venerdì 16 gennaio 2015

Western Australia (1) - Rottnest Island

Eccoci di ritorno dopo 3.500 km su e giù per la costa ovest dell'Australia.

in giallo i posti visti in questi due anni, a sinistra il percorso sulla West Coast

Oramai dopo due anni di Australia sto cominciando a formarmi un'idea di questo continente grande quanto gli Stati Uniti. Benchè ne abbia visto solo una percentuale minima, ho visitato buona parte delle aree abitate, cioè la costa Est e Ovest. Nel grande centro del continente non c'è nulla, solo deserto, cammelli allo stato brado (portati dall'Africa e abbandonati al loro destino quando i veicoli li hanno resi inutili) e canguri.   Si, va bene, c'è anche Uluru e qualche parco nazionale, ma non molto altro.
Tornando al confronto con gli Stati Uniti, se consideriamo la ricchezza geologica del west americano possiamo dire che l'entroterra australiano è una monotona pianura arida dove nessun uomo assennato vorrebbe vivere. Piatta, arida, calda, inospitale e in definitiva inutile. Questo spiega perchè i coloni sono stati così magnanimi del conferire grandi aree dell'entroterra alle comunità aborigene.

Ma limitiamoci al Western Australia, vi potrei raccontare di cose stupefacenti come quelle che si vedono sui depliant dei viaggi: incontri con i delfini, deserti, canguri, barriere coralline e pesci tropicali (tutto peraltro vero), ma vi direi solo un lato della medaglia. Visto che non vendo viaggi organizzati nè ho interesse a far rosicare chi non ci è stato, vi posso raccontare liberamente le mie impressioni positive e negative.
In sintesi credo sia stato un viaggio necessario volendo conoscere quel lato dell'Australia, ma al di sotto delle aspettative, specialmente considerando l'investimento in termini di soldi e tempo. Chi avrà la pazienza di leggere le varie puntate del viaggio potrà farsi una idea di quello che intendo.

Perth
E' una città in forte sviluppo grazie al boom delle miniere della zona, ovunque guardi vedi una gru e un cantiere, ma come dicono i locali "è rimasto un grande paese di campagna". Poco traffico, case a buon mercato, tanto spazio, l'opposto di Sydney, e capisco perchè sia sempre in cima alla classifica della qualità della vita.
Il che mi porta a pensare se non fosse stato meglio vivere a Perth invece che a Sydney, ma basta poco per capire che è stato molto meglio così. Perth è veramente isolata all'interno di un continente che è già isolato di suo. E' l'unica grossa città nel raggio di 2000 km visto che le altre sono tutte sulla parte est del continente, dove clima e terreno fertile hanno favorito gli insediamenti. Evidentemente l'indice di qualità della vita non tiene conto di tutto.
Perth è costruita sull'estuario di un fiume, e il suo sbocco sul mare è rappresentato da Fremantle, famosa anche per essere stata una sede dell'America's Cup anni fa dopo che fu vinta da una barca australiana.
Di interessante a Freemantle la fabbrica della birra Little Creatures e la prigione oramai in disuso, costruita dai galeotti inglesi che arrivarono qui prima ancora che ci fosse una prigione ad ospitarli. Qui un precedente post a chi fosse interessato.
alla fabbrica della birra Little Creatures
nel dubbio meglio tornarci due volte


Rottnest Island
A un'ora di traghetto si sbarca su un'isola incantevole, senza automobili e da girare in bicicletta. Baie e spiagge con acqua cristallina, pesci tropicali e aragoste, le foto parlano da sole. Ci ero già stato un anno fa da solo passando da Perth per lavoro, qui il post.
E' l'unico posto al mondo dove sopravvivono i Quokka, dei piccoli marsupiali che si lasciano accarezzare. L'isola fu scoperta da un olandese che credendo si trattasse di topi chiamo' l'isola "nido di topi" (rott nest).
Nota negativa: la nefasta moscha australiana (aussie fly) che in questa stagione ti ronza attorno alla faccia cercando di entrare negli orifizi attratta dai fluidi corporei: occhi, naso, bocca e orecchie. Un vero tormento che ci ha reso la permanenza su alcune spiagge impossibile. Perfino fare una fotografia può diventare una impresa se mentre hai le mani occupate senti una mosca che si infila nell'orecchio o la vedi tra l'occhio e il mirino.

















