mercoledì 13 agosto 2014

La scuola


Giulia di 10 anni ha cominciato la scuola, eccola con l'immancabile divisa anglosassone. Purtroppo per lei il passaggio dal sistema scolastico italiano a quello australiano le ha fatto perdere le vacanze estive visto che qui siamo a metà dell'anno scolastico australiano. Il calendario prevede che l'anno inizi a fine gennaio, diviso in trimestri, ognuno dei quali fatto da 2 mesi e mezzo di scuola + due settimane di vacanza. A Natale l'anno scolastico finisce e ci sono 6 settimane di vacanze estive. Quindi invece che studiare 9 mesi ed oziare per 3, qui ogni trimestre c'è un periodo di vacanza.
Si può obiettare che il natale in piena estate abbia poco senso, ma per contro qui l'anno scolastico coincide con l'anno solare e questo semplifica i conti.

Le tasse per gli stranieri
Un aspetto fastidioso è che la scuola pubblica è a pagamento per noi Temporary Resident, un bel 5.000$ a figlio all'anno, e questo nonostante paghi le tasse come qualsiasi australiano. Fanno eccezione gli stranieri a basso reddito hanno la possibilità di chiedere l'esenzione, che viene decisa caso per caso, valutando il bilancio famigliare (reddito, figli, affitto), questo per evitare che una famiglia indigente scelga di non mandare i figli a scuola arrecando un danno a se stessa e indirettamente alla comunità in generale. Interessante notare che invece che stabilire delle soglie di reddito, qui la valutazione è discrezionale, così possono aprire e chiudere il rubinetto a volontà e senza contestazioni.
Gli Australiani sono brava gente, ma di certo non hanno l'anello al naso quando si tratta di tutelare i propri interessi economici. Anche i visti per vivere e lavorare in Australia, oltre ad essere molto difficili da ottenere, hanno un costo di svariate migliaia di dollari. Il mio visto lavorativo temporaneo di 4 anni è costato alla mia azienda alcune migliaia di $, tra un anno potrò chiedere la residenza permanente (altri 8.000$) e poi c'è la cittadinanza, anch'essa a pagamento.
L'Australia attrae persone da tutto il mondo e ne trae il massimo beneficio: il turismo ricco dei tour, quello povero dei backpackers a cui si chiede di fare lavori disagiati per 3 mesi all'anno, gli studenti figli di papà che da tutto il mondo vengono qui a divertirsi con l'alibi dello studio e infine noi immigrati attratti dalla qualità della vita di questo paese.
Prendere o lasciare, non ci si può lamentare del trattamento ricevuto nel paese che ti ospita.

Torniamo alla scuola. A parte il costo non ci sono state formalità eccessive per l'iscrizione alle quinta classe della scuola primaria. E' stata assegnata alla classe in funzione dell'età, senza tante menate. Nei mesi scorsi ci eravamo informati presso delle scuole italiane per capire come avverrebbe l'inserimento se tornasse in Italia e abbiamo ricevuto solo risposte inconcludenti: "mah, per tenere buono l'anno fatto in Australia bisogna vedere il programma, se le materie sono le stesse, bla bla bla" e alla fine un bel "vedremo". 
Grazie Italia: spocchiosa, aristocratica, complicata e provinciale, ogni volta che ti parlo mi doni un motivo per starti alla larga.

Il primo obiettivo di Giulia è imparare l'inglese, visto che l'Italia di cui sopra non l'ha messa in grado di interagire in una lingua diversa da quella parlata da meno dell'1% della popolazione mondiale. Peggio di lei i cinesi che arrivano qui senza conoscere neanche l'alfabeto.
Per superare gli ostacoli di comunicazione la maestra utilizza un ipad su cui è installata l'applicazione Google Translate. Si parla in una lingua e l'iPad pronuncia la traduzione nell'altra lingua, una cosa che solo pochi anni fa si sarebbe vista nei film di fantascienza.
A mitigare le difficoltà iniziali e un po' di solitudine, la presenza di una altra bambina italiana, qui da alcuni anni. Sono diventate subito amiche e le fa da interprete quando necessario. L'altro giorno erano entrambe a casa nostra, come compito avevano la costruzione di un vulcano in cartone da portare a scuola e da far eruttare nell'ora di scienze con aceto e bicarbonato.

Coinvolgimento
Coinvolgimento è la parola d'ordine: è un via vai di attività sportive e culturali. Incontro con un disegnatore di cartoni, lezioni di cucina e di assaggio, informazioni sulle droghe, bagnini per spiegare come fare surf in sicurezza, lezioni di nuoto, canto e musica (non il solito flauto del cavolo, ma batteria, chitarre, tastiere...).
Ogni due settimane la scuola fa una festa a cui sono invitati i genitori, gli scolari salgono sul palco per fare uno spettacolo. L'ultima volta hanno suonato le canzoni dei Queen con cori e chitarre elettriche. 
Mentre questa settimana i bambini del coro sono all'Opera House a fare lo spettacolo che riunisce 700 bambini di tutte le scuole dello stato. Questo un video di una edizione precedente. Come se a Milano per alcune mattine all'anno la Scala venisse prestata alle scuole per far salire i bambini sul palcoscenico, perchè no?!

La scuola sta costruendo un nuovo parco giochi nel prato e hanno chiesto ai bambini di suggerire dei nomi per il parco, poi si sono svolte delle votazioni e il nome con il maggior numero di preferenze ha vinto (Imagination Island per la cronaca). Piccole cose che non costano niente ma valorizzano l'iniziativa personale e l'identificazione nella cosa pubblica.

