Quando scoprii che era a 3 ore di distanza da casa mi venne l’ossessione di vederla e l’inconfessabile desiderio di salirci. Ho dovuto aspettare che la famiglia ripartisse per l'Italia per non creare apprensioni e al primo giorno libero... via verso le Blue Mountains, animato dalla voglia di non perdermi nulla di quello che questa avventura australiana mi può dare.
Da dove si lascia l'auto lo spuntone di roccia è a 1 ora e mezzo di cammino in un bosco, fino a dove l'altipiano si interrompe bruscamente con pareti a strapiombo.
A proposito di auto, toccando ferro è un po' che la Focus rossa non ha più rogne, non solo si sta comportando egregiamente ma è anche parca nei consumi: 15 km per litro per un 2L a benzina con cambio automatico. Che con la benzina a 1 euro si traduce in 16 euro di spesa andata e ritorno dalle Blue Mountains, mi costa di più stare a casa a consumare il divano!
Una escrescenza di resina di dimensioni esagerate
La valle è 300 metri piu' in basso e questo vuoto ha un fascino perverso: da un lato vuoi vederlo ma dall'altro senti una repulsione.
Ed eccola l'hanging rock che ha turbato i miei sonni per un mese: una lama di roccia a sbalzo, separata dal bordo da una frattura profonda una decina di metri e larga 80 cm. Un fascino unico. E' stata anche ripresa nel documentatio "Wild Australia: The Edge", guardatevi la scena al minuto 13...
Saltare sull'hanging rock è come evitare una pozzanghera, ma mentalmente è impegnativo. Ho avuto qualche minuto di esitazione prima di riuscire a farlo, la difficoltà è escudere il dirupo dal ragionamento e convincersi che non c'è nessun motivo per cui non si riescano a saltare 80 cm
Finalmente mi decido e salto. Credo di aver passato un minuto sulla roccia, la sensazione è opprimente e le raffiche di vento ti fanno sentire instabile. Ho coronato un altro sogno e posso tornare indietro.
Appena il tempo di gustarmi la "terraferma" e incontro una coppia di ciclisti che stanno arrivando. Ho pensato che mi sarebbe piaciuta una foto e quindi dò loro la macchina fotografica e ritorno sull'hanging rock.
Questa volta vado fino alla punta, oltrepassando un punto un po' difficile perchè è stretto e c'è un albero in mezzo.
Sulla punta c'è una lastra piatta che ho battezzato "la panchina del diavolo", mi siedo e mi sposto piano piano verso il bordo. Non so dove guardare, nel mio campo visivo non c'è nulla a meno di 200 metri e comincio a chiedermi cosa succederebbe se i muscoli incominciassero a muoversi fuori controllo in preda all'agitazione. La mia faccia in questa foto mi pare abbastanza eloquente...
i miei fotografi fanno un bel lavoro, si spostano di qua e di là, questa è la mia preferita
E tanto per aggiungere un po' di suspence le suole degli scarponi si stanno staccando e il davanti penzola quando cammino, penso a cosa succederebbe se la suola si staccasse del tutto mentre salto....
Le faccio vedere ai due ciclisti e questi tirano fuori dallo zaino delle fascette da elettricista per fissare la suola. Che attrezzati!
In realtà dopo 10 minuti mi ritrovo comunque con le suole in mano e proseguo per oltre un'ora camminando senza. Per fortuna il sottopiede ha tenuto, anche se farmi un'ora sui sassi non è stato un piacere per i piedi.
e dopo questa avventura mi concedo una meritata cena sulla via del ritorno, con ancora addosso i brividi...



...chissa come è contenta Silvia! ...le mancava una "botta di vita"! (...scusa commento da moglie!
RispondiEliminaciao! liliana