E rieccomi qui a Sydney dopo le canoniche 24 ore di viaggio.
Quando sono arrivato qui ad aprile mi era sembrato un viaggio ai confini dell'universo, ora mi metto l'anima in pace, faccio una scorpacciata di film (avro' visto 4 o 5 film che si sono fusi in un'unica trama senza senso), dormicchio e il viaggio scivola via.
Se per una maratona il peggio arriva al 30esimo km, qui la parte che non passa mai e' quella tra l'India e l'Australia: si vola per 8 ore (otto!) e il simbolino dell'aeroplano e' sempre li' in mezzo al niente.
Se per una maratona il peggio arriva al 30esimo km, qui la parte che non passa mai e' quella tra l'India e l'Australia: si vola per 8 ore (otto!) e il simbolino dell'aeroplano e' sempre li' in mezzo al niente.
Dietro di me una signora che dormiva con la testa sul tavolino e che si è messa a urlare quando ho reclinato lo schienale. E dire che lo faccio sempre con circospezione oltre che con un filo di senso di colpa per togliere spazio vitale a chi sta dietro, tant'è che spesso evito di reclinarlo fino in fondo se proprio non è indispensabile e comunque lo raddrizzo all'ora dei pasti perchè mangiare con uno schienale piantato in fronte è disumano.
Di fianco a me un ragazzo irlandese, ogni tanto tirava fuori di nascosto una sigaretta elettronica e la fumava cercando di non dare nell'occhio visto che è vietata. A parte spiare i suoi movimenti da nicotina-dipendente ci siamo ignorati fino a quando mi ha chiesto la penna per compilare il modulo per l'ufficio immigrazione poco prima dell'atterraggio. Si stava trasferendo in Australia con un contratto di lavoro di un anno ("working holidays"), sul modulo ho visto che ha scritto "machine operator" come professione e sarà ospitato da una zia. Era ansioso di iniziare questa avventura e mi ha fatto un sacco di domande su come si sta a Sydney.
Pensavo a 7 mesi fa quando io ero nei suoi panni, con la differenza che lui non dovrà adattarsi a parlare una nuova lingua, non ha lasciato moglie e figli a casa e ha un orizzonte di tempo definito.
La città mi ha accolto con un gran sole e un venticello fresco. Mentre aspettavo l'autobus per andare a casa ho respirato a fondo cercando di capire cosa rendesse quell'aria tanto speciale dopo una settimana di Pianura Padana. Ho concluso che era secca e pulita, e trasportava gli odori della città mantenendone i contrasti: può capitare di sentire uno scarico di un bus che passa in strada, l'odore di una sigaretta a 50 metri, l'aroma che esce dalla cucina di un ristorante orientale, il profumo di una passante, il gelsomino della aiuola. Tutto preciso e distinto, come l'aria limpida rende buie le ombre e accecanti le auto al sole.
Restano da digerire le 10 ore di fuso orario, che mi hanno fatto dormire dalle 18 alle 24 ma che mi tengono qui a scrivere il blog alle 4:40 del mattino.
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