giovedì 22 gennaio 2015

Western Australia (3) - i delfini


Il viaggio prosegue, direzione Nord verso la laguna Monkey Mia e piu' su la barriera corallina Ningaloo Reef.

Monkey Mia
Monkey Mia è una delle destinazioni che attrae turisti da tutto il mondo per vedere i delfini che vengono a riva tra i bagnanti. Anche noi non abbiamo avuto dubbi nonostante ci costringesse a fare qualche ora di strada in piu' per raggiungere la punta di una penisola.
La cosa funziona cosi: ogni mattina alle 8 una manciata di delfini si avvicina alla spiaggia per mangiare i pesci distribuiti dai ranger.
Tutto sommato una cosa interessante da vedere, considerando che i delfini non sono in un acquario ma vengono di loro iniziativa e si avvicinano al bagnasciuga fino a nuotare in 30 cm d'acqua. Per contro la ressa di gente e il villaggio turistico circostante distraggono e disturbano quello che sarebbe altrimenti un incontro eccezionale.
Mi spiego: se mentre sei in giro capiti in una spiaggia dove trovi dei delfini che ti girano tra le gambe gridi al miracolo. Diverso è il caso se pianifichi il viaggio apposta sapendo cosa ti aspetta, sopportando varie ore di strada pensando a questi di delfini, all'arrivo paghi un biglietto per accedere alla spiaggia, ti trovi 200 persone attorno e devi ascoltare per 15 minuti i ranger che ti spiegano tutto quello che non puoi fare, a cominciare dal non poter entrare in acqua...
La realtà è che tutta l'economia della penisola gira attorno a questi delfini e se non ci fossero regole per tenere i turisti a distanza sarebbe un macello, tutti a toccarli, a offrire pesci e a inseguirli con la gopro. Addio delfini e addio turismo.
Che poi i delfini per loro natura non sono affatto socievoli con i bagnanti, è molto raro che siano interessati ad una persona che nuota, a differenza delle foche che alle volte si avvicinano per curiosare. 
Comunque sia è il mio giorno fortunato perchè insieme ad altri 3 vengo scelto a caso (su 200 presenti) per dare un pesce ai delfini e mi è concesso entrare in acqua fino al polpaccio invece che assistere dalla spiaggia.

questi tipi di delfini sono chiamati "naso a bottiglia"
un po' preoccupato perchè il pesce che ho buttato in acqua si è posato sul mio piede
piede salvo e delfino che se ne va col pesce in bocca


"bagno con i delfini" fatto, possiamo riprendere il viaggio.

La penisola di Monkey Mia ha delle spiagge con acqua turchese spettacolare, ma purtroppo flagellate dalle mosche. Come esci dal camper ti trovi una nuvola di mosche che ti si posano su occhi, naso, bocca e orecchi. Ci sarebbero volute le reti da mettere in testa ma non le avevamo ancora comperate. Risultato: dopo un minuto all'esterno devi scappare nel camper, dove continui la battaglia cercando di uccidere le 20 mosche che ti sono entrate nell'abitacolo nei 3 secondi che hai tenuto aperta la portiera.
Le mosche sono un fastidio in molte zone dell'Australia durante l'estate, l'anno scorso mi rovinarono piu' di un barbeque quando andammo a far campeggio nel bosco, ma in Western Australia possono arrivare ad essere un ostacolo insormontabile e continuo a stupirmi che nessuna guida ne parli.

quei sassi che vedete sono stromatoliti, ossia organismi che per 3 miliardi di anni hanno trasformato l'anidride carbonica in ossigeno preparando l'ecosistema che ha consentito lo sviluppo della vita sulla terra http://it.wikipedia.org/wiki/Stromatoliti

una delle lagune di Monkey Mia, dall'alto si possono scorgere squali e tartarughe che si muovono nell'acqua bassa (qui non visibili)
 
Ci rimettiamo in strada, il paesaggio resta monotono ma ogni tanto veniamo allietati da qualche piccola tromba d'aria
Il Kalbarri National Park. Carino benchè non spettacolare come i parchi dell'ovest americano a cui assomiglia

