro i rami, e per fortuna andavo piano.
E poi le curve vanno affrontate con circospezione, specialmente quelle a gomito quando si svolta ad un incrocio. Dopo il primo errore impari in fretta che la tecnica è frenare fino quasi a fermarsi e poi girare il volante perchè se freni mentre entri in curva si inclina come una barca a vela. Non a caso il noleggiatore offriva una assicurazione opzionale a copertura del ribaltamento su un lato.
Uno dei rischi è la presenza di animali sulla carreggiata, specialmente canguri e emu. Ne abbiamo visti a centinaia sui bordi della carreggiata, più o meno recenti. In alcune zone dell'interno non arrivavi a contare fino a 10 che avvistavi una carcassa o delle ossa sparse in giro.  Il noleggiatore si è raccomandato di non cercare di evitarli ma di limitarsi a frenare: un impatto con un canguro è siruramente meno grave di un ribaltamento.

Un canguro steso di fresco trovato sulla strada:

 












Qui non ho mai visto le odiose sbarre anticamper presenti in molte regioni inospitali d'Italia, eppure parcheggiare questo coso di quasi 8 metri non è facile. I parcheggi al coperto sono troppo bassi, quelli per le auto troppo corti, anche fermarsi in un centro commerciale per fare la spesa richiede una certa inventiva. Se poi vuoi visitare una città ci sono buone probabilità che sarai costretto a fermarti in periferia e prendere i mezzi per raggiungere il centro.

mai un minimo di privacy in camper!

Il costo
Cominciamo a dire che il camper consumava come una Ferrari: 4.5 km al litro di diesel, e qui il diesel costa più della benzina. In totale 1200$ di carburante. Con la stessa cifra avrei potuto fare 16.000 km con la mia auto, ossia guarda a caso la distanza tra Sydney e Milano.
Poi il noleggio: 300$ al giorno, altri 3000$.

Poi tu dici: ok, ma non pago l'albergo... e invece no perchè in molti posti che abbiamo visitato essendo parchi nazionali il campeggio attrezzato era l'unica opzione per fermarsi a dormire. Mettiamoci altri 500$ e siamo a 4.700$.
Sì, va bene, però risparmi sul ristorante... sì e no perchè dopo una giornata passata mangiando panini durante la guida, alla sera magari vuoi pure sederti e scegliere dal menù piuttosto che mangiare una pastasciutta col sugo pronto.

In definitiva mi è mancata un po' l'agilità dell'automobile, perfino le strade sterrate erano proibitive per la sensazione che il veicolo si disintegrasse per le vibrazioni. Per contro se abbiamo fatto questo lungo road trip lo dobbiamo al camper perchè in automobile i lunghi trasferimenti giornalieri, 5-7 ore di guida, sarebbero diventati un inferno per le lamentele delle bambine, mentre così si sono ammutolite vedendo i film sul computer.


dopo tante ore di guida si rischia di svalvolare...

























Il Pinnacle Desert
salendo verso nord si incontra un deserto giallo con dei pinnacoli di roccia piuttosto spettacolari, alti qualche metro. Ci sono diverse teorie su come si sono formati, la piu' accreditata parla di radici di alberi pietrificati, di certo pare che questi pinnacoli siano stati coperti e scoperti piu' volte negli ultimi secoli ogni qual volta le dune di sabbia si spostavano a causa del vento.
Le foto non rendono giustizia al posto, la sabbia era davvero gialla e poi purtroppo il programma di viaggio non ci consentiva di andarci al tramonto, quando il deserto dà il meglio di sè.






 continua....

venerdì 16 gennaio 2015

Western Australia (1) - Rottnest Island

Eccoci di ritorno dopo 3.500 km su e giù per la costa ovest dell'Australia.

in giallo i posti visti in questi due anni, a sinistra il percorso sulla West Coast

Oramai dopo due anni di Australia sto cominciando a formarmi un'idea di questo continente grande quanto gli Stati Uniti. Benchè ne abbia visto solo una percentuale minima, ho visitato buona parte delle aree abitate, cioè la costa Est e Ovest. Nel grande centro del continente non c'è nulla, solo deserto, cammelli allo stato brado (portati dall'Africa e abbandonati al loro destino quando i veicoli li hanno resi inutili) e canguri.   Si, va bene, c'è anche Uluru e qualche parco nazionale, ma non molto altro.
Tornando al confronto con gli Stati Uniti, se consideriamo la ricchezza geologica del west americano possiamo dire che l'entroterra australiano è una monotona pianura arida dove nessun uomo assennato vorrebbe vivere. Piatta, arida, calda, inospitale e in definitiva inutile. Questo spiega perchè i coloni sono stati così magnanimi del conferire grandi aree dell'entroterra alle comunità aborigene.