continua...

giovedì 1 gennaio 2015

L'aviatore Bert Hinkler

Bert Hinkler, a destra

Non si può certo dire che sia famoso come Lindbergh, però qui gode di una certa notorietà.
Nasce nel 1892 figlio di un pastore di Bundaberg, un paesino nel Queensland australiano. Non direste che questo ragazzo di campagna nato tra le fattorie di uno dei posti piu remoti della Terra avrebbe avuto la benchè minima possibilità di diventare un pioniere dell'aviazione, eppure per una serie di eventi fortuiti ci riuscì.
Fin da bambino fu affascinato dal volo degli uccelli, in particolare gli eleganti ibis che qui sono molto frequenti.

Prendendo spunto dalla geometria di quegli uccelli, a 19 anni costruì un aliante che gli consentì di volare per 30 metri sul pendio della spiaggia di Bundaberg. Guardate bene questo aliante perchè dopo 80 anni se ne tornerà a parlare.




L'anno successivo un pilota americano stava facendo un tour dell'Australia per pubblicizzare il suo aereo Bleriot e Bert riesce ad incontrarlo e parlargli della sua passione per il volo, riuscendo perfino a risolvergli un problema sul suo Bleriot.
Mancando una industria aeronautica in Australia, si imbarca alla volta dell'Inghilterra dove trova lavoro in una fabbrica di aeroplani.
Scoppia la Prima Guerra Mondiale e Bert viene impiegato come pilota per la RAF sulle alpi italiane.
Finita la guerra riprende a volare per passione e nel 1928 diventa famoso per essere stato il primo a compiere una trasvolata in solitario da Londra all'Australia (in 15 giorni) nonchè per essere stato il secondo, dopo Lindbergh, ad attraversare l'Oceano Atlantico.

a bordo del velivolo durante la trasvolata Inghilterra - Australia. Immaginatevi fare tutta quella strada senza neanche una protezione dalle intemperie!
 
dopo il suo arrivo a Bundaberg nel 1928, il velivolo viene smontato e rimorchiato. Carri trainati da cavalli e alcune auto parcheggiate al centro della carreggiata tra i pali della corrente.

Questa notorietà non lo fece diventare ricco, ma gli fornì le risorse per continuare a volare e questa era l'unica cosa di cui gli importasse.
Arriviamo al gennaio 1933 e Bert riparte ancora da Londra alla volta dell'Australia nel tentativo di battere il record di velocità, ma non arriverà mai a Brindisi dovre avrebbe dovuto rifornirsi dopo la prima tappa.
Il mistero si risolve quattro mesi dopo, con il disgelo delle nevi sul monte Pratomagno (appennino toscano), un cane di un carbonaio rinviene il corpo di Bert e il velivolo distrutto nelle vicinanze. Secondo la ricostruzione, Bert rimase senza motore e fece un atterraggio di emergenza in una zona priva di spiazzi. Ferito, riuscì ad allontanarsi per 80 metri dal velivolo in fiamme prima di soccombere. Qui un articolo dell'epoca.

i resti del velivolo sull'appennino toscano

Mussolini, impressionato dall'audacia di Bert, volle che fosse sepolto con gli onori militari nel cimitero protestante di Firenze.

la sua tomba al giorno d'oggi a Firenze


Bert trascorse gran parte della sua vita in un cottage in Inghilterra, dove progettò nuovi aerei e missioni temerarie. Nel 1982 quel cottage era destinato all'abbattimento ma nel suo paese natale di Bundaberg venne istituita una raccolta di fondi che con 60.000$ permise di smontarlo e trasportarlo al museo di Bundaberg.
il suo cottage inglese come si presenta ora a Bundaberg