Ningaloo Reef
La meta più remota del  nostro viaggio è il Nigaloo Reef, una delle due barriere coralline dell'Australia. A differenza del Great Barrier Reef (costa Est), il Nigaloo ha il vantaggio di essere direttamente sulla costa e quindi fruibile senza lunghe trasferte in barca.
Mi ero documentato e ne avevo letto un gran bene, per farvi un'idea basta vedere le foto che appaiono cercando le immagini su google.
Devo dire che da appassionato di vita marina mi aspettavo molto e ho trovato poco. 
Ho fatto snorkeling in due località consigliate dalla Lonely Planet e anche dai ranger a cui mi sono rivolto dicendo di essere esigente. Pochi pesci tropicali e corallo quasi tutto marrone, decisamente non quello che viene descritto nelle guide e non meritevole delle tante ore di guida per arrivarci. Ma per poterlo dire bisogna averlo visto.  E qui ritorniamo al tema aspettative, probabilmente essermi immerso in tante località spettacolari come Mar Rosso, Maldive e Messico mi ha reso un po' esigente e non riesco ad apprezzare di fare tanta strada per 4 pesci colorati.
Uno dei motivi che rende Nigaloo famosa è il passaggio degli squali balena da aprile a ottobre, per vederli è necessario recarsi in punti particolari portati da una barca al prezzo modico di 150$. Ecco, tornando al discorso aspettative, gli squali balena li vidi del tutto inaspettatamente un giorno che facevo il bagno davanti al resort in cui alloggiavo in Mar Rosso. Di sicuro una emozione diversa dal partecipare ad una escursione dal risultato scontato. Questa la ripresa fatta in apnea quel giorno

Può essere che con delle escursioni in barca si arrivi a punti piu' interessanti, ma la nostra tabella di marcia ci consentiva solo brevi soste quindi il mio giudizio negativo sul tanto acclamato Ningaloo reef non può che essere relativo.
  
Nigaloo Reef
Nigaloo Reef

Una riflessione
Ogni tanto mi domando se non stia diventando troppo esigente e credo che molti amici vedendo le foto lo stiano pensando. C'è stato un delfino che ha mangiato un pesce appoggiato sul mio piede, poi ho fatto il bagno nella barriera corallina e ho guidato per il deserto rosso australiano circondato dai canguri, eppure resta sempre qualcosa che mi disturba esattamente come descritto ne L'Arte di Viaggiare di Alan Botton quando parla della trepidazione dell'aspettativa di un viaggio, quando guardi una foto dell'acqua cristallina e pensi "voglio essere lì, perchè lì mi sentirei in paradiso". E poi racconta delle sensazioni deludenti nell'essere effettivamente immerso in quella destinazione, con la mente dirottata sui piccoli inconvenienti che la foto non ti trasmetteva. Nel mio caso le mosche, i pochi pesci, l'acqua meno cristallina di quanto appariva in foto, la sensazione che stessi perdendo il mio tempo prezioso nel posto sbagliato, le tante ore di guida per arrivare lì o le decisioni da prendere riguardo cosa fare nel resto della giornata.
E' come se riuscisse facile proiettarsi in una immagine statica, facile come ritagliare una foto di se stessi e incollarla sul depliant dell'agenzia di viaggi, ma poi una volta che si raggiunge la meta la si vive accompagnati da frammenti di passato e dalle incognite del futuro, senza mai riuscire a realizzare quel fotogramma perfetto che ci ha spinti a fare il viaggio.

continua....

martedì 20 gennaio 2015

Western Australia (2) - il camper


Il camper
Per il giro sulla costa della Western Australia abbiamo quindi deciso di usare un camper a nolo, un Mercedes 6 posti da quasi 8 metri di lunghezza.
L'esperienza nel complesso non è stata negativa, ma neanche mi ha convinto del tutto.
Forse il motivo principale è che siamo stati sempre in movimento e non abbiamo usufruito dei confort che un camper può dare quando ti stabilisci in un posto, viceversa ne abbiamo vissuto tutte le limitazioni rispetto al muoversi in automobile. Ogni giorno c'erano gli allacciamenti da collegare, serbatoi da riempire e svuotare, gabinetto da svuotare (trattenendo il respiro), levare di mezzo tutti gli oggetti che potevano cadere durante il movimento, scotch per tenere chiusi i cassetti rotti, finestre e prese d'aria da chiudere, scalette da ritirare.... insomma ogni mattina sembrava di gestire il decollo di uno space shuttle.
E poi il camper aveva una serie di piccoli difetti tipici del veicolo trasandato destinato al noleggio: interni rumorosi, radio rotta, motore che di tanto in tanto si autolimitava a 100 all'ora, aria condizionata a singhozzo...

