martedì 21 ottobre 2014

59 motivi per amare Sydney (ma ne bastano meno)

Raccontare l'Australia senza cadere negli stereotipi non è difficile, ma richiede un po' di spirito critico e assenza di secondi fini.

Lo spirito critico
Da quando ho deciso di venire in Australia ho notato una necessità nelle persone che mi conoscono: capire se sono felice di vivere nella terra in cui tutti i sogni si realizzano, oppure se gira e rigira come si sta in Italia non si sta da nessun'altra parte.
Avrei gioco facile a dimostrare l'una o l'altra tesi, perchè è quello che tutti si aspettano, ma la realtà come sempre è una combinazione di sfumature, di pro e contro, che in definitiva un po' delude chi arriva alla fine del post senza trovare risposta alla domanda "e quindi?!".

I secondi fini
Molti dei miei amici emigrati qui dal resto del mondo hanno pudore nel descrivere le aree di insoddisfazione di questa esperienza australiana, grandi o piccole che siano. Si, se ne parla tra di noi migranti, ma verso le persone a casa è sempre tutto perfetto.
Chi vi ha mai parlato del traffico di Sydney, dei 7$ all'ora di parcheggio per andare in spiaggia, del costo delle case, del senso di isolamento a vivere in questo angolo di mondo, delle privazioni di libertà imposte dalla guerra contro la cultura della sbornia del weekend (guerra peraltro persa)?

In quest'ottica vi condivido questo simpatico elenco di 59 motivi per amare Sydney, al quale ho aggiunto qualche riflessione personale per renderlo un po' più...fedele al punto di vista di chi qui ci vive.


Foto 2: la corsa sulla spiaggia, il bagno e la surfata prima di andare al lavoro sono appanaggio dei fortunati che possono permettersi una casa vicino al mare visto che il traffico del mattino non permette escursioni al di fuori del percorso casa-lavoro.



Foto 6: di pendolari sui traghetti non me ne immagino molti, sono cari  (6-7$ a tratta) e, salvo destinazioni particolari, piu lenti di treni e bus.

Foto 10: l'aereo su un cielo blu, è assolutamente rappresentativa, anche perchè ogni volta che guardi in alto vedi passare un aereo.  Il sentiero di atterraggio dell'aeroporto di Sydney porta gli aerei a sorvolare la città. Io ad esempio pur abitando a 20 km dall'aeroporto vengo sorvolato dagli atterraggi dei "long haul" (747, A380, etc) a 700 metri di quota, che con precisione svizzera cominciano ad atterrare alle 6:00 di ogni mattina dandomi spesso il buongiorno. Quello è l'orario di apertura dell'aeroporto e se un volo è in anticipo è costretto a perdere tempo girando in tondo in attesa delle 6.
 

Foto 20: sì, in effetti nel giorno di Natale si può stare in spiaggia a farsi le foto col cappelino di Babbo Natale, però il mio unico Natale australiano è stato piovoso, spiagge deserte e abbiamo faticato a trovare un ristorante per pranzare visto che era tutto (ma tutto tutto) chiuso. Per fortuna per la comunità cinese era un giorno come altri e a Chinatown abbiamo trovato un posto per mangiare.




Foto 38: menzione particolare per il gelato piu' buono del mondo, almeno secondo il campionato che si è tenuto a Rimini a Settembre. Vi prometto che andrò ad assaggiare il gusto che ha vinto (affogato alla mandorla) e vi saprò dire.
E già che ci sono vi dico che la miglior pizza napoletana del mondo si mangia a ... Melbourne, secondo un campionato che si è svolto a Parma.

Foto 49: il Luna Park è effettivamente carino e piacevolmente vintage con le attrazioni low tech che mi ricordo da bambino. Certo non è che ci puoi andare tutte le settimane visto che il biglietto d'ingresso giornaliero per la famiglia costa 170$.
 



Detto questo, il resto dei punti a favore per me sono validi e perfino incompleti. Aggiungerei che la stagione balneare a Sydney dura 7 mesi (mentre ad esempio a Melbourne l'acqua non si scalda mai abbastanza da poter fare il bagno senza muta) e per me che sono appassionato di immersioni: la facilità nel vedere razze, squali e pesci subtropicali a pochi metri dalla riva di fronte alla città.

mercoledì 15 ottobre 2014

Italia, Australia, USA...