Ma non è finita qui.
Nel 1986 Don Lind, un astronauta della NASA, si recò al museo Bert Hinkler a Bundaberg per partecipare a una sua commemorazione. Il museo gli regalò un frammento di legno levigato a mano che faceva parte dell'aliante costruito da Bert.
Don poi decise di regalarlo a Dick Scobee, comandante della prossima missione dello Space Shuttle, il quale volle portarlo nello spazio con sè per onorare la memoria del trasvolatore australiano. Purtroppo stiamo parlando dello shuttle Challenger che si disintegrò in volo dopo pochi secondi dopo il decollo.
Incredibilmente il pezzo di legno si salvò dal disastro, protetto dalla busta e dall'armadietto in cui era riposto. Venne recuperato tra i rottami nell'Oceano Atlantico e per volere della vedova del comandante dello Shuttle venne restituito al museo di Bundaberg da cui proveniva e dove si trova tutt'ora.

il famoso frammento di aliante. Se Bundaberg non fosse a 1000km da Sydney mi piacerebbe farci una visita


Ma la storia di Bert continua ad essere di attualità e a collegare Italia e Australia. Un mese fa è stato deciso che due blocchi di pietra della spiaggia di Bundaberg dove Bert imparò a volare sul suo aliante verranno inviati in Italia per ricavarne sculture da collocare nei punti in cui è stato rinvenuto l'aereo e il corpo. Ci sarà inoltre un sentiero a collegare i due monumenti, una bacheca informativa e un messaggio del primo ministro australiano. Inaugurazione prevista per Luglio 2015 alla presenza dell'ambasciatore australiano. Se vi capita di fare una escursione al Monte Pratomagno fateci un salto.

giovedì 25 dicembre 2014

Buon Natale amici vicini e lontani


Babbo Natale ha pensato anche a Candy: un bell'orecchio di maiale secco




Per vedere il "dietro le quinte" cliccare sulla foto. Nella speranza che ci fosse almeno una foto in cui tutti e 4 guardiamo in macchina ho messo lo scatto automatico ogni secondo, con i passanti che ci guardavano strano. Alla fine mi sono trovato con 500 scatti e mentre li scorrevo velocemente mi è venuta l'idea di farne un videoclip, con la musica dell'analoga scena dell'Arancia Meccanica.


domenica 21 dicembre 2014

Jihad vera e # finti

Di sicuro avrete sentito dell'invasato islamico che si è barricato in un caffè del centro di Sydney.  Le notizie le trovate su internet, ho visto che perfino il Corriere della Sera ha dedicato la home page all'evento mentre era in corso, quello che posso darvi è la prospettiva dell'uomo della strada.

Martedi' mattina, 6 ore dopo l'irruzione della polizia, mi sono trovato a passare dalla zona per andare da un cliente in centro. Incuriosito sono andato a Martin Place, la zona pedonale su cui si affaccia il cafè Lindt.

La prima cosa che ho notato arrivando è stata la coda dal fioraio. E' successo che all'alba i primi passanti hanno deposto spontaneamente dei fiori, tra cui una mia amica che andando al lavoro ha deposto il primo mazzo e poi ho trovato la sua foto sui giornali, qua sotto.



Alle 9 c'erano già un centinaio di mazzi e molto cronisti che intervistavano i passanti con le solite domande di rito, specialmente quelli di aspetto mediorientale.



Il cafè Lindt era pochi metri piu avanti nella piazza, ma la polizia aveva delimitato la zona anche perchè i rilievi della scientifica andranno avanti per giorni per stabilire la dinamica della sparatoria che ha ferito quasi tutti gli ostaggi rimasti e ucciso due di loro e il sequestratore.

Col passare delle ore la piazza si è riempita, questa una foto fatta il giorno dopo e mostra solo una delle aree dove sono stati deposti i fiori.
a causa della quantità di fiori hanno dovuto allestire altre due aree come questa. Incredibile anche il profumo che si sentiva per la piazza.


