| Babbo Natale ha pensato anche a Candy: un bell'orecchio di maiale secco |
giovedì 25 dicembre 2014
Buon Natale amici vicini e lontani
domenica 21 dicembre 2014
Jihad vera e # finti
Di sicuro avrete sentito dell'invasato islamico che si è barricato in un caffè del centro di Sydney. Le notizie le trovate su internet, ho visto che perfino il Corriere della Sera ha dedicato la home page all'evento mentre era in corso, quello che posso darvi è la prospettiva dell'uomo della strada.
Martedi' mattina, 6 ore dopo l'irruzione della polizia, mi sono trovato a passare dalla zona per andare da un cliente in centro. Incuriosito sono andato a Martin Place, la zona pedonale su cui si affaccia il cafè Lindt.
La prima cosa che ho notato arrivando è stata la coda dal fioraio. E' successo che all'alba i primi passanti hanno deposto spontaneamente dei fiori, tra cui una mia amica che andando al lavoro ha deposto il primo mazzo e poi ho trovato la sua foto sui giornali, qua sotto.
Alle 9 c'erano già un centinaio di mazzi e molto cronisti che intervistavano i passanti con le solite domande di rito, specialmente quelli di aspetto mediorientale.
Il cafè Lindt era pochi metri piu avanti nella piazza, ma la polizia aveva delimitato la zona anche perchè i rilievi della scientifica andranno avanti per giorni per stabilire la dinamica della sparatoria che ha ferito quasi tutti gli ostaggi rimasti e ucciso due di loro e il sequestratore.
#IWillRideWithYou
Questa è stata davvero interessante e mi ha consentito di fare una riflessione sui social media.
Lunedi pomeriggio, in pieno assedio, una donna a Brisbane (800km di distanza) ha pubblicato su Twitter un post che è diventato virale nel giro di qualche ora.
Ha raccontato che mentre era sul treno una donna musulmana di fronte a lei con lo sguardo triste si è levata il copricapo nel timore di rappresaglie da parte degli altri viaggiatori, potenzialmente inferociti con gli arabi da quanto stava avvenendo a Sydney.
Al che la donna del post le ha detto "Rimettiti il copricapo, non devi aver paura, io camminerò con te". E poi si sono abbracciate piangendo...
Questa la storiella che è stata pubblicata su Twitter e ricondivisa da mezzo milione di persone in tutto il mondo. Ho anche visto gente che pubblicava annunci del tipo "domani alle 9 prendo l'autobus x per andare in centro, se vuoi che ti accompagni troviamoci alla fermata y. I will ride with you!"
Insomma, mentre a Sydney si svolgeva il dramma vero con 17 persone ostaggio di un fanatico islamico che diceva di avere addosso una bomba e di aver piazzato altre bombe in giro per la città, la gente si mobilitava per difendere i musulmani da una ipotetica intolleranza nei loro confronti.
La verità è che non ci sono state ritorsioni di nessun tipo verso i musulmani, chi conosce l'Australia sa quanto siano improbabili. Certamente quando un islamico si mette a uccidere persone indifese per motivi politico-religiosi non è che faccia una bella pubblicità ai suoi simili, ma i musulmani in Australia non hanno bisogno di alcuna tutela speciale. La società è multirazziale e senza tensioni particolari, e ci sono fior di leggi per punire chi offende per motivi di razza o religione. E poi a Sydney ci sono un'infinità di mediorientali, tutta la zona ovest della città è loro, non stiamo certo parlando di una minoranza.
In secondo luogo la storia dell'incontro sul treno è una bufala, come ha poi confessato l'autrice. In realtà ha solo visto una donna in distanza che si è levata il copricapo, magari solo perchè aveva caldo o doveva grattarsi la testa, e da lì ha ricamato tutto il resto. Tutto qui.
E allora perchè dire che un islamico ha bisogno di protezione per viaggiare sui mezzi pubblici facendo passare gli australiani per razzisti violenti?