Lo so, lo so, il blog langue in queste settimane. Me l'ha fatto notare anche un amico che in questi giorni è in trasferta in India (ciao Roberto!).
Ogni tanto mi chiedo se avrò di che scrivere per l'infinito o se ad un certo punto gli argomenti meritevoli di essere condivisi si esauriranno.

Da dove nascono i post? Di solito capita che sono in giro per strada e osservo qualcosa di curioso, oppure leggo una notizia sul quotidiano nella cucina dell'ufficio mentre aspetto che venga pronto il tè. Torno a casa e non vedo l'ora di mettere in bella copia quello che ho scoperto, spesso finendo all'1 o 2 di notte se devo fare delle ricerche per integrare o verificare le fonti.
Può anche capitare qualche momento di introspezione, di solito mentre corro da solo al parco la domenica, ad esempio ieri mi sono venute in mente un sacco di idee brillanti di cui parlare ma una volta tornato a casa non me ne ricordavo una, come al risveglio da un sogno.
Quindi di che si parla stavolta?
Posso iniziare raccontando che settimana scorsa, come per gli ultimi 15 anni, ho rifatto la domanda di green card, il visto lavorativo per gli USA. Per chi ancora non lo sapesse, ogni anno il governo americano distribuisce 50.000 visti lavorativi a stranieri, secondo un meccanismo di lotteria.
All'Italia vengono assegnati circa 500 visti e le probabilità sono attorno all'1%.

Ora qualcuno si chiederà perchè mai un italiano emigrato in Australia cerchi di ottenere il visto per gli USA. Principalmente perchè avendolo fatto per 15 anni a questo punto è diventata una tradizione come la prima castagnata di Autunno.

L'altro motivo è che non mi dispiacerebbe vedere qualcosa di diverso dopo qualche anno di Australia. 


L'Australia da dentro
Ho l'impressione che faccia parte della natura umana riporre le speranze di una vita migliore in un luogo lontano e inaccessibile, dove tutto quello che non funziona nel proprio paese viene gestito alla perfezione. E per gli Italiani spesso questo luogo idilliaco è l'Australia.

La vita qui scorre serenamente, tra un lavoro non eccessivamente stressante, un clima favorevole, l'aria tersa e profumata, la gente cortese e una criminalità bassa. Sette mesi di stagione balneare, se ti piace il mare questo è il posto per te. Non tutto è oro, ma complessivamente si sta bene.
Certo se uno pensa di venire qui e avere una casa con piscina e vicino al mare... sarà meglio che si assicuri di aver messo in valigia qualche milione di $ perchè negli ultimi anni i prezzi sono schizzati alle stelle grazie alla domanda interna e di investitori cinesi.
Poi diciamolo: i dati sulla geografia australiana sono fuorvianti. La densità media di abitanti per km2 andrebbe misurata nei grandi agglomerati urbani in cui vive il 90% della popolazione, e non sulla base degli spazi infiniti del territorio interno, dove nessuno giustamente andrebbe mai a vivere. Chiarito questo, a Sydney siamo decisamente in troppi, lo capisci dal traffico e dalle ore di attesa necessarie a assicurarsi un posto ai principali eventi: 3 ore per la parata del capodanno cinese, altrettanto per il gay pride locale ("Mardi Gras"), 10 ore per i fuochi d'artificio di capodanno.

L'Australia non è solo Sydney, ma con solo 20 giorni di ferie all'anno non ci sono molte occasioni per dedicare a questo continente il tempo che meriterebbe. Bisogna sfruttare bene i weekend, magari approfittando di quelli lunghi dove la festività cade sempre di lunedì. 
Già ma dove vai? Se ti muovi in auto da Sydney puoi andare solo lungo la costa a Sud o a Nord, visitando spiagge piu' o meno belle, ma viste alcune le hai viste tutte. Oppure ti dirigi verso Ovest per andare alle Blue Mountains, che poi montagne non sono. A Est c'è solo l'Oceano Pacifico, dove potresti passare il weekend a mangiare e bere a bordo di una nave che compie un tragitto senza senso durante la food and wine cruise.