peccato non avere ancora i baffi da trucker, sarebbero stati perfetti

La guida
Guidare stando seduti in alto ha i suoi vantaggi, riesci a vedere il paesaggio molto meglio che in una vettura. Certo ti devi abituare agli ingombri, soprattutto quelli in altezza, un paio di volte sono andato a sbattere contro i rami, e per fortuna andavo piano.
E poi le curve vanno affrontate con circospezione, specialmente quelle a gomito quando si svolta ad un incrocio. Dopo il primo errore impari in fretta che la tecnica è frenare fino quasi a fermarsi e poi girare il volante perchè se freni mentre entri in curva si inclina come una barca a vela. Non a caso il noleggiatore offriva una assicurazione opzionale a copertura del ribaltamento su un lato.
Uno dei rischi è la presenza di animali sulla carreggiata, specialmente canguri e emu. Ne abbiamo visti a centinaia sui bordi della carreggiata, più o meno recenti. In alcune zone dell'interno non arrivavi a contare fino a 10 che avvistavi una carcassa o delle ossa sparse in giro.  Il noleggiatore si è raccomandato di non cercare di evitarli ma di limitarsi a frenare: un impatto con un canguro è siruramente meno grave di un ribaltamento.

Un canguro steso di fresco trovato sulla strada:

 












Qui non ho mai visto le odiose sbarre anticamper presenti in molte regioni inospitali d'Italia, eppure parcheggiare questo coso di quasi 8 metri non è facile. I parcheggi al coperto sono troppo bassi, quelli per le auto troppo corti, anche fermarsi in un centro commerciale per fare la spesa richiede una certa inventiva. Se poi vuoi visitare una città ci sono buone probabilità che sarai costretto a fermarti in periferia e prendere i mezzi per raggiungere il centro.

mai un minimo di privacy in camper!

Il costo
Cominciamo a dire che il camper consumava come una Ferrari: 4.5 km al litro di diesel, e qui il diesel costa più della benzina. In totale 1200$ di carburante. Con la stessa cifra avrei potuto fare 16.000 km con la mia auto, ossia guarda a caso la distanza tra Sydney e Milano.
Poi il noleggio: 300$ al giorno, altri 3000$.

Poi tu dici: ok, ma non pago l'albergo... e invece no perchè in molti posti che abbiamo visitato essendo parchi nazionali il campeggio attrezzato era l'unica opzione per fermarsi a dormire. Mettiamoci altri 500$ e siamo a 4.700$.
Sì, va bene, però risparmi sul ristorante... sì e no perchè dopo una giornata passata mangiando panini durante la guida, alla sera magari vuoi pure sederti e scegliere dal menù piuttosto che mangiare una pastasciutta col sugo pronto.

In definitiva mi è mancata un po' l'agilità dell'automobile, perfino le strade sterrate erano proibitive per la sensazione che il veicolo si disintegrasse per le vibrazioni. Per contro se abbiamo fatto questo lungo road trip lo dobbiamo al camper perchè in automobile i lunghi trasferimenti giornalieri, 5-7 ore di guida, sarebbero diventati un inferno per le lamentele delle bambine, mentre così si sono ammutolite vedendo i film sul computer.


dopo tante ore di guida si rischia di svalvolare...

























Il Pinnacle Desert
salendo verso nord si incontra un deserto giallo con dei pinnacoli di roccia piuttosto spettacolari, alti qualche metro. Ci sono diverse teorie su come si sono formati, la piu' accreditata parla di radici di alberi pietrificati, di certo pare che questi pinnacoli siano stati coperti e scoperti piu' volte negli ultimi secoli ogni qual volta le dune di sabbia si spostavano a causa del vento.
Le foto non rendono giustizia al posto, la sabbia era davvero gialla e poi purtroppo il programma di viaggio non ci consentiva di andarci al tramonto, quando il deserto dà il meglio di sè.






 continua....

venerdì 16 gennaio 2015

Western Australia (1) - Rottnest Island

Eccoci di ritorno dopo 3.500 km su e giù per la costa ovest dell'Australia.

in giallo i posti visti in questi due anni, a sinistra il percorso sulla West Coast