Io la risposta me la sono data, ed è la stessa dell'ice bucket challenge di qualche mese fa. La gente ha scoperto che costruirsi una buona reputazione sui media non costa nulla ed è facile: basta cliccare sul pulsante "condividi" scimmiottando quello che fanno gli altri. Condividi il post #IWillRideWithYou e ti sei guadagnato la stellina di difensore della libertà di culto senza aver fatto nulla di concreto.
Ti rovesci un secchio sulla testa, dici agli altri di donare dei soldi e hai fatto la figura del benefattore senza scucire un centesimo.
E' il peggior egoismo, quello mascherato da altruismo.
Stimo molto di piu' coloro che hanno speso soldi e tempo per deporre un inutile fiore in Martin Place. Hanno assolto un desiderio interiore senza la pretesa di aiutare nessuno. E poi per me una piazza straordinariamente ricoperta da migliaia di fiori dimostra la coesione della società australiana molto di piu' di uno stupido ashtag costruito a tavolino.
Martedi' mattina, 6 ore dopo l'irruzione della polizia, mi sono trovato a passare dalla zona per andare da un cliente in centro. Incuriosito sono andato a Martin Place, la zona pedonale su cui si affaccia il cafè Lindt.
La prima cosa che ho notato arrivando è stata la coda dal fioraio. E' successo che all'alba i primi passanti hanno deposto spontaneamente dei fiori, tra cui una mia amica che andando al lavoro ha deposto il primo mazzo e poi ho trovato la sua foto sui giornali, qua sotto.Alle 9 c'erano già un centinaio di mazzi e molto cronisti che intervistavano i passanti con le solite domande di rito, specialmente quelli di aspetto mediorientale.
Il cafè Lindt era pochi metri piu avanti nella piazza, ma la polizia aveva delimitato la zona anche perchè i rilievi della scientifica andranno avanti per giorni per stabilire la dinamica della sparatoria che ha ferito quasi tutti gli ostaggi rimasti e ucciso due di loro e il sequestratore.
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| Col passare delle ore la piazza si è riempita, questa una foto fatta il giorno dopo e mostra solo una delle aree dove sono stati deposti i fiori. |
| a causa della quantità di fiori hanno dovuto allestire altre due aree come questa. Incredibile anche il profumo che si sentiva per la piazza. |
#IWillRideWithYou
Questa è stata davvero interessante e mi ha consentito di fare una riflessione sui social media.
Lunedi pomeriggio, in pieno assedio, una donna a Brisbane (800km di distanza) ha pubblicato su Twitter un post che è diventato virale nel giro di qualche ora.
Ha raccontato che mentre era sul treno una donna musulmana di fronte a lei con lo sguardo triste si è levata il copricapo nel timore di rappresaglie da parte degli altri viaggiatori, potenzialmente inferociti con gli arabi da quanto stava avvenendo a Sydney.
Al che la donna del post le ha detto "Rimettiti il copricapo, non devi aver paura, io camminerò con te". E poi si sono abbracciate piangendo...
Questa la storiella che è stata pubblicata su Twitter e ricondivisa da mezzo milione di persone in tutto il mondo. Ho anche visto gente che pubblicava annunci del tipo "domani alle 9 prendo l'autobus x per andare in centro, se vuoi che ti accompagni troviamoci alla fermata y. I will ride with you!"
Insomma, mentre a Sydney si svolgeva il dramma vero con 17 persone ostaggio di un fanatico islamico che diceva di avere addosso una bomba e di aver piazzato altre bombe in giro per la città, la gente si mobilitava per difendere i musulmani da una ipotetica intolleranza nei loro confronti.