Alla fine del trimestre estivo la scuola ha organizzato una serata discoteca, dove i bambini potevano travestirsi e ballare guidati da animatori, con i genitori ammessi solo negli ultimi 10 minuti in modo che non rovinassero la festa dei bambini sgomitandosi per fare le riprese col cellulare.

serata di ballo


In quinta elementare si fa computer e si imparano i rudimenti di programmazione. Non proprio un linguaggio, ma un sistema semplificato che consente di progettare e realizzare un videogioco:

Sempre in tema di supporti tecnologici, tutte le comunicazioni con le famiglie avvengono tramite Skoolbag, una applicazione da scaricare su smartphone:

L'applicazione per le comunicazioni

Le attività della settimana


tutti in spiaggia per la lezione di surf


Giustificazione per le assenze

lezioni di cucina... giapponese

impariamo a fare una torta

"touch football", come il rugby ma invece di placcare l'avversario
basta toccarlo per farlo fermare

in Australia, imparare a nuotare può salvarti la vita

la polizia fa provare le manette a questo piccolo furfante


lezione di botanica
 
lavoro a maglia

Ogni settimana (esatto, ogni settimana) viene redatto un notiziario della scuola, alcune pagine stampate a colori e disponibili anche in elettronico. Notizie di ogni tipo: dal fidanzamento dell'insegnante, alle vacanze in Italia della preside, ai programmi scolastici della settimana, alle richieste di volontari, ai bambini premiati nello sport o nei risultati scolastici, foto degli eventi, etc.
Tutto bello ma tutto caro: oltre ai 5000$ all'anno per noi stranieri, tutti quanti pagano 100$ al mese per finanziare le gite, gli specialisti che vengono a parlare, la stampa del notiziario e perfino le licenze dei software utilizzati.

giovedì 31 luglio 2014

L'elezione di Obama

Niente a che vedere con l'Australia, ma mi pare una cosa che potrebbe interessare a qualcuno.

Oggi ho partecipato ad una conferenza sul digital marketing. Uno degli speaker ha fatto parte del team per la rielezione di Obama nel 2012 e ha tenuto un bell'intervento svelando le tecniche utilizzate nella più grande campagna di marketing di tutti i tempi. Queste tecniche sono tutt'ora studiate dalle aziende di tutto il mondo per carpirne i segreti.
Ecco una sintesi, per chi è interessato. E' inoltre possibile scaricare una bella presentazione in PDF: Inside The Cave

Nel 2011 Obama ha formato una squadra per supportare la sua rielezione. Come già successo nel 2008, ha fatto grande uso dei canali digitali: email e social media.
Tutto è iniziato creando "Obama for America", una azienda composta da 4.000 dipendenti, tra cui le migliori menti del digital marketing. A questi si sono sommati 40.000 volontari. 4 volte la squadra del rivale repubblicano Romney.
Ha indirizzato il suo interesse verso gli 11 swing states, ossia quegli stati che secondo i sondaggi erano in bilico tra Romney e Obama. In questi stati ha censito quante piu' persone poteva utilizzando gli elenchi del telefono e liste di email.
Ogni giorno venivano effettuate 9000 telefonate per fare domande che consentissero di dare 3 punteggi ad ogni elettore, in base a:
  1. Intenzione di voto per un candidato o l'altro
  2. Propensione ad andare a votare
  3. Facilità di persuasione
I piu' interessanti erano i pro-Obama che non erano sicuri di andare a votare, oppure chi era deciso a votare ma non sapeva ancora per chi, meglio ancora se classificati come facilmente persuadibili.
Queste persone e chiunque altro fosse già censito come sostenitore vennero bombardati di email, complessivamente ne sono state inviate 2 miliardi (404 invii a livello nazionale). A questo punto della presentazione nella sala si sono sollevati dei grugniti, tra il pubblico erano presenti degli americani e hanno commentato che la quantità di email che hanno ricevuto da Obama era ai limiti della sopportabilità.
Le email sono servite principalmente per raccogliere fondi per la campagna e per chiedere ai sostenitori di attivarsi nel proprio cerchio di conoscenze. 


A differenza di Romney, che contava sui grossi finanziatori, Obama ha chiesto soldi alla gente di strada, anche pochi dollari.
Il testo e la grafica delle email e' stato molto importante. C'era uno staff di 20 persone per scrivere i testi piu' efficaci, ma alla fine hanno lasciato che a decidere fosse il pubblico invece del solito consulente strapagato: mandavano 5 diverse versioni ad altrettanti campioni di destinatari e nelle 3 ore successive analizzavano le quantità di click e di donazioni generate da ogni versione, quella piu' efficace veniva mandata a tutta la nazione 3 ore dopo i test. In gergo questa tecnica si chiama A/B testing.


In uno dei test è stato misurato che la mail piu' efficace ha consentito di raccogliere 2.6 millioni di $ in donazioni, contro i 400.000$ che sarebbero stati raccolti con quella risultata meno efficace.
Curiosamente venne notato che l'oggetto della mail piu' accattivante per l'americano medio era semplicemente "Hey".

E i grandi maghi del marketing? La loro utilità fu ridimensionata visto che le loro previsioni venivano puntualmente smentite dai risultati dei test sul pubblico-campione, mentre i veri protagonisti della campagna di Obama sono stati gli scienziati di analisi dei dati e i loro modelli matematici.  
C'era comunque uno zoccolo di elettori che non erano raggiungibili perchè gli elenchi di email e di numeri di telefono non erano completi, mancavano soprattutto i giovani che usano solo cellulare e social networks.


