martedì 4 novembre 2014

Sculptures by the sea

Come ogni primavera è tornata l'esposizione di sculture che per 3 settimane all'anno movimenta le spiagge di Sydney.  Qui il post dell'anno scorso.

Ed ecco le foto di quest'anno, durante la passeggiata tra le spiagge di Bondi e Tamarama, in una giornata di sole e aria limpida. 
Ad un certo punto dalla scogliera ho guardato nella direzione del mare e ho visto qualcosa che si muoveva in distanza...

le balene ti fanno ciao
le balene passano davanti a Sydney tutti i giorni per 6 mesi all'anno
e combinazione in quel punto c'è pure una statua di una balena



scommetto che avete trovato un'analogia con le gambe della ragazza


e questa... non so come sia finita in mezzo alle mie foto, forse è partita per sbaglio mente pulivo l'obiettivo





questo è un semplice cestino. Mi sono guardato intorno e ho fatto fatica a trovare dei mozziconi sulla spiaggia
anche questa non so cosa ci faccia qui

scultura fatta di rossetti

conta le persone che ci passano sotto, nel nostro piccolo abbiamo lasciato il segno!

mare mosso e pochi surfisti in mare






mah!












 



il padellone

sabato 1 novembre 2014

Promesse elettorali

Avete mai sognato uno strumento per vedere che fine fanno le promesse elettorali di un politico?
Eccolo, si chiama Promise Tracker e sta tenendo d'occhio 66 promesse fatte dall'attuale leader di governo Tony Abbott prima delle elezioni.  



E' disponibile sul sito dell'emittente televisiva pubblica ABC
 
in rosso le promesse mancate, in verde quelle mantenute, in giallo quelle in lavorazione...


scegliendo la visibilità per "subject area" si può osservare tutto l'iter legislativo che ha portato una promessa ad essere mantenuta o meno. ad esempio in questo caso aveva promesso che nessun immigrato irregolare avrebbe mai ottenuto la residenza permanente e invece è stata concessa ad un etiope arrivato clandestinamente


Voi direte: ma che bravi che sono alla ABC, un ente pubblico che fa le pulci al governo... sarà mica perchè il governo aveva promesso di non fare tagli all'ABC e poi ha tolto 35.5 milioni di $?!



giovedì 30 ottobre 2014

La festa di compleanno


Da quando abito qui mi sono fatto "adottare" da un parco vicino casa in sostituzione di quello che avevo vicino a casa in Italia, il Parco di Monza. Si tratta del Lane Cove National Park, un'area protetta attorno al Lane Cove river lunga un 5 km. Ci vado a correre 2 volte alla settimana, partendo direttamente dall'ufficio o da casa, è un'oasi di pace dove incontri animali che ti fanno ricordare che non sei in Lombardia.


Correndo nel parco in lungo e in largo avevo visto che si potevano affittare delle aree picnic e cosi ne ho prenotato una per il compleano di Vittoria che abbiamo festeggiato sabato.
Si tratta di spazi molto grandi, consigliati per 150-200 persone, anche se quando prenotai 6 mesi fa non mi venivano in mente piu' di 10 persone da invitare.
Passano i mesi, si allarga la rete di amicizie e sabato ci siamo ritrovati 40 ospiti, di cui un terzo australiani e due terzi italiani e altre nazionalità (Germania, Francia, Colombia, Romania).

Non credo si sopravvalutare questo evento dicendo che è stata una piccola pietra miliare di questa esperienza australiana. Per la prima volta ho avuto l'impressione di aver lasciato un segno facendo sì che 40 persone si prendessero la briga di raggiungere questo picnic all'interno del parco nazionale e molti di loro si incontrassero per la prima volta.
C'era veramente di tutto: amici italiani conosciuti qui a Sydney, un ex-collega che avevo visto per l'ultima volta 10 anni fa in ufficio all'IBM di Segrate, australiani conosciuti al parco giochi o pascolando il cane. E' venuta perfino una famiglia di amici vicini di casa a Concorezzo che sono incidentalmente qui in vacanza.
L'area picnic è un bel prato vicino al fiume, con bbq, panche, tavoli e una tettoia in caso di pioggia.  Il menu': spiedini e salamelle al bbq, 3 metri di pizza consegnati da una pizzeria napoletana e poi birra Corona, vino Soave e Montepulciano d'Abruzzo, spumante Mionetto. 
Ho scelto prodotti italiani perchè qui sono considerati esotici e ricercati sia dagli australiani che dagli italiani. Ho fatto un'eccezione per la birra, avrei potuto prendere la Peroni che si trova ovunque, ma l'ho scartata perchè in realtà è una presa in giro prodotta su licenza a Melbourne, costa più dei brand australiani e poi non l'ho mai bevuta neanche in Italia perchè dovrei cominciare qui?