#IWillRideWithYou
Questa è stata davvero interessante e mi ha consentito di fare una riflessione sui social media.
Lunedi pomeriggio, in pieno assedio, una donna a Brisbane (800km di distanza) ha pubblicato su Twitter un post che è diventato virale nel giro di qualche ora.
Ha raccontato che mentre era sul treno una donna musulmana di fronte a lei con lo sguardo triste si è levata il copricapo nel timore di rappresaglie da parte degli altri viaggiatori, potenzialmente inferociti con gli arabi da quanto stava avvenendo a Sydney.
Al che la donna del post le ha detto "Rimettiti il copricapo, non devi aver paura, io camminerò con te". E poi si sono abbracciate piangendo...

Questa la storiella che è stata pubblicata su Twitter e ricondivisa da mezzo milione di persone in tutto il mondo. Ho anche visto gente che pubblicava annunci del tipo "domani alle 9 prendo l'autobus x per andare in centro, se vuoi che ti accompagni troviamoci alla fermata y. I will ride with you!"
Insomma, mentre a Sydney si svolgeva il dramma vero con 17 persone ostaggio di un fanatico islamico che diceva di avere addosso una bomba e di aver piazzato altre bombe in giro per la città, la gente si mobilitava per difendere i musulmani da una ipotetica intolleranza nei loro confronti.
La verità è che non ci sono state ritorsioni di nessun tipo verso i musulmani, chi conosce l'Australia sa quanto siano improbabili. Certamente quando un islamico si mette a uccidere persone indifese per motivi politico-religiosi non è che faccia una bella pubblicità ai suoi simili, ma i musulmani in Australia non hanno bisogno di alcuna tutela speciale. La società è multirazziale e senza tensioni particolari, e ci sono fior di leggi per punire chi offende per motivi di razza o religione.  E poi a Sydney ci sono un'infinità di mediorientali, tutta la zona ovest della città è loro, non stiamo certo parlando di una minoranza.
In secondo luogo la storia dell'incontro sul treno è una bufala, come ha poi confessato l'autrice. In realtà ha solo visto una donna in distanza che si è levata il copricapo, magari solo perchè aveva caldo o doveva grattarsi la testa, e da lì ha ricamato tutto il resto. Tutto qui.


E allora perchè dire che un islamico ha bisogno di protezione per viaggiare sui mezzi pubblici facendo passare gli australiani per razzisti violenti?
Io la risposta me la sono data, ed è la stessa dell'ice bucket challenge di qualche mese fa. La gente ha scoperto che costruirsi una buona reputazione sui media non costa nulla ed è facile: basta cliccare sul pulsante "condividi" scimmiottando quello che fanno gli altri. Condividi il post #IWillRideWithYou e ti sei guadagnato la stellina di difensore della libertà di culto senza aver fatto nulla di concreto.
Ti rovesci un secchio sulla testa, dici agli altri di donare dei soldi e hai fatto la figura del benefattore senza scucire un centesimo.
E' il peggior egoismo, quello mascherato da altruismo.
Stimo molto di piu' coloro che hanno speso soldi e tempo per deporre un inutile fiore in Martin Place. Hanno assolto un desiderio interiore senza la pretesa di aiutare nessuno. E poi per me una piazza straordinariamente ricoperta da migliaia di fiori dimostra la coesione della società australiana molto di piu' di uno stupido ashtag costruito a tavolino.

martedì 16 dicembre 2014

Gite scolastiche

La giornata di oggi è stata monopolizzata dalle notizie sul terrorista barricato in un bar del centro.
In Italia siamo abituati un po' a tutto: chi come me ha una certa età ha visto stragi, aerei abbattuti, primi ministri rapiti e uccisi, aeroporti assaltati, autobombe, ... ma qui sul suolo australiano non è mai successo nulla di rilevante.
L'atto piu' sanguinoso è stata la bomba a Bali nel 2002, dove 88 vittime su 202 erano australiane, e poi l'aereo abbattuto sopra la Ucraina qualche mese fa dove c'erano 27 australiani.

Comunque oggi ci sono state anche due cose simpatiche che vi voglio raccontare.