Twitter e Facebook
Oltre alla email la strategia prevedeva l'uso massiccio dei social media, come Twitter, dove sono stati mandati 30 messaggi al giorno ai 24 milioni di followers. Inoltre gli autori piu' influenti (in termini di followers) sono stati raggiunti ad uno ad uno dallo staff del presidente.
La pagina su Facebook ha avuto 34 milioni di fans, che insieme ai loro amici costituiscono il 98% della popolazione americana. 1,2 milioni di utenti Facebook hanno scaricato l'applicazione che ha consentito allo staff di Obama di accedere alle informazioni relative ai loro amici e di raggiungerli tramite messaggi mirati, in questo modo è stato possibile stabilire un contatto con l'85% delle persone che mancavano all'appello negli elenchi di email e numeri di telefono.

la foto che ha avuto piu' condivisioni nella storia di Twitter

E le prossime elezioni?
In questi ultimi anni le email hanno perso la loro efficacia e la battaglia decisiva si svolgerà sui Social Media. Democratici e Repubblicani stanno lavorando da tempo alla piattaforma tecnologica che sosterrà i due candidati nel 2016 e questa volta si prevede una maggior parità di forze in campo.

E chi sarà il candidato per i Democratici ora che Obama non si può più presentare avendo già fatto due mandati?
Secondo lo speaker sarà.... rullo di tamburi.... 


Hillary Clinton

lunedì 28 luglio 2014

Se il cane abbaia

Pensavo che avere un cane fosse un po' piu' semplice, invece ci sono un sacco di aspetti psicologici da considerare se si vuole che il cane cresca con un buon carattere, cioè non morda per giocare, non abbai quando resta a casa da solo, e via di seguito. Per insegnargli come comportarsi bisogna che questa "programmazione" avvenga nei primi mesi di vita, prima che si formi il carattere del cane.  Tenuto conto che col suo carattere dovremo farci i conti per oltre un decennio, vale la pena di investirci un po' all'inizio.
Sabato avevamo appuntamento con un dog trainer, in grado di darci dei consigli su come gestire il cane in questa fase.
Si presenta David Marcellino, nato qui da genitori calabresi. In casa da bambino parlava il dialetto calabrese, poi ha imparato l'inglese ma di italiano non sa neanche una parola.

David Marcellino alle prese con Candy

Non vi sto a tediare con tutte le indicazioni che ci ha dato in cambio di 120$, dico solo che siamo rimasti un po' frastornati dall'elenco delle mansioni che ci aspettano. Sostanzialmente ci servivano dei consigli per gestire l'emergenza bisognini in casa, ma abbiamo scoperto che ci aspettano sessioni di training per insegnargli a non abbaiare, a camminare al guinzaglio, a non saltare addosso alle persone, etc.
Poi penso a quanti hanno il cane che vive in un cortile di qualche fattoria o aziendina nella gelida Brianza invernale, ogni tanto gli buttano gli avanzi e lui è contento, senza tante menate, però poi penso che è quel tipo di cane che passa le giornate ad abbaiare ogni volta che vede passare qualcuno nel raggio di 10 km...

Parlando di cani che disturbano abbaiando, qui prendono la cosa seriamente, ecco la procedura in 13 punti:
  1. la parte lesa deve parlare col proprietario spiegandogli che l'abbaiare del suo cane dà fastidio
  2. dopo due settimane se il problema persiste deve riparlare col proprietario, se non si trova una soluzione ci si può telefonare al Centro per la Giustizia della Comunità, un servizio di mediazione tra vicini.
  3.  Il Centro contatta il proprietario e lo invita ad un incontro dove ognuno può dire la sua e il mediatore funge da facilitatore per trovare una soluzione che soddisfi entrambi.
  4. se non si arriva ad un accordo, la parte lesa può fare un esposto online, supportato da un diario o ancora meglio da registrazioni sonore
  5. A questo punto un Animal Control Officer contatta la parte lesa per spiegargli la procedura
  6. Poi l'Officer va a visitare il proprietario del cane, lo informa dell'esposto, identifica il cane, gli fornisce consigli su come risolvere il problema
  7.  si aspettano 2 settimane
  8. se il problema non si è risolto il Comune cerca di ottenere degli elementi oggettivi chiedendo agli abitanti della zona di partecipare ad un sondaggio registrando su un modulo ogni abbaiare nell'arco di 2 settimane di osservazione.  L'identità del cane sospettato viene tenuta nascosta per non influenzare i risultati.
  9. Se i vicini non segnalano alcun abbaiare, si ritorna al punto 2
  10. Se almeno 2 vicini segnalano un abbaiare riconducibile al cane sospettato, l'Officer studia i risultati del sondaggio per capire in quali orari il cane abbaia e possibili cause, si apposta in quelle fasce orarie per ascoltare, e se tutto è confermato emette una Ordinanza di Disturbo
  11. L'ordinanza è emessa dal tribuanale presenti i testimoni che hanno fornito gli elementi nel corso dell'indagine
  12. In forza dell'Ordinanza il proprietario deve porvi rimedio, pena 880$ di multa la prima volta o 1650$ ogni successiva.
  13. Se il problema non si risolve il Comune può fare causa al proprietario


martedì 22 luglio 2014

Candy

Nello scrivere il post precedente avevo preso una scheda di un cane a caso tra le decine disponibili sul sito della protezione animali. Poi rivedendolo ci siamo resi conto che la cagnetta in questione aveva una faccia simpatica ed era disponibile in un canile nelle Blue Mountains a 90 minuti da casa... quindi vi presento Candy, il nuovo membro della famiglia