Ma limitiamoci al Western Australia, vi potrei raccontare di cose stupefacenti come quelle che si vedono sui depliant dei viaggi: incontri con i delfini, deserti, canguri, barriere coralline e pesci tropicali (tutto peraltro vero), ma vi direi solo un lato della medaglia. Visto che non vendo viaggi organizzati nè ho interesse a far rosicare chi non ci è stato, vi posso raccontare liberamente le mie impressioni positive e negative.
In sintesi credo sia stato un viaggio necessario volendo conoscere quel lato dell'Australia, ma al di sotto delle aspettative, specialmente considerando l'investimento in termini di soldi e tempo. Chi avrà la pazienza di leggere le varie puntate del viaggio potrà farsi una idea di quello che intendo.

Perth
E' una città in forte sviluppo grazie al boom delle miniere della zona, ovunque guardi vedi una gru e un cantiere, ma come dicono i locali "è rimasto un grande paese di campagna". Poco traffico, case a buon mercato, tanto spazio, l'opposto di Sydney, e capisco perchè sia sempre in cima alla classifica della qualità della vita.
Il che mi porta a pensare se non fosse stato meglio vivere a Perth invece che a Sydney, ma basta poco per capire che è stato molto meglio così. Perth è veramente isolata all'interno di un continente che è già isolato di suo. E' l'unica grossa città nel raggio di 2000 km visto che le altre sono tutte sulla parte est del continente, dove clima e terreno fertile hanno favorito gli insediamenti. Evidentemente l'indice di qualità della vita non tiene conto di tutto.
Perth è costruita sull'estuario di un fiume, e il suo sbocco sul mare è rappresentato da Fremantle, famosa anche per essere stata una sede dell'America's Cup anni fa dopo che fu vinta da una barca australiana.
Di interessante a Freemantle la fabbrica della birra Little Creatures e la prigione oramai in disuso, costruita dai galeotti inglesi che arrivarono qui prima ancora che ci fosse una prigione ad ospitarli. Qui un precedente post a chi fosse interessato.
alla fabbrica della birra Little Creatures
nel dubbio meglio tornarci due volte


Rottnest Island
A un'ora di traghetto si sbarca su un'isola incantevole, senza automobili e da girare in bicicletta. Baie e spiagge con acqua cristallina, pesci tropicali e aragoste, le foto parlano da sole. Ci ero già stato un anno fa da solo passando da Perth per lavoro, qui il post.
E' l'unico posto al mondo dove sopravvivono i Quokka, dei piccoli marsupiali che si lasciano accarezzare. L'isola fu scoperta da un olandese che credendo si trattasse di topi chiamo' l'isola "nido di topi" (rott nest).
Nota negativa: la nefasta moscha australiana (aussie fly) che in questa stagione ti ronza attorno alla faccia cercando di entrare negli orifizi attratta dai fluidi corporei: occhi, naso, bocca e orecchie. Un vero tormento che ci ha reso la permanenza su alcune spiagge impossibile. Perfino fare una fotografia può diventare una impresa se mentre hai le mani occupate senti una mosca che si infila nell'orecchio o la vedi tra l'occhio e il mirino.

















continua...

giovedì 1 gennaio 2015

L'aviatore Bert Hinkler

Bert Hinkler, a destra

Non si può certo dire che sia famoso come Lindbergh, però qui gode di una certa notorietà.
Nasce nel 1892 figlio di un pastore di Bundaberg, un paesino nel Queensland australiano. Non direste che questo ragazzo di campagna nato tra le fattorie di uno dei posti piu remoti della Terra avrebbe avuto la benchè minima possibilità di diventare un pioniere dell'aviazione, eppure per una serie di eventi fortuiti ci riuscì.
Fin da bambino fu affascinato dal volo degli uccelli, in particolare gli eleganti ibis che qui sono molto frequenti.

Prendendo spunto dalla geometria di quegli uccelli, a 19 anni costruì un aliante che gli consentì di volare per 30 metri sul pendio della spiaggia di Bundaberg. Guardate bene questo aliante perchè dopo 80 anni se ne tornerà a parlare.




