Chief Roi Mata fu un capo spirituale nel 1600, morì avvelenato dal fratello e fu sepolto insieme alle sue 20 mogli sull'isola a forma di cappello.
Le mogli furono condotte nella tomba insieme a Roi Mata, stordite con grandi quantitativi di kava, e poi sepolte vive. La tradizione orale ha tramandato questa vicenda fino ai giorni nostri, in bilico tra storia e leggenda, finchè nel 1967 un archeologo francese scoprì la grotta dove giacevano i resti di Roi Mata e compagne. Ora la tomba è stata dichiatata dall'UNESCO patrimonio del'umanità.
Vanuatu sott'acqua L'isola offre una bella barriera corallina ricca di pesce di reef, anche se è del tutto assente il pesce pelagico, tipo squali, mante e in generale ogni cosa più grande di un pescetto da barriera corallina. Ma non lamentiamoci! Tra le cose interessanti da vedere, c'è anche un relitto di un aeroplano della Seconda Guerra Mondiale, un Corsair della Marina USA. Nel 1942 cadde in mare durante un'esercitazione di tiro al bersaglio ed è ancora lì, in 2 metri di acqua. Per arrivarci bisogna dare 25$ ad un autoproclamatosi guardiano che ti dà uno passaggio con un barchino tra le mangrovie. Vanuatu ospitava una importante base americana durante la guerra, un avanposto per fronteggiare l'avanzata dei Giapponesi che miravano ad invadere l'Australia. In questi mari si combattè la "Battaglia del Mar dei Coralli", la prima battaglia navale in cui non venne sparato neanche un colpo di cannone dalle navi perchè a fronteggiarsi furono gli aerei delle rispettive portaerei. E nel suo piccolo vale la pena di citare anche l'unico Ufficio Postale subacqueo al mondo, un paio di metri sott'acqua davanti all'isola Hideaway. A dire il vero l'ufficio non l'ho mai visto presidiato (avrebbe dovuto esserci un subacqueo con le bombole per 1 ora al giorno), ma c'era comunque una buchetta delle lettere dove abbiamo imbucato le speciali cartoline in plastica.
Tutto questo in un video:
Qualche foto fatta durante lo snorkeling dalla spiaggia di Hideaway Island:
Da quando vivo "a casa di Dio" tutto quello che sembrava irrimediabilmente fuori portata è diventato dietro l'angolo. L'Oceano
Pacifico è sempre stato uno scrigno nella mia immaginazione, così
lontano da custodire i migliori tesori del pianeta, le terre piu' esotiche,
i mari più turchesi, con tutti quei nomi che evocano paradisi: Tahiti, Polinesia,
Hawaii, Fiji, ... posti che in realtà se ci sono giunti all'orecchio è per via della loro ricettività turistica e non perchè siano necessariamene i piu' belli. Tra gli arcipelaghi piu' vicini all'Australia c'è Vanuatu, a 4 ore di volo da Sydney. Un nome che non avevo mai sentito, decisamente fuori dagli itinerari turistici italiani ma piuttosto popolare qui in Australia. Vanuatu non ha i bungalow sull'acqua che si vedono negli opuscoli della Polinesia, è un'isola ancora poco turistica con un piccolo aeroporto e poche strutture. Il grosso del turismo è quello scaricato dalle navi da crociera che fanno tappa a Vanuatu dalla mattina alla sera. Le navi danno il ritmo all'economia locale, con negozi, bancarelle e taxi che si attivano in funzione della presenza dei passeggeri a terra. Prima di parlare degli aspetti turistici vorrei dedicare un post alla gente di questo arcipelago. Non per pietà o simpatia (che meriterebbe senz'altro), ma perchè ha davvero delle caratteristiche uniche al mondo.
La popolazione locale La gente del posto è molto povera, chi ha un lavoro guadagna 400 dollari al mese, molti altri si nutrono di quello che coltivano e vendono quello che avanza. Eppure non ho mai trovato un popolo così sorridente: tutti quelli che incroci ti sorridono e salutano, disinteressatamente. Anche in Kenya mi era capitato di trovare persone affabili, ma quasi sempre il loro interesse celava offerte di servizi e richieste di soldi. Abbiamo noleggiato un'auto (un rottame) per due giorni per esplorare l'isola, evitando i tour con autista che mi fanno sentire poco libero, il 90% delle persone che abbiamo incrociato per strada, vestiti di stracci e spesso scalzi, ci hanno salutato nel vederci passare. Abbiamo passato due giorni a salutare dai finestrini come fossimo il Papa.