Oramai dopo due anni di Australia sto cominciando a formarmi un'idea di questo continente grande quanto gli Stati Uniti. Benchè ne abbia visto solo una percentuale minima, ho visitato buona parte delle aree abitate, cioè la costa Est e Ovest. Nel grande centro del continente non c'è nulla, solo deserto, cammelli allo stato brado (portati dall'Africa e abbandonati al loro destino quando i veicoli li hanno resi inutili) e canguri.   Si, va bene, c'è anche Uluru e qualche parco nazionale, ma non molto altro.
Tornando al confronto con gli Stati Uniti, se consideriamo la ricchezza geologica del west americano possiamo dire che l'entroterra australiano è una monotona pianura arida dove nessun uomo assennato vorrebbe vivere. Piatta, arida, calda, inospitale e in definitiva inutile. Questo spiega perchè i coloni sono stati così magnanimi del conferire grandi aree dell'entroterra alle comunità aborigene.

Ma limitiamoci al Western Australia, vi potrei raccontare di cose stupefacenti come quelle che si vedono sui depliant dei viaggi: incontri con i delfini, deserti, canguri, barriere coralline e pesci tropicali (tutto peraltro vero), ma vi direi solo un lato della medaglia. Visto che non vendo viaggi organizzati nè ho interesse a far rosicare chi non ci è stato, vi posso raccontare liberamente le mie impressioni positive e negative.
In sintesi credo sia stato un viaggio necessario volendo conoscere quel lato dell'Australia, ma al di sotto delle aspettative, specialmente considerando l'investimento in termini di soldi e tempo. Chi avrà la pazienza di leggere le varie puntate del viaggio potrà farsi una idea di quello che intendo.

Perth
E' una città in forte sviluppo grazie al boom delle miniere della zona, ovunque guardi vedi una gru e un cantiere, ma come dicono i locali "è rimasto un grande paese di campagna". Poco traffico, case a buon mercato, tanto spazio, l'opposto di Sydney, e capisco perchè sia sempre in cima alla classifica della qualità della vita.
Il che mi porta a pensare se non fosse stato meglio vivere a Perth invece che a Sydney, ma basta poco per capire che è stato molto meglio così. Perth è veramente isolata all'interno di un continente che è già isolato di suo. E' l'unica grossa città nel raggio di 2000 km visto che le altre sono tutte sulla parte est del continente, dove clima e terreno fertile hanno favorito gli insediamenti. Evidentemente l'indice di qualità della vita non tiene conto di tutto.
Perth è costruita sull'estuario di un fiume, e il suo sbocco sul mare è rappresentato da Fremantle, famosa anche per essere stata una sede dell'America's Cup anni fa dopo che fu vinta da una barca australiana.
Di interessante a Freemantle la fabbrica della birra Little Creatures e la prigione oramai in disuso, costruita dai galeotti inglesi che arrivarono qui prima ancora che ci fosse una prigione ad ospitarli. Qui un precedente post a chi fosse interessato.
alla fabbrica della birra Little Creatures
nel dubbio meglio tornarci due volte


Rottnest Island
A un'ora di traghetto si sbarca su un'isola incantevole, senza automobili e da girare in bicicletta. Baie e spiagge con acqua cristallina, pesci tropicali e aragoste, le foto parlano da sole. Ci ero già stato un anno fa da solo passando da Perth per lavoro, qui il post.
E' l'unico posto al mondo dove sopravvivono i Quokka, dei piccoli marsupiali che si lasciano accarezzare. L'isola fu scoperta da un olandese che credendo si trattasse di topi chiamo' l'isola "nido di topi" (rott nest).
Nota negativa: la nefasta moscha australiana (aussie fly) che in questa stagione ti ronza attorno alla faccia cercando di entrare negli orifizi attratta dai fluidi corporei: occhi, naso, bocca e orecchie. Un vero tormento che ci ha reso la permanenza su alcune spiagge impossibile. Perfino fare una fotografia può diventare una impresa se mentre hai le mani occupate senti una mosca che si infila nell'orecchio o la vedi tra l'occhio e il mirino.

















continua...

giovedì 1 gennaio 2015

L'aviatore Bert Hinkler

Bert Hinkler, a destra

Non si può certo dire che sia famoso come Lindbergh, però qui gode di una certa notorietà.
Nasce nel 1892 figlio di un pastore di Bundaberg, un paesino nel Queensland australiano. Non direste che questo ragazzo di campagna nato tra le fattorie di uno dei posti piu remoti della Terra avrebbe avuto la benchè minima possibilità di diventare un pioniere dell'aviazione, eppure per una serie di eventi fortuiti ci riuscì.
Fin da bambino fu affascinato dal volo degli uccelli, in particolare gli eleganti ibis che qui sono molto frequenti.