L'anno successivo un pilota americano stava facendo un tour dell'Australia per pubblicizzare il suo aereo Bleriot e Bert riesce ad incontrarlo e parlargli della sua passione per il volo, riuscendo perfino a risolvergli un problema sul suo Bleriot.
Mancando una industria aeronautica in Australia, si imbarca alla volta dell'Inghilterra dove trova lavoro in una fabbrica di aeroplani.
Scoppia la Prima Guerra Mondiale e Bert viene impiegato come pilota per la RAF sulle alpi italiane.
Finita la guerra riprende a volare per passione e nel 1928 diventa famoso per essere stato il primo a compiere una trasvolata in solitario da Londra all'Australia (in 15 giorni) nonchè per essere stato il secondo, dopo Lindbergh, ad attraversare l'Oceano Atlantico.

a bordo del velivolo durante la trasvolata Inghilterra - Australia. Immaginatevi fare tutta quella strada senza neanche una protezione dalle intemperie!
 
dopo il suo arrivo a Bundaberg nel 1928, il velivolo viene smontato e rimorchiato. Carri trainati da cavalli e alcune auto parcheggiate al centro della carreggiata tra i pali della corrente.

Questa notorietà non lo fece diventare ricco, ma gli fornì le risorse per continuare a volare e questa era l'unica cosa di cui gli importasse.
Arriviamo al gennaio 1933 e Bert riparte ancora da Londra alla volta dell'Australia nel tentativo di battere il record di velocità, ma non arriverà mai a Brindisi dovre avrebbe dovuto rifornirsi dopo la prima tappa.
Il mistero si risolve quattro mesi dopo, con il disgelo delle nevi sul monte Pratomagno (appennino toscano), un cane di un carbonaio rinviene il corpo di Bert e il velivolo distrutto nelle vicinanze. Secondo la ricostruzione, Bert rimase senza motore e fece un atterraggio di emergenza in una zona priva di spiazzi. Ferito, riuscì ad allontanarsi per 80 metri dal velivolo in fiamme prima di soccombere. Qui un articolo dell'epoca.

i resti del velivolo sull'appennino toscano

Mussolini, impressionato dall'audacia di Bert, volle che fosse sepolto con gli onori militari nel cimitero protestante di Firenze.

la sua tomba al giorno d'oggi a Firenze


Bert trascorse gran parte della sua vita in un cottage in Inghilterra, dove progettò nuovi aerei e missioni temerarie. Nel 1982 quel cottage era destinato all'abbattimento ma nel suo paese natale di Bundaberg venne istituita una raccolta di fondi che con 60.000$ permise di smontarlo e trasportarlo al museo di Bundaberg.
il suo cottage inglese come si presenta ora a Bundaberg


Ma non è finita qui.
Nel 1986 Don Lind, un astronauta della NASA, si recò al museo Bert Hinkler a Bundaberg per partecipare a una sua commemorazione. Il museo gli regalò un frammento di legno levigato a mano che faceva parte dell'aliante costruito da Bert.
Don poi decise di regalarlo a Dick Scobee, comandante della prossima missione dello Space Shuttle, il quale volle portarlo nello spazio con sè per onorare la memoria del trasvolatore australiano. Purtroppo stiamo parlando dello shuttle Challenger che si disintegrò in volo dopo pochi secondi dopo il decollo.
Incredibilmente il pezzo di legno si salvò dal disastro, protetto dalla busta e dall'armadietto in cui era riposto. Venne recuperato tra i rottami nell'Oceano Atlantico e per volere della vedova del comandante dello Shuttle venne restituito al museo di Bundaberg da cui proveniva e dove si trova tutt'ora.

il famoso frammento di aliante. Se Bundaberg non fosse a 1000km da Sydney mi piacerebbe farci una visita


Ma la storia di Bert continua ad essere di attualità e a collegare Italia e Australia. Un mese fa è stato deciso che due blocchi di pietra della spiaggia di Bundaberg dove Bert imparò a volare sul suo aliante verranno inviati in Italia per ricavarne sculture da collocare nei punti in cui è stato rinvenuto l'aereo e il corpo. Ci sarà inoltre un sentiero a collegare i due monumenti, una bacheca informativa e un messaggio del primo ministro australiano. Inaugurazione prevista per Luglio 2015 alla presenza dell'ambasciatore australiano. Se vi capita di fare una escursione al Monte Pratomagno fateci un salto.