In aereo puoi estendere il raggio alle altre città, poi c'è Uluru, qualche parco naturale isolato, le spiagge tropicali del nord dove però tra meduse e coccodrilli il mare è off-limits, il Great Barrier Reef che però richiede ore di navigazione per raggiungere i punti meno degradati e poi devi indossare la muta in lycra anti meduse.
Poi c'è sicuramente dell'altro da vedere, non posso dire di conoscere tutto, ma le distanze, i costi e il tempo necessario rendono obbligatorio un approccio realistico e selettivo.
Ad esempio chi non sognerebbe di fare un coast to coast Sydney - Perth sul treno sull'Indian Pacific? Tre giorni di viaggio osservando l'outback dal finestrino... il prezzo? 2500$ in cuccetta, pasti esclusi... e quando mai lo fai?


E se ti vuoi spingere all'estero la scelta si riduce: Nuova Zelanda, qualche arcipelago nelle vicinanze, il resto è ad almeno 6 ore di volo, come Bali. 
L'Australia ti può deludere sotto certi aspetti, perchè di queste cose non ti ha mai parlato nessuno nè le scopri leggendo i depliant patinati delle agenzie di viaggio. Le agenzie puntano a confezionarti un viaggio indimenticabile e ci riescono facilmente avendo 3-4 settimane e un budget adeguato. Avete mai sentito qualcuno che torna dall'Australia deluso? Io no.
La realtà è che in un mese di vacanza in Australia si spuntano gran parte delle attrazioni turistiche: 2-3 grandi città, Uluru, Blue Montains, West Coast, Queensland, Tasmania.
E il famoso surf australiano? Si può fare praticamente in tutte le spiagge, ma quanti di noi italiani trasferiti in Australia si sono effettivamente cimentati? Quanti hanno proseguito dopo la prima deludente ora di tentativi con la tavola a nolo? Io dico 1 su 20 ad andar bene, e non si tratta di me.

Ma la vita non si riduce a un elenco di attività turistiche più o meno fattibili, è fatta di piccoli momenti che giorno dopo giorno si accumulano e ti fanno sentire a tuo agio lì dove sei. Magari quando stai tosando il prato e uno sconosciuto a 50 metri di distanza ti saluta alzando la bottiglia di birra che tiene in mano.
Oppure quando stai facendo il barbeque e un opossum si arrampica su un albero del giardino o un flying fox (pipistrello gigante) ti osserva a testa in giu'.
Oppure quando il conducente dall'autobus saluta i passeggeri alla fine del suo turno.
L'elenco potrebbe continuare e sarebbe lungo, sia tra i pro che i contro. 
Per quanto mi riguarda sono soddisfatto di questa esperienza australiana, ne apprezzo i vantaggi benchè abbia cominciato a intravvederne i limiti all'orizzonte. E' molto diversa da dove ho vissuto i primi 46 anni e questo, senza entrare nel merito del meglio/peggio, per ora mi basta.


Gli USA da fuori
Hanno sempre esercitato un forte fascino su di me, tant'è che ogni volta che volevo fare una bella vacanza finivo lì.
Anche negli USA non è che sia tutto rose e fiori, ma da italiano ero portato a essere indulgente nei confronti di alcuni aspetti negativi considerandoli un male necessario per poter fruire di benefici. Ad esempio dover dare il 15% di mancia al ristorante per assicurarsi un servizio cortese.
Ora dopo 18 mesi all'estero posso triangolare quello che vedo rispetto al sistema Australia e Italia, per di più con la prospettiva favorevole di chi vive nel paese che finisce sempre ai primi posti per qualità della vita.  Il risultato è che nonostante sia stato negli USA 10 volte, solo in quest'ultimo viaggio sono riuscito a vedere le cose con occhio piu' oggettivo.
Questi i miei appunti durante il viaggio in California nel mese scorso (con tutti i limiti delle generalizzazioni):