Prendendo spunto dalla geometria di quegli uccelli, a 19 anni costruì un aliante che gli consentì di volare per 30 metri sul pendio della spiaggia di Bundaberg. Guardate bene questo aliante perchè dopo 80 anni se ne tornerà a parlare.




L'anno successivo un pilota americano stava facendo un tour dell'Australia per pubblicizzare il suo aereo Bleriot e Bert riesce ad incontrarlo e parlargli della sua passione per il volo, riuscendo perfino a risolvergli un problema sul suo Bleriot.
Mancando una industria aeronautica in Australia, si imbarca alla volta dell'Inghilterra dove trova lavoro in una fabbrica di aeroplani.
Scoppia la Prima Guerra Mondiale e Bert viene impiegato come pilota per la RAF sulle alpi italiane.
Finita la guerra riprende a volare per passione e nel 1928 diventa famoso per essere stato il primo a compiere una trasvolata in solitario da Londra all'Australia (in 15 giorni) nonchè per essere stato il secondo, dopo Lindbergh, ad attraversare l'Oceano Atlantico.

a bordo del velivolo durante la trasvolata Inghilterra - Australia. Immaginatevi fare tutta quella strada senza neanche una protezione dalle intemperie!
 
dopo il suo arrivo a Bundaberg nel 1928, il velivolo viene smontato e rimorchiato. Carri trainati da cavalli e alcune auto parcheggiate al centro della carreggiata tra i pali della corrente.

Questa notorietà non lo fece diventare ricco, ma gli fornì le risorse per continuare a volare e questa era l'unica cosa di cui gli importasse.
Arriviamo al gennaio 1933 e Bert riparte ancora da Londra alla volta dell'Australia nel tentativo di battere il record di velocità, ma non arriverà mai a Brindisi dovre avrebbe dovuto rifornirsi dopo la prima tappa.
Il mistero si risolve quattro mesi dopo, con il disgelo delle nevi sul monte Pratomagno (appennino toscano), un cane di un carbonaio rinviene il corpo di Bert e il velivolo distrutto nelle vicinanze. Secondo la ricostruzione, Bert rimase senza motore e fece un atterraggio di emergenza in una zona priva di spiazzi. Ferito, riuscì ad allontanarsi per 80 metri dal velivolo in fiamme prima di soccombere. Qui un articolo dell'epoca.

i resti del velivolo sull'appennino toscano

Mussolini, impressionato dall'audacia di Bert, volle che fosse sepolto con gli onori militari nel cimitero protestante di Firenze.

la sua tomba al giorno d'oggi a Firenze


Bert trascorse gran parte della sua vita in un cottage in Inghilterra, dove progettò nuovi aerei e missioni temerarie. Nel 1982 quel cottage era destinato all'abbattimento ma nel suo paese natale di Bundaberg venne istituita una raccolta di fondi che con 60.000$ permise di smontarlo e trasportarlo al museo di Bundaberg.
il suo cottage inglese come si presenta ora a Bundaberg


Ma non è finita qui.
Nel 1986 Don Lind, un astronauta della NASA, si recò al museo Bert Hinkler a Bundaberg per partecipare a una sua commemorazione. Il museo gli regalò un frammento di legno levigato a mano che faceva parte dell'aliante costruito da Bert.
Don poi decise di regalarlo a Dick Scobee, comandante della prossima missione dello Space Shuttle, il quale volle portarlo nello spazio con sè per onorare la memoria del trasvolatore australiano. Purtroppo stiamo parlando dello shuttle Challenger che si disintegrò in volo dopo pochi secondi dopo il decollo.
Incredibilmente il pezzo di legno si salvò dal disastro, protetto dalla busta e dall'armadietto in cui era riposto. Venne recuperato tra i rottami nell'Oceano Atlantico e per volere della vedova del comandante dello Shuttle venne restituito al museo di Bundaberg da cui proveniva e dove si trova tutt'ora.

il famoso frammento di aliante. Se Bundaberg non fosse a 1000km da Sydney mi piacerebbe farci una visita