Dopo aver telefonato al canile e verificato che fosse ancora là, sabato mattina ci siamo recati sul posto, con le bambine che facevano il conto alla rovescia dei minuti che mancavano sul navigatore.
La cagnetta di 3 mesi è un Jack Russel incrociato, tipo quello del film The Mask per intenderci, con una vitalità simile a quando per sbaglio si mette la maschera magica. Era stata abbandonata fuori da un canile, in una delle gabbie messe apposta per chi vuole disfarsi del cane senza l'imbarazzo di dover dare spiegazioni. Beh, sempre meglio che lasciarlo per strada.

Non c'è voluto molto a capire che andava bene: ha cominciato a correre all'impazzata e saltarci addosso per leccarci la faccia. Sbrigate le formalità e pagati 400$ ce la siamo portati a casa e per prima cosa le abbiamo fatto un bagno per toglierle un po' di odore.
Al canile ci hanno consigliato di farla addestrare, pare che nei primi 3 mesi di vita si formi la personalità del cane e senza l'addestramento si corra il rischio di avere un cane poco socievole, spaventato o aggressivo. Sabato verrà un addestratore a darci qualche consiglio, spero anche per insegnarle a fare i bisogni in giardino visto che continua a preferire il pavimento di casa, tra l'altro costituito da moquette o parquet non verniciato (poroso).

E' simpatico avere un affarino che corre per casa, ti fa le feste quando torni a casa e sta sul divano insieme a te a guardare la televisione. Per contro è un impegno, specialmente qui dove le leggi sono applicate: ingresso vietato negli esercizi commerciali, ristoranti, mezzi pubblici, perfino nei parchi nazionali perchè disturberebbe la fauna. Deve essere sempre al guinzaglio tranne nelle aree recintate per i cani e ovviamente gli escrementi si raccolgono.
Mi viene in mente una discussione che avevo avuto al Parco di Monza qualche anno fa, stavo correndo e un grosso cane continuava a inseguirmi, quando dissi alla padrona di tenerlo al guinzaglio mi ricoprì di insulti, ma veramente pesanti, oltretutto davanti agli occhi di sua figlia di pochi anni. Scena simile tra due persone in un'area giochi per bambini vietata ai cani.  Questo mi fa pensare che alcuni padroni si sentano al di sopra delle legge in nome dei diritti degli animali, anche se di fatto si tratta di comportamenti che di altruistico hanno ben poco: sporcare la strada degli altri o prendere un cane che necessita di spazi sapendo che nella propria zona non c'è la possibilità di lasciarlo correre liberamente.
Ecco, con questa considerazione mi sarò giocato una fetta del mio pubblico!  :-)

mercoledì 16 luglio 2014

Tre curiosita'

I pinguini di Melbourne
In questi giorni sono a Melbourne per lavoro. E' una bella citta', per alcuni versi piu' viva di Sydney, moltissimi ristoranti e caffe' che le donano un'atmosfera da localita' di villeggiatura. Due cose pero' non me la fanno invidiare: il clima e il mare. Gli inverni sono piu' freddi, circa 4 gradi in meno (oggi 6-14)  e le estati piu' calde, nel senso che possono essere troppo calde. E per via della posizione il mare e' piu' freddo, raggiunge al massimo 19 gradi nel mese di febbraio, contro i 24 di Sydney, una differenza che rende la presenza del mare praticamente inutile dal mio punto di vista di appassionato di immersioni.
Chi non si lamenta di certo sono i penguini. Esatto, perche' a Melbourne ci sono i penguini nella spiaggia di fronte alla citta'.  Goffi nei movimenti e abbastanza socievoli, arrivano fino a un paio di metri di distanza.

all'ora del tramonto i curiosi si radunano sul molo per aspettare i penguini che escono dall'acqua appena fa buio
 

 


Il Canile
Domenica abbiamo fatto un salto in un canile a dare un'occhiata ai cani in vista di una possibile adozione. Mia figlia me lo chiede da almeno 6 anni e forse e' arrivato il momento di accontentarla.
Non ho esperienza di canili italiani, ma vi dico come sono organizzati qui: si puo' andare sul sito http://www.adoptapet.com.au/ e inserire i criteri di ricerca, tipo di animale (cane, gatto, coniglio, cavallo, maiale, etc), temperamento, distanza da casa etc.


Poi sfogli i risultati, tipo la scheda qua sotto con la storia dell'animale, la descrizione del carattere, il prezzo (sconti per cani con piu' di 8 anni) e per finire 14 giorni di garanzia.