La ricchezza di meraviglie naturali dell'Ovest americano è 10 volte superiore alla scarsa varietà presente in Australia, ed è pure comodamente accessibile. In poche ore di macchina si può passare da scenari straordinari e completamente diversi: Sequoia, Bryce, Zion, Grand Canyon, Monument Valley, Death Valley, Arches, Yosemity,... Sembra che la natura si sia sbizzarrita in quell'angolo di mondo. C'è perfino caduto un meteorite (Meteor Crater), lì comodamente piazzato tra il Grand Canyon e la Monument Valley. 
Peccato che a fronte di questa straordinaria offerta i giorni di ferie negli USA siano solo 10 all'anno, la metà di quelli australiani che già mi paiono pochissimi. Certo puoi prendere ferie non retribuite, se te lo puoi permettere.

Negli USA tutto gira attorno ai soldi, c'è l'ossessione di lavorare tanto per accumulare il denaro e garantirsi il tenore di vita a cui si ambisce. Money, money, money è la parola piu' ricorrente nei discorsi. In Australia non è che non ci pensino, ma spesso si lavora quanto basta a coprire i bisogni fondamentali: casa, cibo, alcol e tempo libero.

Essendo una società dominata dal business, il libero mercato e l'attività imprenditoriale sono le divinità a cui si immolano i diritti dei consumatori. Pubblicità ingannevoli, prezzi poco chiari, venditori aggressivi, spam multicanale, ... sta a te non farti pescare all'amo.

E' vero che negli USA tutto costa meno che in Australia, ma la pratica di esporre i prezzi al netto delle tasse e del servizio obbligatorio è fondamentalmente scorretta per come la vedo io. In Australia non è consuetudine lasciare la mancia a tassisti, camerieri e donne delle pulizie, eppure non direi che il servizio sia peggiore. Negli USA i camerieri a metà pasto vengono a chiedere se va tutto bene, ma di questa domanda retorica potrei anche farne a meno, specialmente quando hai la bocca piena e ti devi esprimere a gesti.

E poi non ho notato una sostanziale differenza di cortesia tra i camerieri americani e australiani (che di regola non si aspettano una mancia).

Sono stato in un negozio Lewis a comperare dei jeans, l'unico prezzo visibile nel negozio era un cartello che riportava "Jeans 49.99$", poi ti rendi conto che sotto a caratteri minuscoli c'era scritto "when you buy 3 or more".
Sull'autostrada capeggiava un enorme insegna che riportava un prezzo per un buffet di pesce in un ristorante nelle vicinanze, poi arrivato al ristorante ti rendi conto che quel prezzo è solo in orari e giorni particolari, ti lamenti e ti rispondono "è scritto sul cartellone". Certo, se mi fossi fermato in mezzo all'autostrada a studiare con attenzione l'affissione forse avrei letto la scritta in miniatura che diceva "special hours only".

Gli aeroporti americani sono sempre piu' militarizzati e viaggiare in aereo all'interno degli USA vuol dire superare più controlli che nei voli internazionali in Australia: body scan, scarpe passate ai raggi x, controllo passaporti, code. Che differenza con i voli domestici australiani dove chiunque può gironzolare fino ai gate senza avere con sè documenti o carte d'imbarco.

Guidare l'auto mi era sempre sembrato rilassante negli USA, almeno venendo dall'Italia. Ora che mi sono abituato all'Australia mi rendo conto che la guida americana può essere aggressiva, con auto che fanno lo slalom tra il traffico senza usare le frecce. E' lo stesso commento che hanno fatto i miei colleghi australiani, piuttosto intimoriti dall'esperienza.
Forse i guidatori di San Francisco erano particolarmente stressati rispetto a quelli di Sydney, e non ci sarebbe da stupirsi vedendo il traffico cronico sulle loro autostrade, peggiore di quello di Sydney che già non scherza.

Ho guidato per qualche giorno nella Baia di San Francisco e solo ora che venivo da Sydney mi sono reso conto della bruttezza del paesaggio. Colline brulle, aride, marroni, senza un albero, senza uccelli, forse dovuto alle scarse precipitazini di cui vanno fieri i locali (50 cm di pioggia all'anno rispetto ai 200 di Sydney).
A Sydney per contro hai l'impressione di essere ospite della natura. Boschi, pappagalli, pipistrelli, iguane, opossum sono dappertutto. Perfino nel giardino di casa può capitare di trovare un ragno velenoso e a scuola insegnano come riconoscerli.