Ma la storia di Bert continua ad essere di attualità e a collegare Italia e Australia. Un mese fa è stato deciso che due blocchi di pietra della spiaggia di Bundaberg dove Bert imparò a volare sul suo aliante verranno inviati in Italia per ricavarne sculture da collocare nei punti in cui è stato rinvenuto l'aereo e il corpo. Ci sarà inoltre un sentiero a collegare i due monumenti, una bacheca informativa e un messaggio del primo ministro australiano. Inaugurazione prevista per Luglio 2015 alla presenza dell'ambasciatore australiano. Se vi capita di fare una escursione al Monte Pratomagno fateci un salto.

giovedì 25 dicembre 2014

Buon Natale amici vicini e lontani


Babbo Natale ha pensato anche a Candy: un bell'orecchio di maiale secco




Per vedere il "dietro le quinte" cliccare sulla foto. Nella speranza che ci fosse almeno una foto in cui tutti e 4 guardiamo in macchina ho messo lo scatto automatico ogni secondo, con i passanti che ci guardavano strano. Alla fine mi sono trovato con 500 scatti e mentre li scorrevo velocemente mi è venuta l'idea di farne un videoclip, con la musica dell'analoga scena dell'Arancia Meccanica.


domenica 21 dicembre 2014

Jihad vera e # finti

Di sicuro avrete sentito dell'invasato islamico che si è barricato in un caffè del centro di Sydney.  Le notizie le trovate su internet, ho visto che perfino il Corriere della Sera ha dedicato la home page all'evento mentre era in corso, quello che posso darvi è la prospettiva dell'uomo della strada.

Martedi' mattina, 6 ore dopo l'irruzione della polizia, mi sono trovato a passare dalla zona per andare da un cliente in centro. Incuriosito sono andato a Martin Place, la zona pedonale su cui si affaccia il cafè Lindt.

La prima cosa che ho notato arrivando è stata la coda dal fioraio. E' successo che all'alba i primi passanti hanno deposto spontaneamente dei fiori, tra cui una mia amica che andando al lavoro ha deposto il primo mazzo e poi ho trovato la sua foto sui giornali, qua sotto.



Alle 9 c'erano già un centinaio di mazzi e molto cronisti che intervistavano i passanti con le solite domande di rito, specialmente quelli di aspetto mediorientale.



Il cafè Lindt era pochi metri piu avanti nella piazza, ma la polizia aveva delimitato la zona anche perchè i rilievi della scientifica andranno avanti per giorni per stabilire la dinamica della sparatoria che ha ferito quasi tutti gli ostaggi rimasti e ucciso due di loro e il sequestratore.

Col passare delle ore la piazza si è riempita, questa una foto fatta il giorno dopo e mostra solo una delle aree dove sono stati deposti i fiori.
a causa della quantità di fiori hanno dovuto allestire altre due aree come questa. Incredibile anche il profumo che si sentiva per la piazza.


#IWillRideWithYou
Questa è stata davvero interessante e mi ha consentito di fare una riflessione sui social media.
Lunedi pomeriggio, in pieno assedio, una donna a Brisbane (800km di distanza) ha pubblicato su Twitter un post che è diventato virale nel giro di qualche ora.
Ha raccontato che mentre era sul treno una donna musulmana di fronte a lei con lo sguardo triste si è levata il copricapo nel timore di rappresaglie da parte degli altri viaggiatori, potenzialmente inferociti con gli arabi da quanto stava avvenendo a Sydney.
Al che la donna del post le ha detto "Rimettiti il copricapo, non devi aver paura, io camminerò con te". E poi si sono abbracciate piangendo...

Questa la storiella che è stata pubblicata su Twitter e ricondivisa da mezzo milione di persone in tutto il mondo. Ho anche visto gente che pubblicava annunci del tipo "domani alle 9 prendo l'autobus x per andare in centro, se vuoi che ti accompagni troviamoci alla fermata y. I will ride with you!"
Insomma, mentre a Sydney si svolgeva il dramma vero con 17 persone ostaggio di un fanatico islamico che diceva di avere addosso una bomba e di aver piazzato altre bombe in giro per la città, la gente si mobilitava per difendere i musulmani da una ipotetica intolleranza nei loro confronti.
La verità è che non ci sono state ritorsioni di nessun tipo verso i musulmani, chi conosce l'Australia sa quanto siano improbabili. Certamente quando un islamico si mette a uccidere persone indifese per motivi politico-religiosi non è che faccia una bella pubblicità ai suoi simili, ma i musulmani in Australia non hanno bisogno di alcuna tutela speciale. La società è multirazziale e senza tensioni particolari, e ci sono fior di leggi per punire chi offende per motivi di razza o religione.  E poi a Sydney ci sono un'infinità di mediorientali, tutta la zona ovest della città è loro, non stiamo certo parlando di una minoranza.
In secondo luogo la storia dell'incontro sul treno è una bufala, come ha poi confessato l'autrice. In realtà ha solo visto una donna in distanza che si è levata il copricapo, magari solo perchè aveva caldo o doveva grattarsi la testa, e da lì ha ricamato tutto il resto. Tutto qui.