La verità è che non ci sono state ritorsioni di nessun tipo verso i musulmani, chi conosce l'Australia sa quanto siano improbabili. Certamente quando un islamico si mette a uccidere persone indifese per motivi politico-religiosi non è che faccia una bella pubblicità ai suoi simili, ma i musulmani in Australia non hanno bisogno di alcuna tutela speciale. La società è multirazziale e senza tensioni particolari, e ci sono fior di leggi per punire chi offende per motivi di razza o religione. E poi a Sydney ci sono un'infinità di mediorientali, tutta la zona ovest della città è loro, non stiamo certo parlando di una minoranza.
In secondo luogo la storia dell'incontro sul treno è una bufala, come ha poi confessato l'autrice. In realtà ha solo visto una donna in distanza che si è levata il copricapo, magari solo perchè aveva caldo o doveva grattarsi la testa, e da lì ha ricamato tutto il resto. Tutto qui.
E allora perchè dire che un islamico ha bisogno di protezione per viaggiare sui mezzi pubblici facendo passare gli australiani per razzisti violenti?
Io la risposta me la sono data, ed è la stessa dell'ice bucket challenge di qualche mese fa. La gente ha scoperto che costruirsi una buona reputazione sui media non costa nulla ed è facile: basta cliccare sul pulsante "condividi" scimmiottando quello che fanno gli altri. Condividi il post #IWillRideWithYou e ti sei guadagnato la stellina di difensore della libertà di culto senza aver fatto nulla di concreto.
Ti rovesci un secchio sulla testa, dici agli altri di donare dei soldi e hai fatto la figura del benefattore senza scucire un centesimo.
E' il peggior egoismo, quello mascherato da altruismo.
Stimo molto di piu' coloro che hanno speso soldi e tempo per deporre un inutile fiore in Martin Place. Hanno assolto un desiderio interiore senza la pretesa di aiutare nessuno. E poi per me una piazza straordinariamente ricoperta da migliaia di fiori dimostra la coesione della società australiana molto di piu' di uno stupido ashtag costruito a tavolino.
martedì 16 dicembre 2014
Gite scolastiche
La giornata di oggi è stata monopolizzata dalle notizie sul terrorista barricato in un bar del centro.
In Italia siamo abituati un po' a tutto: chi come me ha una certa età ha visto stragi, aerei abbattuti, primi ministri rapiti e uccisi, aeroporti assaltati, autobombe, ... ma qui sul suolo australiano non è mai successo nulla di rilevante.
L'atto piu' sanguinoso è stata la bomba a Bali nel 2002, dove 88 vittime su 202 erano australiane, e poi l'aereo abbattuto sopra la Ucraina qualche mese fa dove c'erano 27 australiani.
Comunque oggi ci sono state anche due cose simpatiche che vi voglio raccontare.
Stamattina una scolaresca delle superiori è venuta in visita nella mia azienda e gli organizzatori mi avevano chiesto di fare un incontro con i ragazzi raccontando la mia storia. Non perchè la mia vita sia particolare, credo che piu di metà dei colleghi non sia nata in Australia, ma forse perchè un italiano fa sempre colore :-)
Mi sono trovato davanto una quindicina di studenti, di cui 10 orientali, 4 indiani e 1 solo caucasico. L'obiettivo era quello di aiutarli a decidere che indirizzo universitario scegliere. Ho parlato della mia vita, della passione per l'informatica fin dal mio primo computer, degli studi di economia e di come sono finito a lavorare sui computer. Ho cercato di dare un taglio umano, dicendo che magari non sarò diventato l'astronauta che sognavo da bambino, ma il lavoro mi ha consentito di dare un tetto alla mia famiglia e di girare il mondo, piccoli traguardi per chi come me si accontenta.
Boh, sarà stato l'humor italiano, o forse che non ho glorificato il lavoro che faccio... davanti a me facce di pietra che mi mettevano a disagio. La mia era probabilmente la chiacchierata piu' sincera e disinteressata a cui hanno assistito oggi, se non l'hanno apprezzata peggio per loro.
Sempre oggi mia figlia Giulia di 11 anni aveva una gita scolastica alla spiaggia per una lezione di surf.