Ci siamo recati in uno di questi centri per dare una occhiata, non abbiamo trovato cani adatti, ma abbiamo curiosato in giro per il canile e ci hanno dato alcuni opuscoli su come comportarsi con un cane, le sue esigenze, come capirne lo stato d'animo, etc. All'ingresso c'e' perfino un distributore di tappi per le orecchie gratuiti in modo da non spaventarsi se qualche cane in gabbia si mette ad abbaiare. Avete capito bene, hanno pure pensato ai tappi per i visitatori... sono davvero avanti!
E non ci sono solo cani, ma anche gatti e conigli. Quest'ultimi decisamente i piu' fortunati: ogni coppia di conigli dispone di una villetta alta 2 metri, con infissi di alluminio, porta finestra e zanzariere per poter lasciare aperto in estate....
Non ho fatto foto ma ho trovato questa su internet, sullo sfondo una delle villette che vi dicevo


Secondo me la vera crudelta' sarebbe portarli via da quel paradiso!
E vedendoli belli pasciuti mi e' venuto in mente un filmato che avevo visto in tv in Italia, dove uno delle Iene vestito da cuoco andava nei negozi di animali alla ricerca di un coniglio dicendo che era rimasto senza e aveva ospiti da sfamare... 

Il semaforo rotto
Ultima curiosita' della giornata: stasera a spasso per Melbourne mi sono imbattuto in un gruppo di poliziotti ad un incrocio. Ho immaginato fosse successo qualcosa e invece mi sono reso conto che stavano semplicemente dirigendo il traffico a causa di un semaforo guasto. Mentre aspettavo di attraversare cercavo di capire come fossero organizzati,  ne vedevo addirittura 6 per un incrocio. Quando e' stato il momento di attraversare ho capito: 2 stavano al centro a gestire il flusso delle auto e 4 stavano agli angoli a gestire i pedoni. Questi ultimi svolgevano la funzione dei semafori pedonali, quelli con la sagoma del pedone verde o rossa per intenderci. Quando era il momento dell'omino verde il poliziotto diceva ai pedoni fermi dietro a lui "c'mon guys" e attraversava la strada,  seguito dai pedoni come pulcini dietro la chioccia e incrociando il suo collega in direzione oppposta. Ecco spiegato perche' ce ne fosse uno per angolo.
Puo' sembrare un eccesso di cautela, ma conoscendo i semafori australiani la cosa ha un senso: durante l'attraversamento pedonale le auto non possono svoltare nella strada attraversata e quindi per fornire lo stesso livello di servizio di un semaforo ci vogliono 6 vigili.
Non so se questa descrizione sia del tutto chiara, ma e' l'una di notte e al momento non mi viene nulla di meglio!


in volo tra Sydney e Melbourne, sorvolo l'unica localita' sciistica di tutto il continente, nei pochi mesi in cui c'e' neve

lunedì 14 luglio 2014

Amici in Australia

qualche mese fa un amico, Lorenzo, fece un commento ad un mio post chiedendomi di parlare degli amici che ho qui in Australia. Lorenzo si è trasferito con la famiglia vicino a New York piu di 10 anni fa e oramai sono cittadini USA. Vivono in una bella villetta come quelle dei film, a 45 minuti di treno dal cuore di New York, dove ho dormito nel 2006 e 2010, in occasione della Maratona di NY. 
Vivere qualche giorno a casa sua, svegliarmi nell'aria tersa del Connecticut, passeggiare tra le villette immerse nei colori autunnali per andare a prendere il treno nella piccola stazione di provincia, vedere suo figlio parlare inglese, ... forse è allora che la mia insofferenza per la vita di tutti i giorni ha preso la forma di una freccia verso l'estero.
Per mia indole non ho molta iniziativa, potrebbe sembrare il contrario ma la realtà è che se non avessi visto l'esempio di "uno che ce l'ha fatta" e non avessi tenuto i contatti tramite internet con gli amici sparsi per il mondo probabilmente l'idea di emigrare non avrebbe mai superato lo stato embrionale.

Gli amici dunque. Li dividerei in 3 categorie: gli Italiani, gli stranieri e gli Australiani.

Gli Italiani
I primi mesi non ne conoscevo molti, solo i 3 colleghi Italiani che lavorano nella sede di Sydney, poi ho allargato il giro grazie ai gruppi Meetup. I Meetup sono dei gruppi di persone con interessi in comune che si trovano per conoscersi. Qui a Sydney ce ne sono centinaia, tra i quali il gruppo di residenti che parlano italiano. Organizzano un paio di serate al mese e sono frequentati per metà da Italiani e metà da stranieri che vogliono tenersi in esercizio con la lingua italiana. E' un'ottima soluzione per chi vuole allargare il giro di conoscenze in un paese nuovo, vai a qualche incontro e poi tieni i contatti con quelli che ti stanno piu' simpatici.
Qualcuno dal divano di casa starà storcendo il naso, meglio fare amicizie non italiane per favorire l'integrazione! Il punto è che trascorrendo tutto il mio tempo lavorativo in mezzo a stranieri, la possibilità di rilassarsi parlando Italiano nei momenti di svago è incredibilmente allettante.

