Quando due mesi fa visitai il Golden Gate bridge di San Francisco notai molti cartelli e telefoni per un'estrema offerta di aiuto in caso di depressione, uno ogni 70 metri, tipo questo
Mi ripromisi di approfondire il discorso, ma sono riuscito a farlo solo ora.
Premetto che l'argomento non è dei piu' leggeri perchè si parla di casi di suicidio dal ponte, e che quello che segue potrebbe modificare per sempre la vostra visione idilliaca del ponte come è successo a me.
In questo blog ho sempre cercato di raccontare aspetti poco noti e questo rientra sicuramente nella categoria. A voi la scelta se proseguire o aspettare il prossimo post in cui si parlerà della crescita dei miei baffi.
Il problema che non esiste
Il Golden Gate nel 2013 ha visto quasi un suicidio alla settimana, in gran parte accaduti nella parte centrale dove il ponte è piu' alto. E' il secondo luogo al mondo come numero di suicidi, dopo il un ponte in Cina. In altre parole se passate una giornata al Golden Gate avete il 15% di probabilità di incappare in un suicida, non l'avrei mai immaginato.
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| suicidi all'anno dal Golden Gate |
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| distribuzione del punto di caduta |
Eppure di questo triste primato non troverete menzione sui media. Da 20 anni gli organi di stampa hanno smesso di parlarne per evitare che la notorietà del gesto induca proseliti.
Perfino il conteggio delle vittime si è ufficialmente fermato a 997 nel 1995, quando ci fu un'impennata di casi perchè piu' di uno voleva essere ricordato come "il millesimo". La cifra reale, dall'apertura del ponte nel 1933 è di circa 1600 persone.
In generale, e non solo in America, esiste un codice dentologico che detta le regole su come/se divulgare la notizia, sulle parole da usare e sui dettagli da occultare in modo da minimizzare il rischio di emulazioni. Se vi interessa lo trovate riassunto qui.
Il documentario The Bridge
Una clamorosa contravvenzione fu la registrazione del documentario The Bridge nel 2004. Il regista ottenne dalle autorità il permesso di puntare le telecamere sul ponte per tutti i giorni dell'anno, con la scusa di voler immortalare "the powerful, spectacular intersection of monument and nature that takes place every day at the Golden Gate Bridge".
Le reali finalità del documentario erano però tutt'altre: riprendere le persone che si lanciavano dal ponte e successivamente intervistare i parenti per approfondire le loro storie. Queste finalità furono tenute segrete fino alla pubblicazione nel 2006 per due motivi: primo perchè altrimenti non avrebbero mai ottenuto l'autorizzazione a fare riprese e secondo perchè avrebbero incentivato gli aspiranti suicidi in cerca di notorietà.
Le reali finalità del documentario erano però tutt'altre: riprendere le persone che si lanciavano dal ponte e successivamente intervistare i parenti per approfondire le loro storie. Queste finalità furono tenute segrete fino alla pubblicazione nel 2006 per due motivi: primo perchè altrimenti non avrebbero mai ottenuto l'autorizzazione a fare riprese e secondo perchè avrebbero incentivato gli aspiranti suicidi in cerca di notorietà.
Per la realizzazione del documentario per un anno i cameramen hanno puntato i teleobiettivi sulle persone che indugiavano nella parte centrale del ponte, specialmente se sole e senza macchina fotografica. In questo modo ripresero 23 dei 24 suicidi di quell'anno e nei casi meno fulminei scongiurarono 6 tentativi avvisando il personale di sicurezza presente sul ponte. Per contro pare che l'aumento dei suicidi negli anni seguenti sia riconducibile proprio al documentario e all'eco che ebbe sui media.
Ho visto il documentario per i 90 minuti della sua durata, in gran parte spesi a intervistare amici e parenti delle vittime, alternati alle immagini di gente che si butta. C'è chi passeggia a lungo avanti e indietro prima di decidersi. Chi arriva vestito da jogging, fa una telefonata, ride, poi appoggia per terra telefono e occhiali scuri e scavalca.
Nel documentario c'è anche l'intervista ad una delle 40 persone (su 1600) che sono sopravvissute alla caduta. Il ragazzo racconta di come abbia cambiato idea in quei 4 secondi di caduta e cercato di cadere in acqua di piedi.
Non vi sto a raccontare altri dettagli, chi è interessato a saperne di piu può leggere l'articolo di Wikipedia oppure cercarselo su youtube.
Le reti
Quest'anno
c'è stata una impennata di casi: 4 in un giorno di Luglio. A Marzo in
una settimana due casi e 5 tentativi bloccati in tempo. Tutto il
personale che lavora sul ponte, dai poliziotti agli imbianchini, è stato
istruito su come individuare le persone sospette e intervenire, ma vista la facilità di scavalcare il parapetto le probabilità di salvataggio sono basse.
Ma
non sono solo aumentati i numeri, ma è scesa l'età delle vittime (in
prevalenza 20-30) e la distanza percorsa per venire al Golden Gate: una
signora è venuta apposta da Londra e atterrata prese il taxi fino al ponte.
Da
decenni c'è chi propone di installare delle reti di protezione, come
quelle presenti all'Harbor Bridge di Sydney o la Torre Eiffel, ma hanno
sempre prevalso i contrari secondo la filosofia "vivi e lascia vivere"
che anima la città. I contrari sostengono che le reti ostruirebbero il
panorama e non sarebbero comunque efficaci perchè sposterebbero il
problema senza risolverlo. Eppure le statistiche dicono che degli
aspiranti suicidi che vengono bloccati dai passanti mentre scavalcano il
parapetto, a solo il 6% di loro ci ritenta in un modo o nell'altro.
Ma
le cose a breve potrebbero cambiare: nel mese di giugno è stato
approvato un progetto che prevede una rete posta 7 metri sotto il
marciapiede, che si estende per 7 metri verso l'esterno, per un costo di
66 milioni di $. In questo modo non ci sarebbe un impatto visivo nè per
chi guarda dal ponte nè da altri angoli. La rete sarebbe flessibile in
modo da far "sprofondare" una persona caduta dentro e rendere impossibile uscirne fino all'arrivo dei soccorsi.
Anche Sydney ha un logo analogo, non è l'Harbor Bridge visto che è dotato di reti, ma una scogliera alta 80 metri all'ingresso della baia, chiamata The Gap. Negli ultimi 45 anni un signore che viveva lì vicino ha salvato 164 aspiranti suicidi avvicinandoli e convincendoli a entrare in casa per un tè. Questa persona, morta nel 2012, era nota con il nome di Angelo del Gap.
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| The Gap all'ingresso del Sydney Harbor |




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