A dispetto della siccità, negli alberghi può capitare di trovare un rubinetto della doccia ottimizzato per lo spreco. Praticamente è una leva che può solo ruotare per stabilire la temperatura, mentre la portata è sempre al massimo e non si può parzializzare.

Un ultimo aspetto che mi ha sopreso è la pubblicità per la vendita di cannabis. Non sapevo che nel 2010 il governatore Schwarzenegger ha depenalizzato il possesso di cannabis ed è stato legalizzato l'uso per finalità mediche.
Secondo la legge, chi è affetto da malattie croniche può acquistare e coltivare cannabis dietro la prescrizione di un medico. Siccome la casistica di malattie è piuttosto ampia risulta facile ottenere il permesso e sono fioriti negozi che vendono alla luce del giorno, tipo questo.


Curioso anche vedere la pubblicità per strada, nel paese che da decenni vieta la pubblicità alle sigarette





Insomma, tornando alla Green Card a questo punto avrete capito il mio accanimento!
:-)






domenica 21 settembre 2014

Las Vegas (2)

I cacciatori di cauzioni
Girando a caso nei quartieri periferici ho capito di non essere in una grande zona quando sono incappato in numerosi uffici di bail bonds (prestiti per cauzione). I detenuti in attesa di processo alle volte possono essere scarcerati pagando una cauzione a titolo di garanzia. Può accadere che il detenuto non abbia il denaro rischiesto, in questo caso può chiedere un finanziamento ad un bail bondsman che anticipa la somma richiesta dietro il 10% di compenso. E che succede se il detenuto poi non si presenta al processo? Il bondsman può dargli la caccia, anche tramite bounty hunter, una sorta di investigatore privato che ha il compito di riportare il detenuto in cella per recuperare l'ammontare della cauzione, un po' come si vedeva nei film western.





Sposarsi a Vegas
A Vegas ci si sposa facilmente, ma perchè il matrimonio sia valido bisogna prima andare in comune per ottenere l'autorizzazione, pagando una tassa e firmando le carte. Siccome servono anche due testimoni, di solito le persone in coda si prestano reciprocamente.
Poi ci si reca in una delle tante wedding chapel, tipo quella con la cerimonia officiata da un sosia di Elvis Presley che dopo la funzione canta e balla con gli sposi.


E allora perchè non sposarsi in macchina? 
Ecco qua, un matrimonio drive-in, come passare dal casello dell'autostrada




Poligoni di tiro
ne ho contati 6, per 30$ puoi sparare con una calibro .22, con 150-300$ ti danno un assortimento di pistole e fucili automatici. 

Solo un mese fa in uno di questi poligoni una bambina di 9 anni ha ucciso incidentalmente l'istruttore di tiro perdendo il controllo della mitraglietta. Un altro esempio di come da queste parti si perda facilmente il senso della misura.

Atomic Bomb Party
Dal 1951 al 1963 vennero testate 235 bombe atomiche nel deserto del Nevada a 65 miglia da Las Vegas. Il fungo atomico era visibile dalla città, e quando avvenivano di notte si poteva ammirare la palla di fuoco che si alzava in cielo.  Nella città dove it's all about money vennero sfruttate per richiamare ulteriori turisti con quello che prese il nome di Atomic Tourism, con prezzi piu' alti per le camere d'albergo con "vista bomba". Ne capitava una ogni 3 settimane, secondo un calendario pubblico, in occasione delle quali venivano organizati gli Atomic Bomb Party. Per i piu' temerari venivano venduti cesti ("atomic lunchboxes") per andare a fare picnic il piu' possibile vicino all'esplosione.


L'entusiasmo per la bomba portò anche al concorso di Miss Atomic Bomb

Il calendario dei test teneva conto della direzione del vento, in modo da non portare il fallout nella direzione di Vegas, ma di questo face le spese il sud dello Utah che si trova dalla parte opposta. Benchè non ci siano dati ufficiali, ci sono stime di 11.000 casi di tumore tra gli abitanti della zona attribuibili all'esposizione alle radiazioni.