Mi riesce difficile pensare che si tratti dello stesso popolo che per ultimo al mondo ha rinunciato alla pratica del cannibalismo. Secondo la credenza del posto, in questo modo la forza del nemico viene trasferita al vincitore. Pochi anni fa è stata tenuta una cerimonia di riappacificazione tra una tribu' e i pronipoti di un missionario inglese che venne ucciso e mangiato quando mise piede su quest'isola. Pare che l'ultimo episodio di cannibalismo sia stato registrato negli anni 70. A dispetto della povertà, Vanuatu è considerato il paese con la maggiore ricchezza in termini linguistici: in un'area grande come un terzo del Belgio si contano 105 lingue parlate.
colonizzato da inglesi e francesi, la lingua piu' diffusa è un inglese semplificato
Ma una delle caratteristiche che rendono gli abitanti di Vanuatu famosi nel mondo, è il riturale praticato sull'Isola di Pentecoste, il N'Gol, precursore del bungee jumping. Ogni anno viene costruita una torre di legno alta 30 metri da cui gli uomini si buttano con delle liane attaccate alle caviglie. La lunghezza deve essere calcolata in modo che i capelli (ma non la testa) tocchino il suolo. In questo modo, secondo la tradizione, verrà favorito un buon raccolto.
Nel 1974 venne organizzata una dimostrazione in occasione della visita a Vanuatu della regina Elisabetta II. Trattandosi di una stagione diversa da quella tipica le liane non avevano la giusta elasticità e si ruppero causando la morte del tuffatore sotto gli occhi della regina.
Altra caratteristica degli indigeni maschi di Vanuatu è l'indossare il Namba, per la cui descrizione vi rimando a questo articolo.
Un altro aspetto curioso di questo popolo è lo svilupparsi del Culto del Cargo nel secondo dopoguerra. Durante la Seconda Guerra Mondiale gli Alleati stabilirono basi militari a Vanuatu ed erano soliti paracadutare viveri e armi dal cielo. Alcuni capi spirituali dell'isola sostenevano che quei lanci dal cielo fossero opera degli dei e nacque così il culto nella speranza che si ripetessero i lanci anche dopo la fine della guerra. Da Wikipedia:
Per far sì che i carichi di beni tornassero ad essere paracadutati o anche portati per via aerea o per mare, gli isolani talvolta iniziarono ad imitare i comportamenti che avevano visto assumere dai militari
occidentali. Fabbricarono quindi cuffie audio di legno indossandole
seduti dentro a finte torri di controllo da loro costruite; iniziarono a
mimare i segnali di atterraggio aerei in mezzo alle piste e ad accendere segnali di fuoco e torce per illuminare le piste di atterraggio e i fari di posizione. I cultisti pensavano che gli stranieri avessero una speciale connessione diretta con i loro antenati, che secondo loro erano gli unici esseri ad avere il potere sufficiente a produrre le ricchezze dei cargo. In una sorta di magia simpatetica
e imitativa, molti di loro costruirono, con i mezzi a loro
disposizione, riproduzioni a grandezza naturale di aeroplani e nuove
piste di atterraggio simili a quelle occidentali, nella speranza che
questo avrebbe attirato molti più aeroplani pieni di "cargo".
Ovviamente, queste pratiche non portarono al ritorno degli aeroplani
semidivini, pieni di tutti quei meravigliosi carichi che venivano
paracadutati durante il conflitto, ma finirono comunque per sradicare
ogni altra pratica religiosa locale esistente prima della guerra.
Visita ad un villaggio Un giorno sono andato a fare una passeggiata per una strada di campagna, l'intento era quello di vedere le cose un po' piu' da vicino, e non di sfuggita dal finestrino dell'auto o del bus. Ho camminato per 2 ore ai bordi di una strada come gran parte dei locali che non possono permettersi la tariffa dell'autobus (1,5$), guardato con stupore compiaciuto dalle persone che incontravo. Allontanandomi dalla strada principale vedo nella foresta un insediamento con delle baracche e vado a curiosare. Entrando nell'accampamento trovo alcuni uomini che mi guardano sorpresi, chiedo chi di loro parli inglese, si fa avanti un tizio con un gilet di plastica gialla tipo quelli che si tengono in auto. Nonostante sia mezzo sdentato sta masticando qualcosa, lo sputa nella mano destra, lo butta a terra e poi mi porge la mano per una stretta (umida). Gli spiego che vengo dall'Italia e chiedo se posso visitare il loro villaggio e fare qualche foto. Si rivolge ad altri dietro di lui, mi dà l'ok e mi invita a seguirlo all'interno del villaggio. Mi trovo in uno spiazzo circondato da una cinquantina di uomini, chi seduto, chi in piedi, metà dei quali con un machete in mano, tutti che mi guardano un po' stralunati, probabilmente sorpresi per questa intrusione inaspettata. Faccio un po' di domande per rompere il ghiaccio e dissimulare una certa ansia e la mia guida mi spiega che è un accampamento di 200 persone che sono emigrate da una piccola isola dell'arcipelago verso la capitale nella speranza di trovare un lavoro. In realtà quasi nessuno di loro ha un lavoro, ma formano una comunità dove si aiutano a vicenda. Già gli abitanti dell'isola non è che navighino nell'oro, e capisco che questi siano collocabili ai margini di quella stessa società. Mi mostra con un certo orgoglio un recinto fatto di bambu' dove alloggiano due maiali.