Stamattina una scolaresca delle superiori è venuta in visita nella mia azienda e gli organizzatori mi avevano chiesto di fare un incontro con i ragazzi raccontando la mia storia. Non perchè la mia vita sia particolare, credo che piu di metà dei colleghi non sia nata in Australia, ma forse perchè un italiano fa sempre colore :-)
Mi sono trovato davanto una quindicina di studenti, di cui 10 orientali, 4 indiani e 1 solo caucasico. L'obiettivo era quello di aiutarli a decidere che indirizzo universitario scegliere. Ho parlato della mia vita, della passione per l'informatica fin dal mio primo computer, degli studi di economia e di come sono finito a lavorare sui computer. Ho cercato di dare un taglio umano, dicendo che magari non sarò diventato l'astronauta che sognavo da bambino, ma il lavoro mi ha consentito di dare un tetto alla mia famiglia e di girare il mondo, piccoli traguardi per chi come me si accontenta.
Boh, sarà stato l'humor italiano, o forse che non ho glorificato il lavoro che faccio... davanti a me facce di pietra che mi mettevano a disagio.  La mia era probabilmente la chiacchierata piu' sincera e disinteressata a cui hanno assistito oggi, se non l'hanno apprezzata peggio per loro.

Sempre oggi mia figlia Giulia di 11 anni aveva una gita scolastica alla spiaggia per una lezione di surf.
Parlando di sogni dell'infanzia, non credo di aver mai neanche sognato una cosa del genere, troppo incredibile perfino per l'immaginazione di un bambino!
Quindi la sua classe ha preso un bus fino alla spiaggia, ricevute le spiegazioni dei bagnini si sono cimentati a prendere le onde sulle tavole da surf con un aiutino dagli istruttori,  poi simulazioni di salvataggio in acqua in cui a turno ogni bambino faceva la parte del bagnino e della vittima, poi bagno dove le onde si frangono, cricket e beach volley per chiudere la giornata balneare.
Che bambina fortunata... un giorno voltandosi indietro se ne renderà conto.

 

sabato 6 dicembre 2014

Fumare in Australia

Una delle cose che mi piace di questo paese è che hanno pensato ai diritti di chi non fuma.
Anche l'Italia, paese poco incline alle regole, ha fatto passi da gigante in questi ultimi 15 anni, ma l'Australia ha fatto molto di piu', con campagne feroci ed efficaci tipo il packaging obbligatorio per tutte le sigarette.
Poi c'è sempre chi pensa che  "se uno vuole fumare fuma lo stesso", che a me suona superficiale quanto dire "se vogliono entrarti in casa lo fanno anche se metti la porta blindata". Guardate le immagini qua sotto e giudicate voi. Provate anche a immaginare un fumatore che deve spiegare ai propri figli come mai ci sono quelle foto sulle scatole.
E poi i dati parlano chiaro: ad oggi l'Australia è uno dei paesi con minore tasso di fumatori, segno che le scelte coraggiose pagano, senza farsi condizionare dai colossi del tabacco (peraltro nessuno dei quali australiano).

Le norme per i pacchetti, a prescindere dalla marca devono essere tutti uguali. Tutte le regole del marketing sono sovvertite, a cominciare dal colore verde muffa.
mi spiegava un amico fumatore che quando gli viene dato un pacchetto con una foto particolarmente cruda chiede di cambiarlo con un altro.


E visto che è vietato fare la pubblicità, coerentemente le sigarette
devono essere contenute all'interno di un armadio chiuso alle spalle del cassiere in modo da non essere visibili sul punto vedita e non stimolare l'acquisto d'impulso. 

E per chi nonostante tutto decide di fumare le difficoltà non sono finite...

Spiagge
Vietato fumare nelle principali spiagge.
Mi ricordo anni fa alle Baleari, mesi di attesa sognando il momento in cui mi sarei sdraiato sotto un albero, cullato dal fruscio delle onde respirando il profumo del mare e dei cespugli scaldati dal sole... e invece no: passavo il tempo a smoccolare per la puzza dell'immancabile fumatore sopravento. Il che mi ricorda una frase del libro l'Arte di Viaggiare "I
t seems we may best be able to inhabit a place when we are not faced with the additional challenge of having to be there".
Fatto sta che quando dicevo "ma perchè non vietano il fumo in spiaggia?" tutti mi guardavano come un pazzo estremista.... eppure oggi vivo in un paese in questo sogno è realtà.