Bere a Las Vegas
Negli Stati Uniti vige una legge chiamata Open Container Law che proibisce di camminare per strada con una bottiglia di alcool aperta. Ma siccome gli americani sono puritani, di solito basta avvolgere la bottiglia nel classico sacchetto di carta marrone per non avere noie, in quel modo occhio non vede cuore non duole.
Vegas è una delle poche città americane dove questa legge non esiste, sostituita da regole piu' blande, come non bere a meno di 300 metri da una chiesa, scuola o ospedale, o , chissà perchè, nei parcheggi.
Ma visto che siamo a Vegas, perchè non esagerare un pochino? Perchè non girare per la strada con un cocktail in un bicchiere di plastica lungo 1 yard (90cm)?
E quando si svuota si va in un bar per il re-fill. Per comodità viene fornito con un laccio per appenderlo al collo.


Gran parte della gente che incontri per strada ha in mano un affare del genere, piu' o meno grande.


Janet Airlines
E' il nome assegnato agli aerei senza livrea dell'US Air Force, destinati a trasportare il personale tra l'Area 51 e Las Vegas. "Janet" è il loro nominativo radio, mentre l'Area 51 è la base segreta utilizzata per i test sui prototipi di aerei militari. Solo nel 2013 la CIA ne ha riconosciuto l'esistenza.



L'incendio all'MGM
L'evento piu' tragico della città avvenne nel 1980 quando il casino' MGM prese fuoco per un corto circuito e morirono 85 persone, mentre 2000 furono tratte in salvo dal tetto tramite elicotteri. L'incendio si sfuggi' al controllo perchè le norme di allora non imponevano gli sprinkler ai piani bassi essendo adibiti a casino' e ristorante, dove si pensava che un principio di incendio sarebbe stato visto e spento facilmente. A seguito di quell'incidente, MGM vendette l'edificio maledetto al casino' Bally's e ne costruì uno nuovo.

l'incendio del 1980
come si presenta oggi l'edificio, venduto al Bally's

il nuovo MGM Grand

Il Venetian
Uno dei casinò più sfarzosi ripropone una piccola Venezia, con tanto di canali, gondole e gondolieri che cantano canzoni italiane.  Il mio collega cinese che era con me dava per scontato che fosse un casino' italiano, ci ho messo un po' per spiegargli che era impossibile, primo perchè non facciamo certe pacchianate e non ci prendiamo gioco delle nostre ricchezze, secondo perchè da diversi secoli non siamo più in grado di sognare e realizzare cose in grande.

cinture di sicurezza, mai sottovalutare l'impeto del gondoliere




Il cimitero delle insegne
Sfidando i 38 gradi all'ombra ho visitato (al sole) il Neon Museum, che raccoglie le vecchie insegne dei casino'.

A proposito del caldo: camminare al sole di giorno era una impresa e così mi sono ritrovato a girare la città di notte, dormendo dalle 4 alle 10 (del mattino). Questo si è rivelato un gran vantaggio nel ritorno a Sydney visto che le -7 ore di differenza di fuso si erano in pratica ridotte a 3.  
 





E per finire...


pare che ci abbia dormito Elvis


ogni scusa è buona per bere, in questo caso perchè mancano 6 mesi alla festa irlandese di St Patrick


in questo punto nel 2009 è stata girata una scena di Hangover (Una Notte Da Leoni)

Un pezzo (7 pezzi) di Australia
all'aeroporto: un doveroso promemoria per chi parte



sabato 20 settembre 2014

Las Vegas (1)

Dopo la Silicon Valley qualche giorno a Las Vegas prima di rientrare a Sydney.

I Messicani 
La citta' era piena di turisti messicani perche' il weekend coincideva con il loro fine settimana lungo per via di due 2 eventi: la ricorrenza dei Niños Héroes e la Festa dell'Indipendenza Messicana. I Niños Héroes sono 6 ragazzini cadetti messicani che si sacrificarono durante la guerra tra USA e Messico nel 1847 per evitare che la bandiera finisse in mani nemiche. 
Non sapevo che ci fosse mai stata una guerra tra questi due paesi. Si tratto' di un'invasione americana verso sud e si concluse con la conquista del Texas e del New Mexico, ridefinendo il confine lungo il Rio Grande. Ironico come dei messicani persero la vita per non entrare a far parte degli Stati Uniti e ora i loro discendenti fanno la stessa fine nel tentativo di entrarci clandestinamente. 