A proposito dell'Inglese, sicuramente in questi 16 mesi è migliorato, ma non è ancora la seconda lingua che posso utilizzare con disinvoltura in ogni contesto. Richiede sempre uno sforzo, un 30% della mia capacità cerebrale nel tradurre al volo i pensieri, e quando sono stanco il degrado è evidente, parlando piu' che ascoltando. Se parli e ci metti un secondo a farti venire in mente le parole piu' difficili può anche starci, ma se ci vogliono 2 o 3 secondi... non sei piu' in grado di farti capire.
E non è solo una questione di lingua: tra italiani c'è uno strato culturale comune: modi di dire, humor, eventi della nostra storia, il cinema italiano, ...
In altre parole tra Italiani è facile entrare in sintonia, non devi investire tempo ed energie per stabilire un terreno comune, un faticoso ponte tra due culture costruito a suon di discorsi generici perchè non sai mai come verrà percepito un tema personale o una battuta irriverente.
E' per questo che quando senti parlare Italiano per strada ti viene da girarti, e magari scambiare due chiacchiere perchè continua a sembrarti fenomenale trovare qualcun altro che s'è fatto tutta questa strada.
Questa assonanza però crea anche una distorsione: può anche capitare che delle persone entrino a far parte del tuo giro di amicizie senza che ci siano reali affinità, frequentazioni che non durerebbero un giorno se fossi in Italia. Sopravvivono un po' artificialmente perchè in fondo c'è un reciproco bisogno di non sentirsi soli, di essere capiti nella propria lingua e perchè se proprio non c'è altro terreno comune puoi sempre condividere gioie e dolori di questa scelta di vita.  I mie amici Italiani di Sydney non ne abbiano a male, sicuramente ci saranno casi in cui questo fenomeno spiega il loro interesse nei miei confronti.


Gli altri stranieri
Alle volte mi è capitato di incontrarmi con gruppi misti di stranieri e italiani, ecco questa è una cosa che non funziona. Ti ritrovi a parlare in inglese mentre ti vengono in mente battute in italiano, passi il tempo a chiederti in che modo tradurle in inglese salvaguardando l'umorismo che però coglieranno solo gli italiani e alla fine resta la frustrazione delle tante battute che ti si sono fermate in gola. In questi casi lo straniero è un corpo estraneo che ti rovina la serata.
Probabilmente un giorno le cose cambieranno, magari perderò un po' della mia italianità, il mio humor diventerà un po' piu' "internazionale" e un inglese meno rozzo mi consentirà di destreggiarmi tra le sfumature linguistiche e culturali.
Se comunque ci sono stranieri nel gruppo la cosa migliore è che non ci siano italiani, a quel punto fai quello che puoi, cerchi di evitare le battute più grevi, la serata non sarà esilarante ma con un po' di attenzione eviterai la figura del pagliaccio.

Parlando di stranieri, di recente ho letto su un giornale le statistiche relative alle etnie che compongono Sdyney:
http://www.smh.com.au/data-point/sydney-languages/index.html
Pensate che nel 40% delle case si parla una lingua diversa dall'inglese. Ci sono poi zone in cui l'inglese scende al 10% dei casi (grafico "English Density")
Come vedete le lingue sono veramente tante, ma soprattutto ce ne sono due predominanti: il cinese (in rosso) e l'arabo (in verde), che si sono spartiti la città. Questo spiega perchè nella mia zona sono assediato dai cinesi, ma non mi lamento visto che sono persone più tranquille dei mediorientali.
I Cinesi di solito non sono molto socievoli, i vicini tendono a guardare per terra quando ti incontrano, in stridente contrasto con gli Australiani che ti salutano anche se non ti hanno mai visto prima. Poi spesso non ti guardano negli occhi se ci parli insieme. Mi spiegava una mia amica cinese che questi atteggiamenti fanno parte della loro cultura, più riservata di quella occidentale.

Per una conferma che io non solo il solo a preferire i connazionali basta vedere i parchi nei fine settimana: gruppi di 10-20 famiglie intente nel BBQ e sono sempre, ma sempre, tutti della medesima etnia: Indiani, Filippini, Cinesi, Arabi, etc.
Con questo non voglio dire che le etnie restino divise, ci sono molti giovani che sono nati qui da famiglie di stranieri e vedo che si mischiano con chiunque, fermo restando che data la "spartizione" geografica della città le probabilità che un arabo cresca con amici arabi restano alte a prescindere dagli aspetti culturali.

Quale che sia la nazionalità, anche con gli stranieri c'è una affinità di fondo: anch'essi  hanno vissuto nel corso della loro vita un trasferimento in un'altra nazione e conoscono le difficoltà che si possono incontrare, il che alle volte crea solidarietà e empatia, o mateship come direbbe un Australiano.
Ci sono poi gli Inglesi, che spesso ti parlano dei cambiamenti che hanno dovuto affrontare per trasferirsi qui, dei figli che si sono dovuti adattare nelle scuole Australiane, e che non riescono a capire come queste "difficoltà" siano ridicole rispetto a quelle che deve superare un italiano. Che poi l'Australia per molti versi è una Inghilterra ai tropici.

Gli Australiani
Gli Australiani sono composti da tante etnie diverse, ancora Cinesi e Arabi, Inglesi e altri europei, Indiani e via di seguito. Per me sono "Australiani" coloro che hanno vissuto abbastanza tempo in Australia da aver perso le caratteristiche del loro paese di origine e aver adottato i modi di fare di chi è qui da generazioni.
Per questo non basta aver ottenuto il passaporto australiano dopo 4 anni di permanenza, ma bisogna aver imparato bene la lingua e soprattutto aver imparato a salutare e a sorridere anche quando si incontra qualcuno coi lineamenti diversi dai propri.
Gli Australiani di solito sono molto aperti, tante volte mi hanno attaccato un bottone mentre ero su un mezzo pubblico, decisamente piu' volte che nel resto della mia vita in Italia. Poi indubbiamente c'è il fattore esotico del Made in Italy che compensa per la mancanza di affinita': sentono un accento strano e ti chiedono da dove vieni, quando dico Italy partono coi ricordi delle loro vacanze: Roma, Pompei, Venezia, Firenze, Lucca, Siena, Cinque Terre, ... gli si illuminano gli occhi. Città, monumenti storici, musei, panorami, cibo, ... tutto contribuisce a creare un alone di magia su quello che per molti di noi è un vecchio stivale malconcio. Da qui la convinzione di molti Italiani residenti in Australia: il paradiso è vivere in Australia e fare le vacanze in Italia.