Ristoranti e bar all'aperto
Avete presente quando arriva l'estate e la vostra cena all'aperto viene rovinata dai vicini di tavolo che fumano una sigaretta ogni 5 minuti e non potete neanche lamentarvi perchè questi vi risponderebbero "ma che vuoi? sono all'aperto!"?
Qui dal prossimo luglio sarà proibito fumare a meno di 4 metri da persone che mangiano all'aperto e a meno di 10 dalle bancarelle che alle fiere servono cibo. Le nuove norme

Parchi Nazionali
Da qualche giorno è entrato in vigore il divieto di fumo in tutti i parchi.

Strade
Vietato fumare a meno di 4 metri dagli ingressi degli edifici pubblici (per evitare la concentrazione causata da chi esce apposta per fumare). Da Luglio si applica anche a tutti gli hotel, bar e ristoranti.
Vietato alle fermate di autobus, treni e taxi
E si comincia a bonificare anche le aree pedonali della città, come la zona di Martin Place a Sydney.

Insomma, fumare nelle zone urbanizzate dell'Australia diventa sempre piu' difficile e non è solo un fatto di divieto ma anche di disapprovazione sociale nei confronti del fumo passivo. L'onere si inverte e ora è il fumatore che prima di accendersi una sigaretta deve chiedersi se è nel luogo giusto per farlo. Qui alle volte può capitare che i fumatori si appartino in una zona del marciapiede lontano dal passaggio anche in assenza di un divieto, perchè evidentemente si sentono a disagio. Lo stesso fa un mio collega, nonostante sia passato alle sigarette elettroniche, perchè teme di suscitare la disapprovazione da parte di chi scambia  il suo fumo per vero.

domenica 30 novembre 2014

Scuola di Polizia




Oggi pomeriggio sento suonare alla porta, essendo in pigiama mando mia moglie ad aprire e mi rifugio in cucina. Mi dice "vieni, c'è la polizia". Trovo due poliziotti, dalla casa di fianco il mio vicino osserva la scena con uno sguardo di chi "lo dicevo io...".
Passo mentalmente in rassegna i motivi per cui potevano essere venuti, non me ne venivano in mente molti, nel dubbio sorrido e faccio il saluto militare in stile Alberto Sordi da vigile. Probabilmente pensano ad una presa per il culo e poi i miei baffi non depongono certo a mio favore.

Cercano un tizio, solo che per fortuna non si chiama come me. Mi fanno vedere un foglio che hanno in mano e vedo che il numero civico è il 28 mentre io sono al 38, peccato che non si tratti del vicino che era lì a guardare se no mi prendevo una birra dal frigo e mi sedevo a godermi lo spettacolo.
Si scusano e se ne vanno.
Passano 10 minuti e mi suona il cellulare, uno sconosciuto mi informa di aver trovato il mio cane che vagabondava per strada. Per fortuna settimana scorsa abbiamo messo la targhetta a Candy col mio numero di telefono!
Lo vado a recuperare, era in braccio ad un vicino che mi dice "erano un po di anni che nessuno mi leccava la faccia cosi".
Torno a casa e trovo il cancello del giardino del retro aperto, e di certo non è stato il cane.
La spiegazione?
I Sydney Vice devono aver circondato la casa di soppiatto prima di suonare il campanello, andando sul retro per bloccare una mia eventuale fuga, e poi andandosene hanno lasciato il cancello aperto.
Tu pensa se quando hanno suonato invece che rifugiarmi in cucina fossi scappato in giardino per non farmi trovare in pigiama... per fortuna qui non hanno il grilletto facile come in America!

L'incidente di cricket

Il cricket è molto popolare in Australia come in tutti i paesi del Commonwealth.
Si tratta di una specie di baseball, con l'aggiunta di due bastoncini posti dietro il battitore.
Un amico mi ha spiegato sommariamente le regole ma come giustamente recita wikipedia "la lunghezza delle partite (possono durare dalle ore a vari giorni), i numerosi intervalli e la terminologia complicata rendono difficilmente comprensibile questo sport agli spettatori poco esperti", difatti ci ho capito poco niente.