I casinò 
A Las Vegas sono stato tante volte dall'84, ogni volta trovo vecchi casino' spianati dalla "wrecking ball" e sostituiti da nuovi piu' alti e luccicanti.
Le slot machine (chiamate "banditi con un solo braccio") non sono piu' meccaniche, non c'e' piu' la leva da tirare e non si introducono piu' monete. Si inserisce una carta prepagata e si premono dei tasti. La vincita e' indicata da delle musichette al posto del tintinnio delle monete che cadevano nella vaschetta.
Un'altra delusione è l'aria mefitica da fumo di sigaretta. E' sempre stato così, ma con gli anni le aspettative evolvono e quello che mi sembrava normale nell'84, 92 e 99, ora mi pare indegno di una società avanzata. Ma a Las Vegas, ancora di piu' che nel resto degli USA, it's all about the money. I legislatori del Nevada hanno preferito tutelare gli interessi del casinò evitando che i giocatori debbano interrompere il gioco per fumare una sigaretta all'aperto. Del resto da una città votata alla truffa legalizzata non ci si può aspettare molto in termini di tutela dell'interesse pubblico.
Sempre in tema di casinò, la voce che venga pompato ossigeno per eccitare i giocatori è priva di fondamento, mentre è vero che per non far percepire il passaggio del tempo non esistono orologi alle pareti nè finestre. Inoltre basta essere seduti ad un tavolo o ad una slot machine ed ecco arrivare i camerieri che ti portano tramezzini e alcool gratis. Tutto è fatto in modo da tenerti incollato al gioco, e possibilmente abbassare la tua capacità di giudizio con qualche drink di troppo.
Perfino il ricorso alle chips (o fiches in italiano) come astrazione del denaro ha una sua logica: il giocatore è piu' propenso a perdere dei dischetti di plastica che non delle banconote vere. Nel casino' come ti giri trovi un bancomat, mentre (per la cronaca) per la legge australiana devono essere posti al di fuori, ad una certa distanza dal casinò, in modo che il giocatore abbia una possibilità di ravvedersi nel tragitto che lo porta al bancomat.

Il gioco
Per un giorno sono andato in giro con un collega cinese trasferito in Australia da 8 anni, non era mai stato in città e non mi è dispiaciuto accompagnarlo a vedere le principali attrazioni. Durante gli studi ha lavorato al casino' di Melbourne come croupier e conosceva tutta la dinamica del business. Al tavolo delle carte vedevo che i giocatori si esprimevano a gesti evitando di parlare, ad esempio per chiedere una carta o dichiarare le proprie intenzioni. Il collega mi ha spiegato che i gesti servono per le telecamere che riprendono le operazioni sul tavolo e in caso di contestazioni consentono di rivedere il filmato e ricostruire l'accaduto. Sarà anche stato un esperto, avrà anche visto centinaia di clienti bruciare fortune, ma tutto questo non gli ha impedito di giocare e perdere 150$ in pochi minuti di black jack. Contento lui...
Del resto tutti i giochi d'azzardo danno ovviamente un vantaggio statistico al banco, si va dal 2% del black jack al 5% della roulette e al 25% delle slot machines. 