Parlando di sogni dell'infanzia, non credo di aver mai neanche sognato una cosa del genere, troppo incredibile perfino per l'immaginazione di un bambino!
Quindi la sua classe ha preso un bus fino alla spiaggia, ricevute le spiegazioni dei bagnini si sono cimentati a prendere le onde sulle tavole da surf con un aiutino dagli istruttori, poi simulazioni di salvataggio in acqua in cui a turno ogni bambino faceva la parte del bagnino e della vittima, poi bagno dove le onde si frangono, cricket e beach volley per chiudere la giornata balneare.
Che bambina fortunata... un giorno voltandosi indietro se ne renderà conto.
In Italia siamo abituati un po' a tutto: chi come me ha una certa età ha visto stragi, aerei abbattuti, primi ministri rapiti e uccisi, aeroporti assaltati, autobombe, ... ma qui sul suolo australiano non è mai successo nulla di rilevante.
L'atto piu' sanguinoso è stata la bomba a Bali nel 2002, dove 88 vittime su 202 erano australiane, e poi l'aereo abbattuto sopra la Ucraina qualche mese fa dove c'erano 27 australiani.
Comunque oggi ci sono state anche due cose simpatiche che vi voglio raccontare.
Stamattina una scolaresca delle superiori è venuta in visita nella mia azienda e gli organizzatori mi avevano chiesto di fare un incontro con i ragazzi raccontando la mia storia. Non perchè la mia vita sia particolare, credo che piu di metà dei colleghi non sia nata in Australia, ma forse perchè un italiano fa sempre colore :-)
Mi sono trovato davanto una quindicina di studenti, di cui 10 orientali, 4 indiani e 1 solo caucasico. L'obiettivo era quello di aiutarli a decidere che indirizzo universitario scegliere. Ho parlato della mia vita, della passione per l'informatica fin dal mio primo computer, degli studi di economia e di come sono finito a lavorare sui computer. Ho cercato di dare un taglio umano, dicendo che magari non sarò diventato l'astronauta che sognavo da bambino, ma il lavoro mi ha consentito di dare un tetto alla mia famiglia e di girare il mondo, piccoli traguardi per chi come me si accontenta.
Boh, sarà stato l'humor italiano, o forse che non ho glorificato il lavoro che faccio... davanti a me facce di pietra che mi mettevano a disagio. La mia era probabilmente la chiacchierata piu' sincera e disinteressata a cui hanno assistito oggi, se non l'hanno apprezzata peggio per loro.
Sempre oggi mia figlia Giulia di 11 anni aveva una gita scolastica alla spiaggia per una lezione di surf.
Parlando di sogni dell'infanzia, non credo di aver mai neanche sognato una cosa del genere, troppo incredibile perfino per l'immaginazione di un bambino!
Quindi la sua classe ha preso un bus fino alla spiaggia, ricevute le spiegazioni dei bagnini si sono cimentati a prendere le onde sulle tavole da surf con un aiutino dagli istruttori, poi simulazioni di salvataggio in acqua in cui a turno ogni bambino faceva la parte del bagnino e della vittima, poi bagno dove le onde si frangono, cricket e beach volley per chiudere la giornata balneare.
Che bambina fortunata... un giorno voltandosi indietro se ne renderà conto.
sabato 6 dicembre 2014
Fumare in Australia
Una delle cose che mi piace di questo paese è che hanno pensato ai diritti di chi non fuma.
Anche l'Italia, paese poco incline alle regole, ha fatto passi da gigante in questi ultimi 15 anni, ma l'Australia ha fatto molto di piu', con campagne feroci ed efficaci tipo il packaging obbligatorio per tutte le sigarette.
Poi c'è sempre chi
pensa che "se uno vuole fumare fuma lo stesso", che a
me suona superficiale quanto dire "se vogliono entrarti in casa lo
fanno anche se metti la porta blindata". Guardate le immagini qua sotto e giudicate voi. Provate anche a immaginare un
fumatore che deve spiegare ai propri figli come mai ci sono quelle foto sulle scatole.