Di cricket se ne parla molto questa settimana perchè a Sydney è morto un giocatore durante una partita, colpito dalla palla che avrebbe dovuto ribattere con la mazza.

il momento dell'impatto della palla

La palla ha colpito Phillip Hughes sul collo, in una zona non protetta dal casco, e gli ha danneggiato l'arteria che porta il sangue al cervello. E' rimasto in piedi pochi secondi prima di cadere in avanti privo di sensi. E' morto dopo 3 giorni di coma.



La palla da cricket viene lanciata a 120 km/h, pesa 160 grammi ed è fatta di sughero ma rivestita di corda e di pelle che la rende dura come il legno.


L'incidente ha avuto un grande eco, su tutti i campi sportivi, di ogni sport, c'è stato un minuto di silenzio. Anche molti dei miei vicini hanno esposto in giardino una mazza da cricket.
Perfino Elton John, tifoso di cricket, ha gli dedicato una canzone mentre era in concerto a Monaco di Baviera, con un pensiero rivolto anche al lanciatore Sean Abbott che ha tirato la palla.


venerdì 28 novembre 2014

Movember - aggiornamento 28 Novembre

E anche quest'anno è arrivato finalmente il momento in cui mi posso tagliare i baffi a conclusione della mia partecipazione a Movember.
Devo dire che sono veramente fastidiosi e non capisco come facciano quelli che portano la barba, mi viene da grattarmi di continuo...
Comunque grazie a tutti coloro che hanno donato sulla mia pagina Movember, abbiamo raccolto molto di più dell'anno scorso, ben 848$!


Grazie a tutti, in particolare a...




Grazie Giuseppe, mi sdebito vendendo fotocopie delle tue opere



mercoledì 26 novembre 2014

Il fascino perverso del Golden Gate Bridge

Quando due mesi fa visitai il Golden Gate bridge di San Francisco notai molti cartelli e telefoni per un'estrema offerta di aiuto in caso di depressione, uno ogni 70 metri, tipo questo


Mi ripromisi di approfondire il discorso, ma sono riuscito a farlo solo ora.
Premetto che l'argomento non è dei piu' leggeri perchè si parla di casi di suicidio dal ponte, e che quello che segue potrebbe modificare per sempre la vostra visione idilliaca del ponte come è successo a me. 
In questo blog ho sempre cercato di raccontare aspetti poco noti e questo rientra sicuramente nella categoria. A voi la scelta se proseguire o aspettare il prossimo post in cui si parlerà della crescita dei miei baffi.

Il problema che non esiste
Il Golden Gate nel 2013 ha visto quasi un suicidio alla settimana, in gran parte accaduti nella parte centrale dove il ponte è piu' alto. E' il secondo luogo al mondo come numero di suicidi, dopo il un ponte in Cina. In altre parole se passate una giornata al Golden Gate avete il 15% di probabilità di incappare in un suicida, non  l'avrei mai immaginato.

suicidi all'anno dal Golden Gate
distribuzione del punto di caduta

Eppure di questo triste primato non troverete menzione sui media. Da 20 anni gli organi di stampa hanno smesso di parlarne per evitare che la notorietà del gesto induca proseliti.
Perfino il conteggio delle vittime si è ufficialmente fermato a 997 nel 1995, quando ci fu un'impennata di casi perchè piu' di uno voleva essere ricordato come "il millesimo". La cifra reale, dall'apertura del ponte nel 1933 è di circa 1600 persone.
In generale, e non solo in America, esiste un codice dentologico che detta le regole su come/se divulgare la notizia, sulle parole da usare e sui dettagli da occultare in modo da minimizzare il rischio di emulazioni. Se vi interessa lo trovate riassunto qui.