E allora perchè dire che un islamico ha bisogno di protezione per viaggiare sui mezzi pubblici facendo passare gli australiani per razzisti violenti?
Io la risposta me la sono data, ed è la stessa dell'ice bucket challenge di qualche mese fa. La gente ha scoperto che costruirsi una buona reputazione sui media non costa nulla ed è facile: basta cliccare sul pulsante "condividi" scimmiottando quello che fanno gli altri. Condividi il post #IWillRideWithYou e ti sei guadagnato la stellina di difensore della libertà di culto senza aver fatto nulla di concreto.
Ti rovesci un secchio sulla testa, dici agli altri di donare dei soldi e hai fatto la figura del benefattore senza scucire un centesimo.
E' il peggior egoismo, quello mascherato da altruismo.
Stimo molto di piu' coloro che hanno speso soldi e tempo per deporre un inutile fiore in Martin Place. Hanno assolto un desiderio interiore senza la pretesa di aiutare nessuno. E poi per me una piazza straordinariamente ricoperta da migliaia di fiori dimostra la coesione della società australiana molto di piu' di uno stupido ashtag costruito a tavolino.

martedì 16 dicembre 2014

Gite scolastiche

La giornata di oggi è stata monopolizzata dalle notizie sul terrorista barricato in un bar del centro.
In Italia siamo abituati un po' a tutto: chi come me ha una certa età ha visto stragi, aerei abbattuti, primi ministri rapiti e uccisi, aeroporti assaltati, autobombe, ... ma qui sul suolo australiano non è mai successo nulla di rilevante.
L'atto piu' sanguinoso è stata la bomba a Bali nel 2002, dove 88 vittime su 202 erano australiane, e poi l'aereo abbattuto sopra la Ucraina qualche mese fa dove c'erano 27 australiani.

Comunque oggi ci sono state anche due cose simpatiche che vi voglio raccontare.

Stamattina una scolaresca delle superiori è venuta in visita nella mia azienda e gli organizzatori mi avevano chiesto di fare un incontro con i ragazzi raccontando la mia storia. Non perchè la mia vita sia particolare, credo che piu di metà dei colleghi non sia nata in Australia, ma forse perchè un italiano fa sempre colore :-)
Mi sono trovato davanto una quindicina di studenti, di cui 10 orientali, 4 indiani e 1 solo caucasico. L'obiettivo era quello di aiutarli a decidere che indirizzo universitario scegliere. Ho parlato della mia vita, della passione per l'informatica fin dal mio primo computer, degli studi di economia e di come sono finito a lavorare sui computer. Ho cercato di dare un taglio umano, dicendo che magari non sarò diventato l'astronauta che sognavo da bambino, ma il lavoro mi ha consentito di dare un tetto alla mia famiglia e di girare il mondo, piccoli traguardi per chi come me si accontenta.
Boh, sarà stato l'humor italiano, o forse che non ho glorificato il lavoro che faccio... davanti a me facce di pietra che mi mettevano a disagio.  La mia era probabilmente la chiacchierata piu' sincera e disinteressata a cui hanno assistito oggi, se non l'hanno apprezzata peggio per loro.

Sempre oggi mia figlia Giulia di 11 anni aveva una gita scolastica alla spiaggia per una lezione di surf.
Parlando di sogni dell'infanzia, non credo di aver mai neanche sognato una cosa del genere, troppo incredibile perfino per l'immaginazione di un bambino!
Quindi la sua classe ha preso un bus fino alla spiaggia, ricevute le spiegazioni dei bagnini si sono cimentati a prendere le onde sulle tavole da surf con un aiutino dagli istruttori,  poi simulazioni di salvataggio in acqua in cui a turno ogni bambino faceva la parte del bagnino e della vittima, poi bagno dove le onde si frangono, cricket e beach volley per chiudere la giornata balneare.
Che bambina fortunata... un giorno voltandosi indietro se ne renderà conto.