Non hanno elettricità (il che mi salva dai soliti commenti sui mondiali di calcio che non seguo neanch'io), nè acqua potabile. L'unica fonte idrica è un corso d'acqua, marrone.
Gli chiedo come trascorrono il loro tempo, mi risponde che pochi di loro hanno un lavoro, tutti gli altri passano il tempo a bere kava (vietata alle donne). La kava è una bevanda ricavata da una radice, bevuta in grandi quantità produce uno stato di torpore. In molti paesi occidentali è equiparata ad una droga, in altri viene utilizzata come sedativo. A Vanuatu si trova in commercio in diverse concentrazioni, la più alta delle quali è chiamata "Tudei", in quanto stordisce per two days.
il mio amico mostra una pianta di kava
Mi spiega che i giovani, che hanno ancora i denti buoni, si occupano della masticazione della radice per conto di tutto il villaggio. Mettono in bocca un pezzo, lo masticano fino a ridurlo in poltiglia e poi lo sputano su una foglia.
un giovane impegnato nella masticazione della radice di kava
altri
prendono la poltiglia, la mettono in uno straccio e la passano in un
secchio con dell'acqua del fiume, strizzandolo ripetutamente come se fosse una
bustina per fare il tè.
Mi offre di assaggiare la bevanda nel secchio... ringrazio ma declino l'offerta.
le capanne sono fatte di rami e di materiale recuperato chissà dove
un anziano dalla faccia simpatica, gli chiedo di fargli una foto e mi pare inorgoglito per essere stato scelto in mezzo a tanti
Nelle prossime puntate: bottiglie di Coca Cola, aerei sommersi, lagune blu, pesci tropicali e... cosa non fare con un coltellino svizzero
Martedì moglie e figlie mi hanno raggiunto in Australia e si fermeranno per un anno. Da metà luglio Giulia frequenterà la scuola primaria, in una normale scuola statale dove si parla solo inglese, penso che i primi tempi mi odierà.... Domani invece partiamo per Vanuatu, un arcipelago a 3 ore di volo da Sydney, rientreremo il 23 e non credo di fare aggiornamenti al blog fino ad allora. Meglio dirlo prima che qualcuno pensi che sia finito in qualche dirupo :-) Se comunque non mi sentite neanche dopo il 23, potremmo aver avuto un problema di cannibalismo. Pare che gli abitanti di Vanuatu siano gli ultimi cannibali della terra, anche se dal 1969 non sono piu' stati segnalati casi...
Ancora quel chiodo fisso dell'Hanging Rock... e quindi sabato ho fatto un'altra puntatina nelle Blue Mountains approfittando della bella giornata invernale. Per chi come me non è abituato alle altezze è sempre un'emozione intensa. Questa volta avevo la Gopro quindi... Whoa, come with me now
E
parlando di precipizi, domenica è stata la volta di un francese di 23
anni che è caduto quando si è avvicinato troppo al bordo del "cheese",
una formazione di roccia del Royal National Park che ricorda una fetta
di formaggio. Le
cronache riportano che mentre si metteva in posa per una foto il bordo
friabile si è sbricciolato ed è caduto per 40 metri sulla scogliera sottostante. Fabien Ardoin era un ingegnere che era qui per una vacanza studio, nonchè alpinista e fotomodello. Questo il suo sito. Qui il servizio del telegiornale.