E poi i dati
parlano chiaro: ad oggi l'Australia è uno dei paesi con minore tasso di
fumatori, segno che le scelte coraggiose pagano, senza farsi
condizionare dai colossi del tabacco (peraltro nessuno dei quali
australiano).
![]() |
| Le norme per i pacchetti, a prescindere dalla marca devono essere tutti uguali. Tutte le regole del marketing sono sovvertite, a cominciare dal colore verde muffa. |
![]() |
| mi spiegava un amico fumatore che quando gli viene dato un pacchetto con una foto particolarmente cruda chiede di cambiarlo con un altro. |
E visto che è vietato fare la pubblicità, coerentemente le sigarette devono essere contenute all'interno di un armadio chiuso alle spalle del cassiere in modo da non essere visibili sul punto vedita e non stimolare l'acquisto d'impulso.
E per chi nonostante tutto decide di fumare le difficoltà non sono finite...
Spiagge
Vietato fumare nelle principali spiagge.
Mi ricordo anni fa alle Baleari, mesi di attesa sognando il momento in cui mi sarei sdraiato sotto un albero, cullato dal fruscio delle onde respirando il profumo del mare e dei cespugli scaldati dal sole... e invece no: passavo il tempo a smoccolare per la puzza dell'immancabile fumatore sopravento. Il che mi ricorda una frase del libro l'Arte di Viaggiare "It seems we may best be able to inhabit a place when we are not faced with the additional challenge of having to be there".
Mi ricordo anni fa alle Baleari, mesi di attesa sognando il momento in cui mi sarei sdraiato sotto un albero, cullato dal fruscio delle onde respirando il profumo del mare e dei cespugli scaldati dal sole... e invece no: passavo il tempo a smoccolare per la puzza dell'immancabile fumatore sopravento. Il che mi ricorda una frase del libro l'Arte di Viaggiare "It seems we may best be able to inhabit a place when we are not faced with the additional challenge of having to be there".
Fatto
sta che quando dicevo "ma perchè non vietano il fumo in spiaggia?"
tutti mi guardavano come un pazzo estremista.... eppure oggi vivo in un
paese in questo sogno è realtà.
Ristoranti e bar all'aperto
Avete presente quando arriva l'estate e la vostra cena all'aperto viene rovinata dai vicini di tavolo che fumano una sigaretta ogni 5 minuti e non potete neanche lamentarvi perchè questi vi risponderebbero "ma che vuoi? sono all'aperto!"?
Qui dal prossimo luglio sarà proibito fumare a meno di 4 metri da persone che mangiano all'aperto e a meno di 10 dalle bancarelle che alle fiere servono cibo. Le nuove norme
Parchi Nazionali
Da qualche giorno è entrato in vigore il divieto di fumo in tutti i parchi.
Strade
Vietato fumare a meno di 4 metri dagli ingressi degli edifici pubblici (per evitare la concentrazione causata da chi esce apposta per fumare). Da Luglio si applica anche a tutti gli hotel, bar e ristoranti.
Vietato alle fermate di autobus, treni e taxi
E si comincia a bonificare anche le aree pedonali della città, come la zona di Martin Place a Sydney.
Insomma, fumare nelle zone urbanizzate dell'Australia diventa sempre piu' difficile e non è solo un fatto di divieto ma anche di disapprovazione sociale nei confronti del fumo passivo. L'onere si inverte e ora è il fumatore che prima di accendersi una sigaretta deve chiedersi se è nel luogo giusto per farlo. Qui alle volte può capitare che i fumatori si appartino in una zona del marciapiede lontano dal passaggio anche in assenza di un divieto, perchè evidentemente si sentono a disagio. Lo stesso fa un mio collega, nonostante sia passato alle sigarette elettroniche, perchè teme di suscitare la disapprovazione da parte di chi scambia il suo fumo per vero.
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