 

sabato 6 dicembre 2014

Fumare in Australia

Una delle cose che mi piace di questo paese è che hanno pensato ai diritti di chi non fuma.
Anche l'Italia, paese poco incline alle regole, ha fatto passi da gigante in questi ultimi 15 anni, ma l'Australia ha fatto molto di piu', con campagne feroci ed efficaci tipo il packaging obbligatorio per tutte le sigarette.
Poi c'è sempre chi pensa che  "se uno vuole fumare fuma lo stesso", che a me suona superficiale quanto dire "se vogliono entrarti in casa lo fanno anche se metti la porta blindata". Guardate le immagini qua sotto e giudicate voi. Provate anche a immaginare un fumatore che deve spiegare ai propri figli come mai ci sono quelle foto sulle scatole.
E poi i dati parlano chiaro: ad oggi l'Australia è uno dei paesi con minore tasso di fumatori, segno che le scelte coraggiose pagano, senza farsi condizionare dai colossi del tabacco (peraltro nessuno dei quali australiano).

Le norme per i pacchetti, a prescindere dalla marca devono essere tutti uguali. Tutte le regole del marketing sono sovvertite, a cominciare dal colore verde muffa.
mi spiegava un amico fumatore che quando gli viene dato un pacchetto con una foto particolarmente cruda chiede di cambiarlo con un altro.


E visto che è vietato fare la pubblicità, coerentemente le sigarette
devono essere contenute all'interno di un armadio chiuso alle spalle del cassiere in modo da non essere visibili sul punto vedita e non stimolare l'acquisto d'impulso. 

E per chi nonostante tutto decide di fumare le difficoltà non sono finite...

Spiagge
Vietato fumare nelle principali spiagge.
Mi ricordo anni fa alle Baleari, mesi di attesa sognando il momento in cui mi sarei sdraiato sotto un albero, cullato dal fruscio delle onde respirando il profumo del mare e dei cespugli scaldati dal sole... e invece no: passavo il tempo a smoccolare per la puzza dell'immancabile fumatore sopravento. Il che mi ricorda una frase del libro l'Arte di Viaggiare "I
t seems we may best be able to inhabit a place when we are not faced with the additional challenge of having to be there".
Fatto sta che quando dicevo "ma perchè non vietano il fumo in spiaggia?" tutti mi guardavano come un pazzo estremista.... eppure oggi vivo in un paese in questo sogno è realtà.

Ristoranti e bar all'aperto
Avete presente quando arriva l'estate e la vostra cena all'aperto viene rovinata dai vicini di tavolo che fumano una sigaretta ogni 5 minuti e non potete neanche lamentarvi perchè questi vi risponderebbero "ma che vuoi? sono all'aperto!"?
Qui dal prossimo luglio sarà proibito fumare a meno di 4 metri da persone che mangiano all'aperto e a meno di 10 dalle bancarelle che alle fiere servono cibo. Le nuove norme

Parchi Nazionali
Da qualche giorno è entrato in vigore il divieto di fumo in tutti i parchi.

Strade
Vietato fumare a meno di 4 metri dagli ingressi degli edifici pubblici (per evitare la concentrazione causata da chi esce apposta per fumare). Da Luglio si applica anche a tutti gli hotel, bar e ristoranti.
Vietato alle fermate di autobus, treni e taxi
E si comincia a bonificare anche le aree pedonali della città, come la zona di Martin Place a Sydney.

Insomma, fumare nelle zone urbanizzate dell'Australia diventa sempre piu' difficile e non è solo un fatto di divieto ma anche di disapprovazione sociale nei confronti del fumo passivo. L'onere si inverte e ora è il fumatore che prima di accendersi una sigaretta deve chiedersi se è nel luogo giusto per farlo. Qui alle volte può capitare che i fumatori si appartino in una zona del marciapiede lontano dal passaggio anche in assenza di un divieto, perchè evidentemente si sentono a disagio. Lo stesso fa un mio collega, nonostante sia passato alle sigarette elettroniche, perchè teme di suscitare la disapprovazione da parte di chi scambia  il suo fumo per vero.