Il viaggio prosegue, direzione Nord verso la laguna Monkey Mia e piu' su la barriera corallina Ningaloo Reef.
Monkey Mia
Monkey Mia è una delle destinazioni che attrae turisti da tutto il mondo per vedere i delfini che vengono a riva tra i bagnanti. Anche noi non abbiamo avuto dubbi nonostante ci costringesse a fare qualche ora di strada in piu' per raggiungere la punta di una penisola.
La cosa funziona cosi: ogni mattina alle 8 una manciata di delfini si avvicina alla spiaggia per mangiare i pesci distribuiti dai ranger.
Tutto sommato una cosa interessante da vedere, considerando che i delfini non sono in un acquario ma vengono di loro iniziativa e si avvicinano al bagnasciuga fino a nuotare in 30 cm d'acqua. Per contro la ressa di gente e il villaggio turistico circostante distraggono e disturbano quello che sarebbe altrimenti un incontro eccezionale.
Mi spiego: se mentre sei in giro capiti in una spiaggia dove trovi dei delfini che ti girano tra le gambe gridi al miracolo. Diverso è il caso se pianifichi il viaggio apposta sapendo cosa ti aspetta, sopportando varie ore di strada pensando a questi di delfini, all'arrivo paghi un biglietto per accedere alla spiaggia, ti trovi 200 persone attorno e devi ascoltare per 15 minuti i ranger che ti spiegano tutto quello che non puoi fare, a cominciare dal non poter entrare in acqua...
La realtà è che tutta l'economia della penisola gira attorno a questi delfini e se non ci fossero regole per tenere i turisti a distanza sarebbe un macello, tutti a toccarli, a offrire pesci e a inseguirli con la gopro. Addio delfini e addio turismo.
Che poi i delfini per loro natura non sono affatto socievoli con i bagnanti, è molto raro che siano interessati ad una persona che nuota, a differenza delle foche che alle volte si avvicinano per curiosare.
Comunque sia è il mio giorno fortunato perchè insieme ad altri 3 vengo scelto a caso (su 200 presenti) per dare un pesce ai delfini e mi è concesso entrare in acqua fino al polpaccio invece che assistere dalla spiaggia.
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| questi tipi di delfini sono chiamati "naso a bottiglia" |
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| un po' preoccupato perchè il pesce che ho buttato in acqua si è posato sul mio piede |
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| piede salvo e delfino che se ne va col pesce in bocca |
"bagno con i delfini" fatto, possiamo riprendere il viaggio.
La penisola di Monkey Mia ha delle spiagge con acqua turchese spettacolare, ma purtroppo flagellate dalle mosche. Come esci dal camper ti trovi una nuvola di mosche che ti si posano su occhi, naso, bocca e orecchi. Ci sarebbero volute le reti da mettere in testa ma non le avevamo ancora comperate. Risultato: dopo un minuto all'esterno devi scappare nel camper, dove continui la battaglia cercando di uccidere le 20 mosche che ti sono entrate nell'abitacolo nei 3 secondi che hai tenuto aperta la portiera.
Le mosche sono un fastidio in molte zone dell'Australia durante l'estate, l'anno scorso mi rovinarono piu' di un barbeque quando andammo a far campeggio nel bosco, ma in Western Australia possono arrivare ad essere un ostacolo insormontabile e continuo a stupirmi che nessuna guida ne parli.
| quei sassi che vedete sono stromatoliti, ossia organismi che per 3 miliardi di anni hanno trasformato l'anidride carbonica in ossigeno preparando l'ecosistema che ha consentito lo sviluppo della vita sulla terra http://it.wikipedia.org/wiki/Stromatoliti |
| una delle lagune di Monkey Mia, dall'alto si possono scorgere squali e tartarughe che si muovono nell'acqua bassa (qui non visibili) |
| Ci rimettiamo in strada, il paesaggio resta monotono ma ogni tanto veniamo allietati da qualche piccola tromba d'aria |
| Il Kalbarri National Park. Carino benchè non spettacolare come i parchi dell'ovest americano a cui assomiglia |
Ningaloo Reef
La meta più remota del nostro viaggio è il Nigaloo Reef, una delle due barriere coralline dell'Australia. A differenza del Great Barrier Reef (costa Est), il Nigaloo ha il vantaggio di essere direttamente sulla costa e quindi fruibile senza lunghe trasferte in barca.
Mi ero documentato e ne avevo letto un gran bene, per farvi un'idea basta vedere le foto che appaiono cercando le immagini su google.
Devo dire che da appassionato di vita marina mi aspettavo molto e ho trovato poco.
Ho fatto snorkeling in due località consigliate dalla Lonely Planet e anche dai ranger a cui mi sono rivolto dicendo di essere esigente. Pochi pesci tropicali e corallo quasi tutto marrone, decisamente non quello che viene descritto nelle guide e non meritevole delle tante ore di guida per arrivarci. Ma per poterlo dire bisogna averlo visto. E qui ritorniamo al tema aspettative, probabilmente essermi immerso in tante località spettacolari come Mar Rosso, Maldive e Messico mi ha reso un po' esigente e non riesco ad apprezzare di fare tanta strada per 4 pesci colorati.
Uno dei motivi che rende Nigaloo famosa è il passaggio degli squali balena da aprile a ottobre, per vederli è necessario recarsi in punti particolari portati da una barca al prezzo modico di 150$. Ecco, tornando al discorso aspettative, gli squali balena li vidi del tutto inaspettatamente un giorno che facevo il bagno davanti al resort in cui alloggiavo in Mar Rosso. Di sicuro una emozione diversa dal partecipare ad una escursione dal risultato scontato. Questa la ripresa fatta in apnea quel giorno
Può essere che con delle escursioni in barca si arrivi a punti piu' interessanti, ma la nostra tabella di marcia ci consentiva solo brevi soste quindi il mio giudizio negativo sul tanto acclamato Ningaloo reef non può che essere relativo.
| Nigaloo Reef |
| Nigaloo Reef |
Una riflessione
Ogni tanto mi domando se non stia diventando troppo esigente e credo che molti amici vedendo le foto lo stiano pensando. C'è stato un delfino che ha mangiato un pesce appoggiato sul mio piede, poi ho fatto il bagno nella barriera corallina e ho guidato per il deserto rosso australiano circondato dai canguri, eppure resta sempre qualcosa che mi disturba esattamente come descritto ne L'Arte di Viaggiare di Alan Botton quando parla della trepidazione dell'aspettativa di un viaggio, quando guardi una foto dell'acqua cristallina e pensi "voglio essere lì, perchè lì mi sentirei in paradiso". E poi racconta delle sensazioni deludenti nell'essere effettivamente immerso in quella destinazione, con la mente dirottata sui piccoli inconvenienti che la foto non ti trasmetteva. Nel mio caso le mosche, i pochi pesci, l'acqua meno cristallina di quanto appariva in foto, la sensazione che stessi perdendo il mio tempo prezioso nel posto sbagliato, le tante ore di guida per arrivare lì o le decisioni da prendere riguardo cosa fare nel resto della giornata.
E' come se riuscisse facile proiettarsi in una immagine statica, facile come ritagliare una foto di se stessi e incollarla sul depliant dell'agenzia di viaggi, ma poi una volta che si raggiunge la meta la si vive accompagnati da frammenti di passato e dalle incognite del futuro, senza mai riuscire a realizzare quel fotogramma perfetto che ci ha spinti a fare il viaggio.
continua....




































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