Il mestiere più vecchio
E sempre in tema di vizi: benchè la prostituzione sia illegale nella contea di Las Vegas, non fai passo sullo strip senza che un messicano non cerchi di metterti in mano la pubblicità di queste specialiste. Sono simili alle figurine Panini, ma con pose un po' piu' colorite che mi ricordano il pollo alla diavola, e con un numero di telefono per le visite a domicilio.  Poi ci sono quelle più intraprendenti che invece pattugliano i casinò il lungo e in largo alla ricerca dei clienti. Tacchi a spillo, abbigliamento "aggressivo", si fanno capire con discrezione dispensando contatti oculari troppo insistenti per essere incidentali e sorrisi non giustificati. Ma io sono furbo e non ci casco: questa volta non è certo merito del fascino italiano! :-)

Gran parte delle figurine finiscono sul marciapiede e mettendomi nei panni di un bambino immagino che suscitino piu' di un interrogativo. Poi ci sono i furgoni che fanno pubblicità esplicita guidando avanti e indietro sullo strip per tutto il giorno (evidentemente costa meno che noleggiare uno spazio pubblicitario). Decisamente non una città per bambini, benchè alcuni casino' abbiano vocazioni family-friendly.


Buono da morire
E parlando di peccati capitali, val la pena di citare un curioso ristorante: the Heart Attack, che si vanta di offrire il panino con maggiori calorie al mondo: il "bypass ottopluo" da 16.000 calorie per 21$, e con altri 7$ si può aggiungere il bacon (40 fette).

Allestito come un ospedale, l'infermiera tettuta all'ingresso ti spiega le regole della casa: verrai chiamato "paziente", dovrai indossare un grembiule da ospedale, verrai servito da infermiere, se lascerai qualcosa nel piatto verrai sculacciato con un'asse di legno  e infine dovrai pagare in contanti ("per tutelarci in caso il paziente morisse prima del conto"). Altre peculiarità: i clienti del peso di almeno 160 kg mangiano gratis, il vino viene servito da sacche per trasfusioni appese e (con questa passiamo il segno): all'interno del locale c'è una busta trasparente con le ceneri di un personaggio del ristorante che alcuni anni fa è morto dopo aver mangiato li.
il proprietario Jon Basso, sedicente medico, mostra con orgoglio Mr Alleman, mascotte del ristorante
Troppo, anche per me, ascoltate le regole della casa giro i tacchi e mi cerco un altro posto per pranzare in pace.



Il GPS
Con una auto a nolo ho esteso il raggio di azione al di fuori dello strip, girovagando a caso nei quartieri periferici degradati, spesso con barboni e alcolizzati.
Sull'auto della Hertz ho trovato un GPS un po' inquietante, via radio vi erano stati caricati i miei dati e aveva una telecamera puntata sulla mia faccia. Per quanto ne so io la Hertz poteva accendere la trasmissione video in qualsiasi momento e vedere la diretta dall'abitacolo. Zitti zitti un'altro petalo della nostra privacy se n'è andato.



continua...

domenica 14 settembre 2014

Silicon Valley (2)

Mancavano un paio di nomi per completare il giro delle aziende IT:

Facebook
L'indirizzo del quartier generale e' 1 Hacker Way, a testimoniare la vocazione nerd del fondatore. 
Anche qui non siamo riusciti ad entrare ma per lo meno hanno pensato a mettere una bella insegna all'ingresso per le foto ricordo.


l'insegna e' stata riciclata girandola di 180 gradi: sul retro si legge ancora Sun, barboni!

uffici veramente di basso profilo per Facebook


Oracle
Mi hanno tacciato di tradimento per aver visitato tutte le aziende della Silicon Valley, ecco quindi la sede Oracle, decisamente la piu' fotogenica.



nello specchio d'acqua il trimarano che ha vinto l'America's Cup (privo di vela)
 
un uccello ha costruito il nido sulla E


Come nelle barzellette
C'e' un italiano, un inglese e un cinese che vorrebbero fotografare l'insegna Microsoft, ma la visuale e' uscurata da un signore che mangia un panino seduto sul muretto li davanti.
Coi due colleghi abbiamo fatto un veloce consulto e ognuno ha proposto una soluzione per farlo spostare:
  • Italiano: "mettiamoci a far le foto cosi capisce che e' d'intralcio e si sposta"
  • Inglese: "chiediamogli se si puo' spostare"
  • cinese: "non facciamo niente, aspettiamo che abbia finito e se ne vada"
alla fine ha prevalso l'opzione dell'inglese, ma non ho potuto fare a meno di notare come ognuna delle soluzioni ricalcasse in qualche modo le tre diverse culture: la conflittualita' mediteranea, la cortesia anglosassone e il fatalismo cinese