L'ultimo contatto in ordine di tempo: domenica abbiamo fatto un bel BBQ nel parco naturale vicino casa dove scorre il Lane Cove River, spiedini e bistecche dell'ottima carne australiana per festeggiare il periodo piu' freddo dell'anno con i suoi 20 gradi.



A poca distanza da noi una coppia di nonni che accendeva il fuoco per il loro BBQ, hanno fatto un po' di battute, abbiamo chiacchierato, alla parola "Italy" hanno risposto: è la nostra destinazione preferita, ci andiamo tutte le volte che possiamo!
Hanno insistito per farci la foto di cui sopra, e al momento di salutarci hanno voluto che ci scambiassimo l'email. Poi mi hanno scritto per invitarci a pranzo a casa loro il 2 Agosto, dicendosi onorati di condividere la loro casa con noi e bere del "Valpolicella".
Insomma, al momento non posso dire di avere amici Australiani, ma credo che non sia difficile con un po' di buona volontà. Inoltre martedì Giulia inizierà la scuola e la conoscenza forzata con altri genitori potrebbe essere la svolta che cerchiamo per sentirci un po' meno estranei. Tra l'altro ho prenotato due aree picnic al parco naturale vicino casa in occasione dei compleanni delle mie figlie a Ottobre e Novembre, c'è spazio per 200 persone e al momento avremo si e no una decina di amici da poter invitare!

Invece settimana scorsa ero a Adelaide per una presentazione ad un numero di clienti, con me un collega di Liverpool che ha fatto la sua metà della presentazione. Alla fine dell'incontro tre clienti sono venuti a chiedermi di quale parte dell'Italia fossi, e hanno cominciato a raccontarmi delle loro vacanze memorabili nel nostro paese. E il collega di Liverpool? Zero, così impara con quell'accento insopportabile!


lunedì 7 luglio 2014

Viaggiare in Australia

Settimana scorsa sono andato per lavoro ad Adelaide, l'ultima metropoli che non avevo ancora visto.


le località che ho visto finora

Le città in Australia sono veramente poche, mi restano da vedere quelle più piccole, come Camberra (pronunciata Cambra, 300.000 abitanti), Hobart in Tasmania (215.000) e Darwin su a Nord (105.000). Quasi tutti gli insediamenti sono al sud, dove la terra è più fertile e fa meno caldo. Unica eccezione Darwin, vicina all'Equatore e con i coccodrilli che impediscono di fare il bagno al di fuori degli "swimming holes" (piscine e bacini chiusi).

Ogni volta che guardo la cartina penso che mi piacerebbe attraversarla in moto come negli USA, che hanno le stesse dimensioni, ma ci sono difficoltà non paragonabili: pochi benzinai, molti animali, nessuna copertura di cellulare... se capita un guasto devi sperare che passi qualcuno prima che ti finiscano le scorte di acqua. E che quel qualcuno non sia il tizio del film horror Wolf Creek...

A proposito di gente che attraversa l'Australia, in volo verso Adelaide ho visto il film Tracks, basato su una storia vera di una ragazza che nel 1977 attraversò il deserto australiano con dei cammelli. La trama non mi pare nulla di eccezionale, ma la fotografia e il vuoto di quegli spazi è ben rappresentato. Tra l'altro ho scoperto che la protagonista della storia vera, Robyn Davidson, è stata l'amante di Salman Rushdie, lo scrittore che con i suoi Versetti Satanici nel 1988 si attirò la condanna a morte da parte dell'Ayatollah Khomeini, uno dei primi segnali della pazzia islamica con cui dobbiamo fare i conti ogni volta che veniamo controllati prima di imbarcarci su un aereo.
Tornando al film, l'aereo che ho preso per andare ad Adelaide (pronunciata Adlaid) era piccolo e non aveva gli schermi LDC, in compenso ti davano un mini ipad con cui vedere i film trasmessi in streaming dall'aereo.

un mini ipad per l'intrattenimento di bordo, ma non era vietato accendere il wi-fi in volo?!

E parlando di religioni, secondo quella degli Aborigeni il nome di una persona defunta non deve più essere pronunciato. Se qualcuno ha visto il film "Australia" si ricorderà il momento in cui il bambino aborigeno parla di questa usanza.
Addirittura non si possono fare i nomi di altre persone che si chiamano nello stesso modo del defunto, ma bisogna usare giri di parole. Perfino la città di Alice Springs non può essere nominata se qualcuna di nome Alice è defunta di recente. 

Con l'arrivo del cinema e della fotografia il problema si è riproposto in altre forme, in quanto anche riprodurre voci e immagini di persone decedute è considerato sconveniente. Da qui il seguente disclaimer in molti film australiani:

 E tra i film a disposizione in volo come non citare un documentario su Pantani?
Quale che sia il film che si vuole vedere c'è il problema che il volo per Adelaide dura meno di tutti i film, quindi mi è toccato vedere metà di Tracks all'andata e la seconda metà al ritorno.