Perchè ne parlo? Perchè si tratta dello stesso punto dove ho fatto questo foto qualche mese fa!
ieri si è chiuso l'anno fiscale della mia azienda e come da tradizione ci siamo trovati in un famoso bar del centro per un brindisi. Fare "un brindisi" da queste parti vuol dire cimentarsi nella difficile arte di bere a dismisura senza attirare l'attenzione dei buttafuori che hanno il mandato di accompagnare all'uscita chi appare troppo alticcio, a quel punto la serata è finita perchè dentro non si può piu' tornare. Di buono c'è che tutti pianificano la serata in modo da non dover guidare l'auto: rigorosamente mezzi pubblici o taxi per rientrare a casa. Di solito bevevo una birra e sgattaiolavo via, ma questa volta è finita che mi sono messo a chiacchierare un po' con tutti e alla fine mi sono fermato 6 ore per quella che posso definire la prima serata "australiana doc" da quando sono qui. Interessante come l'alcool renda tutti piu' aperti al dialogo. C'era un ragazzo che vedo sempre nella palestra aziendale, ci siamo incrociati 1000 volte mentre ci avvicendavamo agli attrezzi e mai un saluto o una battuta, come se fossi trasparente, decisamente antipatico. Ieri sera mi si è avvicinato, si è presentato e mi ha attaccato un bottone infinito sulle sue tabelle di allenamento. In realtà lo seguivo fino ad un certo punto tra la musica, la sua parlata un po' impastata e i drink che avevo in testa, ma oramai ho sviluppato una tecnica di incomprensione attiva che mi consente di non fare la figura dello stupido. Si tratta di focalizzarsi sulle espressioni facciali di chi parla e di seguire almeno il tono del discorso, buttando lì un intercalare al momento opportuno ("I see", "oh, really?" "ah, ok!"). Funziona bene, ma il problema sono gli interlocutori sarcastici perchè di fronte ad una faccia seria non colgo il momento giusto per sorridere alla battuta. Risolvo cercando di stare alla larga da questa categoria di persone se le condizioni di rumore ambientale non sono ottimali. Insomma, di riffa o di raffa ho parlato con un sacco di colleghi che non conoscevo e ho scambiato pacche con altri con cui in passato avevo solo parlato per motivi di lavoro. Devo riconoscere che l'alcool è un incredibile ponte in questi eventi, eliminando i formalismi e i ruoli dell'ambiente lavorativo, e non partecipare a questi momenti vuol dire perdere un'occasione per integrarsi. E in quest'ottica i drink vengono offerti a turno da una persona che poi li mette in nota spese (a fine serata mi sono trovato in tasca ricevute per 64$ di soli drink). Comunque questa mattina mi sono svegliato presto per la missione di cui al precedente post, non scevro da un "inspiegabile" cerchio alla testa. Recupero Michele e ci dirigiamo verso le Blue Mountains.
nebbia e pioggerella non ci fermeranno!
Prima tappa l'ufficio dei Ranger a comperare le mappe e a farci dare un localizzatore satellitare da usare in caso di emergenza. E' gratuito, ma bisogna compilare un modulo con tutti i dettagli della camminata: partecipanti, attrezzatura (pioggia/freddo/tenda/acqua/cibo/ etc), numeri di telefono di emergenza, itinerario previsto. Su questo ultimo punto ho dovuto mentire perchè il ranger ci ha detto che il sentiero che volevamo fare era chiuso. Infine la presa visione di 3 clausole: che prometto di restituirlo, che mi impegno ad attivarlo solo in condizioni di reale emergenza e che sono consapevole che l'attivazione del dispositivo non costituisce un obbligo per le squadre di soccorso a intervenire. Tutto chiaro. Mi spiegano il funzionamento: sollevando l'antenna scatta una segnalazione di emergenza, la posizione viene trasmessa ai soccorritori tramite satellite e viene mobilitato l'elicottero per il recupero.
il telecomando per l'elicottero :-)
Qualche chilometro di strada sterrata e poi proseguiamo a piedi imboccando il sentiero che è
ufficialmente chiuso, chissà poi perchè?!
l'albero mangia-cartelli
le difficoltà non mancano ma il morale è alto
Si procede lentamente, il terreno si rivela difficile, con forti dislivelli, diversi punti da fare a 4 zampe e torrenti da guadare. Arriviamo ad una frana che interrompe il sentiero, per proseguire o si cammina nel fiume o si scala una collina decisamente troppo ripida per non farsi male. Un occhio anche all'orologio: siamo in marcia da due ore e non siamo neanche ad un terzo dell'andata... con il tramonto che si avvicina decidiamo a malincuore di abortire la missione.
una frana interrompe il sentiero
dopo due ore eravamo ancora lontanissimi, ci sarebbero voluti due pernottamenti in tenda per riuscire ad andare e tornare
La
lezione di oggi è che 4 km di sentiero di montagna possono richiedere 6
ore di cammino e non 1 come suggerito da Google Maps. La seconda lezione è
che se un sentiero è chiuso magari c'è un motivo!
finalmente alla macchina!
la mia credibilità di escursionista ha subito un duro colpo oggi