Il documentario The Bridge
Una clamorosa contravvenzione fu la registrazione del documentario The Bridge nel 2004. Il regista ottenne dalle autorità il permesso di puntare le telecamere sul ponte per tutti i giorni dell'anno, con la scusa di voler immortalare "the powerful, spectacular intersection of monument and nature that takes place every day at the Golden Gate Bridge".
Le reali finalità del documentario erano però tutt'altre: riprendere le persone che si lanciavano dal ponte e successivamente intervistare i parenti per approfondire le loro storie. Queste finalità furono tenute segrete fino alla pubblicazione nel 2006 per due motivi: primo perchè altrimenti non avrebbero mai ottenuto l'autorizzazione a fare riprese e secondo perchè avrebbero incentivato gli aspiranti suicidi in cerca di notorietà.
Per la realizzazione del documentario per un anno i cameramen hanno puntato i teleobiettivi sulle persone che indugiavano nella parte centrale del ponte, specialmente se sole e senza macchina fotografica. In questo modo ripresero 23 dei 24 suicidi di quell'anno e nei casi meno fulminei scongiurarono 6 tentativi avvisando il personale di sicurezza presente sul ponte. Per contro pare che l'aumento dei suicidi negli anni seguenti sia riconducibile proprio al documentario e all'eco che ebbe sui media.
Ho visto il documentario per i 90 minuti della sua durata, in gran parte spesi a intervistare amici e parenti delle vittime, alternati alle immagini di gente che si butta. C'è chi passeggia a lungo avanti e indietro prima di decidersi. Chi arriva vestito da jogging, fa una telefonata, ride, poi appoggia per terra telefono e occhiali scuri e scavalca.  
Nel documentario c'è anche l'intervista ad una delle 40 persone (su 1600) che sono sopravvissute alla caduta. Il ragazzo racconta di come abbia cambiato idea in quei 4 secondi di caduta e cercato di cadere in acqua di piedi.

Non vi sto a raccontare altri dettagli, chi è interessato a saperne di piu può leggere l'articolo di Wikipedia oppure cercarselo su youtube.

Le reti  
Quest'anno c'è stata una impennata di casi: 4 in un giorno di Luglio. A Marzo in una settimana due casi e 5 tentativi bloccati in tempo. Tutto il personale che lavora sul ponte, dai poliziotti agli imbianchini, è stato istruito su come individuare le persone sospette e intervenire, ma vista la facilità di scavalcare il parapetto le probabilità di salvataggio sono basse.
Ma non sono solo aumentati i numeri, ma è scesa l'età delle vittime (in prevalenza 20-30) e la distanza percorsa per venire al Golden Gate: una signora è venuta apposta da Londra e atterrata prese il taxi fino al ponte.
Da decenni c'è chi propone di installare delle reti di protezione, come quelle presenti all'Harbor Bridge di Sydney o la Torre Eiffel, ma hanno sempre prevalso i contrari secondo la filosofia "vivi e lascia vivere" che anima la città. I contrari sostengono che le reti ostruirebbero il panorama e non sarebbero comunque efficaci perchè sposterebbero il problema senza risolverlo. Eppure le statistiche dicono che degli aspiranti suicidi che vengono bloccati dai passanti mentre scavalcano il parapetto, a solo il 6% di loro ci ritenta in un modo o nell'altro.
Ma le cose a breve potrebbero cambiare: nel mese di giugno è stato approvato un progetto che prevede una rete posta 7 metri sotto il marciapiede, che si estende per 7 metri verso l'esterno, per un costo di 66 milioni di $. In questo modo non ci sarebbe un impatto visivo nè per chi guarda dal ponte nè da altri angoli. La rete sarebbe flessibile in modo da far "sprofondare" una persona caduta dentro e rendere impossibile uscirne fino all'arrivo dei soccorsi.


Anche Sydney ha un logo analogo, non è l'Harbor Bridge  visto che è dotato di reti, ma una scogliera alta 80 metri all'ingresso della baia, chiamata The Gap.   Negli ultimi 45 anni un signore che viveva lì vicino ha salvato 164 aspiranti suicidi avvicinandoli e convincendoli a entrare in casa per un tè. Questa persona, morta nel 2012, era nota con il nome di Angelo del Gap.

The Gap all'ingresso del Sydney Harbor