giovedì 6 giugno 2013

La vita in ufficio


Molti mi hanno chiesto come sia lavorare qui, quali le differenze e in definitiva se sia meglio o peggio dell'Italia, per lo meno per quella che è la mia esperienza avendo lavorato per la stessa azienda a Milano e a Sydney.

Cominciamo dalla mattina: verso le 9 è arrivata circa metà della gente. Nel locale caffè ci sono quotidiani, banane, mele, biscotti e il necessario per farsi un tè o un caffè.

C’è chi si scalda nel micronde le cose più disparate portate da casa, chi si fa dei toast con burro e la Vegemite*.

L’ambiente di lavoro è il classico open space, ma decisamente più silenzioso del corrispondente italiano, si parla a voce bassa o si va nelle salette riunioni (senza occuparle indebitamente tutto il giorno per ricrearsi l’ufficio privato che oramai è riservato solo al top management).

Inoltre la quantità di gente che parla al cellulare è assolutamente minima rispetto all’Italia, sia in ufficio sia per strada. La differenza è così macroscopica che cercherò di scoprire qualcosa di piu’.
In generale direi che le conversazioni al telefono, almeno quelle di lavoro, tendono a essere più brevi e pertinenti al motivo della chiamata, più pragmatiche.
La cravatta normalmente non si indossa e questo è un gran bene.
L'ambiente umano è improntato alla cordialità e alla disponibilità, fra l'altro la maggioranza dei colleghi è arrivata in Australia da divesi paesi d'origine e quindi si condivide una certa propensione al cambiamento e voglia di facilitare il nuovo arrivato.

Per il pranzo in zona ci sono molte opzioni, quella più tranquilla è il sushi o il roll (piadina), altrimenti si va verso piatti orientali piuttosto elaborati, saporiti, spesso piccanti. Tipo carne e verdure annaffiate d’olio e saltate nel wok (padella sferica).

Molti si scaldano la schiscetta per mangiare in ufficio, chi nel locale caffè, chi se la porta alla scrivania mentre si guarda qualcosa sul pc. Il problema di quest’ultima opzione è che ti arrivano odori di cibo come se fossi nella cucina di un ristorante etnico, del resto in ufficio ci sono quasi tutte le razze e ognuno si porta quello che si mangia a casa sua. Poi c’è chi si porta la peperonata, l’appoggia sulla scrivania adiacente e la mangia nell’arco del pomeriggio, prendendo una forchettata ogni tanto...  e tu sei lì di fianco che lavori con questo olezzo continuo... non sempre ma è capitato.

Attorno alle 5 gran parte della gente esce dall’ufficio, qualcuno prima, qualcuno dopo. Alle 6:30 viene spenta la ventilazione.
Del resto la settimana lavorativa contrattuale è di 37.5 ore, quindi arrivando alle 9, pranzando in 30 minuti, e uscendo alle 5 hai fatto il tuo orario, nonostante non ci sia un controllo sulle ore di presenza e ci si fermi in funzione delle necessità.  E a tal proposito non ho notato la fantozziana abitudine italiana di fare per forza tardi in ufficio man mano che si sale la scala gerarchica, per dare quello che da noi viene considerato un “esempio” a propri sottoposti, oltre che per dare la possibilità all’impiegato ambizioso di mettersi in mostra col capo facendogli compagnia (magari perdendo tempo) finchè non se ne va.

In sintesi direi che si passano meno ore in ufficio, ma ci sono anche meno distrazioni durante la giornata: meno socializzazione attorno alla macchinetta del caffè, meno sigarette nel parcheggio, meno telefonate private passeggiando per i corridoi, meno gironzolare su internet. L’ufficio non è la seconda casa e ci si ferma lo stretto necessario per lavorare, e così salta fuori del tempo libero prima della cena.  Che poi è la situazione simile a quella che ho osservato in molti paesi europei, con l’eccezione di quelli che si affacciano sul mediterraneo.
Dimenticavo di dire che spesso all'ora di pranzo incrocio dei colleghi che vanno a correre lungo il fiume nel parco nazionale che circonda l'ufficio, e si fanno la doccia al rientro. Succedeva anche in Italia, ma molto più episodico, e scommetto che qui nessun direttore si permetterebbe mai di criticare cho lo fa per aver tolto impegno al lavoro...



(*) aggiornamento sul tema Vegemite: continua la sperimentazione su pane tostato e imburrato. Decisamente gradevole se si riesce a spalmare uno strato sottile, cosa non facile perchè è piuttosto densa. E’ importante partire dal pane ben tostato in maniera che non si sfondi premendo col coltello mentre si spalma la Vegemite. Per renderla più malleabile ho provato a metterla un secondo nel micronde ma si è messa a ribollire all’istante rendendo l’aria della cucina irrespirabile. Ma non è finita qui, proverò altre tecniche.

5 commenti:

  1. ....mio figlio usa fettine integrali (una via di mezzo tra il cracker e il crostino) della Buitoni o i crackers di soia della Misura, se ti può essere utile!

    liliana

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  2. uhmmm, preferivo l'idea del pan carrè, è un po' meno triste! :-)

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  3. Ma è la versione australiana della British Marmite!
    Veniva usata come insaporitore al posto dell'estratto di carne all'inizio del secolo scorso, ... provare a metterne una punta di cucchiaino in acqua calda per fare un brodino? Un po' come il nosrto dado star?
    Vabbe' stiamo parlando di sofisticata arte culinaria anglosassone!
    Enjoy
    Deborah

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  4. Ma perché non passare ad un classico burro di arachidi? Per il resto serba effettivamente un racconto di una giorna in ufficio in qualsiasi paese ... ad eccezione dell'Italia ovviamente.
    Walter

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  5. In Italia si chiama "estratto di carne Liebig", che utilizziamo per brodini o per dare più gusto alle ricette ... penso sia la morte sua ...
    Candy

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