E' stato il governo inglese a chiedere all'Australia di fornire un luogo adatto, ed è stato scelto Maralinga, nel pieno dell'outback. La motivazione era che il loro programma nucleare doveva tenere il passo di quello americano e russo, che avevano già svolto i loro test. Del resto anche i Francesi avevano fatto la stessa cosa a casa d'altri, in Algeria.
Maralinga è a migliaia di chilometri dalle città, pur non essendo totalmente disabitata in quanto alcune centinaia di aborigeni vivevano nella zona e sono stati spostati.C'erano poi i cartelli per tenerli lontani dal sito dei test, ma non tutti gli aborigeni dell'outback parlano inglese e alcuni poi sono andati a dormire nel cratere dell'esplosione.
Inoltre c'era il personale militare australiano, 8000 persone, che assisteva ai test in camicia a differenza degli inglesi che erano arrivati equipaggiati con maschere e tute. Altri hanno dovuto pilotare l'aereo dentro la nuvola radioattiva per raccogliere campioni.
Il problema delle radiazioni residue è stato trascurato fino al 1980, quando è stato chiaro che la salute dei testimoni di allora era stata compromessa.
Nel 1985 una commissione ha riconosciuto che i rischi degli esperimenti erano stati sottovalutati (secondo alcuni volutamente, per poter misurare gli effetti sulle persone) ed è stato assegnato un indennizzo agli aborigeni e ai militari. C'è stato anche un programma di bonifica del territorio, rimuovendo lo strato superficiale del suolo che risultava ancora radioattivo.
Ad oggi, dopo 60 anni, i livelli di radioattività sono ancora superiori al normale e nel raggio di 30 km dal sito è consentito il transito ma non la sosta.
Per fortuna i test sono un ricordo del passato, al di fuori della Corea del Nord che ha appena iniziato i suoi.




Nessun commento:
Posta un commento
commenta pure, ma ricordati di firmare