I cammelli australiani
Grazie a questo film, ho scoperto che l'Australia è l'unico paese al mondo in cui vivono cammelli e dromedari randagi. Importati nel 1800 dal medio oriente per consentire l'esplorazione dei grandi spazi desertici, con l'arrivo dei mezzi motorizzati sono stati lasciati liberi di vagare nella terra di nessuno e si sono riprodotti fuori controllo.
la macchia marrone rappresenta la distribuzione dei cammelli in Australia

Pare che i cammelli si diano da fare e raddoppino ogni 10 anni, creando problemi di sovrannumero. Nel 2009 è stato avviato un programma di abbattimento per portare il numero da 1 milione a 300.000. Troppi cammelli degradano l'ambiente sottraendo la vegetazione ad altre specie endemiche.

Ma dove eravamo? Ho perso il filo del discorso... ah, sì, viaggiare in Australia.
I voli nazionali sono veramente informali. Tutto il terminal dei voli domestici è liberamente accessibile anche per chi non viaggia. Tu arrivi in aeroporto e senza mostrare nulla puoi arrivare fino al gate. Esatto, fino al momento dell'imbarco nessuno ti chiede documenti. E' così se stai aspettando l'arrivo di qualcuno che conosci puoi andare a riceverlo direttamente allo sbarco dall'aereo.
Perfino il nastro dove vai a ritirare il bagaglio è in un'area pubblica. Chiunque potrebbe entrare e prendersi una valigia non ancora ritirata dal proprietario. Evidentemente qui non succede.


Il trasporto merce
Le autostrade di Sydney sono decisamente congestionate nelle ore di punta, ma a differenza della Tangenziale di Milano non ti ritrovi inscatolato in mezzo ai TIR. Anzi, i mezzi pesanti sono veramente rari. Mi hanno spiegato che è dovuto alla diversa conformazione di questo paese: molta merce viaggia via nave e arriva nel porto piu' vicino alla destinazione finale, la strada da percorrere su gomma è sempre poca perchè tutti vivono lungo la costa. Questo fà sì che non ci sia una situazione simile a quella italiana, con arterie obbligatorie per portare le mozzarelle nel resto dell'Europa e tangenziali di Milano, Bologna o Roma che diventano il collo di bottiglia mischiando  pendolari locali e trasporti a lunga percorrenza.



venerdì 4 luglio 2014

Vacanza a Vanuatu (4)


Bottiglie di Coca Cola
Nella Seconda Guerra Mondiale Vanuatu è stata una importante base navale americana. Da lì partivano gli aerei che attaccavano la base giapponese a Guadalcanal e che difendevano il corridoio marittimo tra USA e Australia. Di questa presenza non rimane molto, un paio di relitti di aerei e una gran quantità di bottiglie di coca cola vuote gettate nella foresta adiacente alla base.
Se ne trovano in vendita per 10$ e ne abbiamo acquistate un paio. Recano la località di produzione sul fondo (San Francisco CA, oppure Oackland CA) e l'anno di produzione (1942) sul davanti sotto al logo. Erano ancora i tempi in cui le scritte erano stampate in rilievo e non avevano l'etichetta, fatte con vetro molto spesso.
Altre bottiglie sono visibili sul fondo del mare dove attraccavano le navi militari americane. Buttate in acqua dai marinai di allora, ora si presentano quasi completamente annegate nel corallo.
 
una baracca lungo la strada, sedicente "Museo della Seconda Guerra Mondiale", vende le bottiglie di coca cola recuperate

Il nostro acquisto, una bottiglia di 72 anni


l'evoluzione della bottiglia della coca cola


In giro per l'isola
La scelta di noleggiare un'auto invece che affidarsi ad un tour si è dimostrata azzeccata.
Prima di noleggiarla ho girato per un paio di giorni con la cartina in tasca e con chiunque parlassi la tiravo fuori e chiedevo dei consigli sulle cose da vedere. Alla fine abbiamo visto tutto quello che ci interessava, fermandoci quanto volevamo e scartando le mete da pullman turistico.




interessante il mercato della frutta


Strani tuberi...

ho scoperto che le noccioline crescono sotto terra e che se non sono tostate sanno di legume crudo

al mercato è frequente trovare i prodotti venduti in borse fatte con le palme


i gechi erano l'attazione serale


Blue Lagoon


il Tarzan di Concorezzo




un gruppo di podisti lungo la strada, quasi tutti scalzi

il campo da golf è "tabù" per la popolazione locale


 
E per finire... il pipistrello
Qualche mese fa mi trovavo su un taxi a Sydney e come capita spesso il guidatore attacca a parlare incuriosito dal mio accento, spesso scambiato per francese per via dell'R moscia. Era originario di Vanuatu e, saputo che ci sarei andato in vacanza, mi ha consigliato di mangiare il bat, pipistrello. Pare che sia un piatto abbastanza tipico sul posto, il che non mi sorprende considerando la povertà della gente e l'assenza di altra cacciagione di cui nutrirsi. Da tener presente che i pipistrelli del Pacifico sono molto piu' grossi di quelli delle nostre parti, si chiamano Flying Fox e raggiungono la larghezza alare di 1 metro.
Eccolo:

Lo so cosa vorreste sapere.... allora diciamo che per come era stato cotto (in umido) mi è stato difficile capire di cosa sapesse la carne. L'odore del piatto era di ... ascella, la carne sapeva di pollo e coniglio, ma non ce n'era molta. C'erano un sacco di ossicine spezzate, il ristorante era più buio di come appare nelle foto e il povero pipistrello era diventato una massa informe marrone da cui era difficile capire cosa ti stavi per mettere in bocca.
Insomma... ora che mi sono levato la curiosità non sento il bisogno di mangiarne altri.