Nel complesso un bel pomeriggio rilassante, all'ombra di un grande albero mentre i bambini giocavano nel prato.  A proposito, considerando che le mie figlie fanno gli anni tra ottobre e novembre, questa è l'unica opportunità della loro vita di festeggiare giocando all'aperto invece che nel frastuono di una stanza.
Poi com'è logico si sono formati i gruppetti, ma va bene così, l'intento era di far passare una bella giornata in piena libertà, senza la costrizione delle conversazioni obbligatorie seduti a tavola.
Una cosa mi ha fatto molto piacere: un amico che vive qui da 10 anni (ciao Giuseppe!), ha commentato il mio ultimo post dicendo che un italiano che si trasferisce in Australia normalmente ci mette anni per maturare una prospettiva oggettiva (nei suoi pro e contro) mentre a me è bastato molto meno. Non sono sicuro che questa "luna di miele" accelerata sia una buona cosa, comunque grazie.

la festeggiata

parte della rappresentanza italiana: Fabio, Lorenzo, Viviana, Cecilia e Sara

Australiani

sfilata di bellezze: Germania, Francia e Italia



Colombiana e Australiani

Chiara e Emilio





Una menzione anche per la fauna del parco che ci ha assediato nella speranza di scroccare qualche avanzo:


il Kookaburra, simbolo dell'Australia. Il nome ha origini aborigene: guuguubarra, parola onomatopeica per il verso di questi uccelli. Noto anche come laughing kookaburra perchè il verso ricorda una risata.
Magpie, noto per i suoi attacchi ai ciclisti quando invadono il suo territorio

Cacatua

Water Dragon

l'onnipresente lorikeet
Il Brushturkey, sempre intento a scavare il terreno con le zampe in cerca di cibo
Australian White Ibis, decisamente brutto

martedì 21 ottobre 2014

59 motivi per amare Sydney (ma ne bastano meno)

Raccontare l'Australia senza cadere negli stereotipi non è difficile, ma richiede un po' di spirito critico e assenza di secondi fini.

Lo spirito critico
Da quando ho deciso di venire in Australia ho notato una necessità nelle persone che mi conoscono: capire se sono felice di vivere nella terra in cui tutti i sogni si realizzano, oppure se gira e rigira come si sta in Italia non si sta da nessun'altra parte.
Avrei gioco facile a dimostrare l'una o l'altra tesi, perchè è quello che tutti si aspettano, ma la realtà come sempre è una combinazione di sfumature, di pro e contro, che in definitiva un po' delude chi arriva alla fine del post senza trovare risposta alla domanda "e quindi?!".

I secondi fini
Molti dei miei amici emigrati qui dal resto del mondo hanno pudore nel descrivere le aree di insoddisfazione di questa esperienza australiana, grandi o piccole che siano. Si, se ne parla tra di noi migranti, ma verso le persone a casa è sempre tutto perfetto.
Chi vi ha mai parlato del traffico di Sydney, dei 7$ all'ora di parcheggio per andare in spiaggia, del costo delle case, del senso di isolamento a vivere in questo angolo di mondo, delle privazioni di libertà imposte dalla guerra contro la cultura della sbornia del weekend (guerra peraltro persa)?

In quest'ottica vi condivido questo simpatico elenco di 59 motivi per amare Sydney, al quale ho aggiunto qualche riflessione personale per renderlo un po' più...fedele al punto di vista di chi qui ci vive.


Foto 2: la corsa sulla spiaggia, il bagno e la surfata prima di andare al lavoro sono appanaggio dei fortunati che possono permettersi una casa vicino al mare visto che il traffico del mattino non permette escursioni al di fuori del percorso casa-lavoro.



Foto 6: di pendolari sui traghetti non me ne immagino molti, sono cari  (6-7$ a tratta) e, salvo destinazioni particolari, piu lenti di treni e bus.

Foto 10: l'aereo su un cielo blu, è assolutamente rappresentativa, anche perchè ogni volta che guardi in alto vedi passare un aereo.  Il sentiero di atterraggio dell'aeroporto di Sydney porta gli aerei a sorvolare la città. Io ad esempio pur abitando a 20 km dall'aeroporto vengo sorvolato dagli atterraggi dei "long haul" (747, A380, etc) a 700 metri di quota, che con precisione svizzera cominciano ad atterrare alle 6:00 di ogni mattina dandomi spesso il buongiorno. Quello è l'orario di apertura dell'aeroporto e se un volo è in anticipo è costretto a perdere tempo girando in tondo in attesa delle 6.
 

Foto 20: sì, in effetti nel giorno di Natale si può stare in spiaggia a farsi le foto col cappelino di Babbo Natale, però il mio unico Natale australiano è stato piovoso, spiagge deserte e abbiamo faticato a trovare un ristorante per pranzare visto che era tutto (ma tutto tutto) chiuso. Per fortuna per la comunità cinese era un giorno come altri e a Chinatown abbiamo trovato un posto per mangiare.




Foto 38: menzione particolare per il gelato piu' buono del mondo, almeno secondo il campionato che si è tenuto a Rimini a Settembre. Vi prometto che andrò ad assaggiare il gusto che ha vinto (affogato alla mandorla) e vi saprò dire.
E già che ci sono vi dico che la miglior pizza napoletana del mondo si mangia a ... Melbourne, secondo un campionato che si è svolto a Parma.

Foto 49: il Luna Park è effettivamente carino e piacevolmente vintage con le attrazioni low tech che mi ricordo da bambino. Certo non è che ci puoi andare tutte le settimane visto che il biglietto d'ingresso giornaliero per la famiglia costa 170$.
 



Detto questo, il resto dei punti a favore per me sono validi e perfino incompleti. Aggiungerei che la stagione balneare a Sydney dura 7 mesi (mentre ad esempio a Melbourne l'acqua non si scalda mai abbastanza da poter fare il bagno senza muta) e per me che sono appassionato di immersioni: la facilità nel vedere razze, squali e pesci subtropicali a pochi metri dalla riva di fronte alla città.

mercoledì 15 ottobre 2014

Italia, Australia, USA...

Lo so, lo so, il blog langue in queste settimane. Me l'ha fatto notare anche un amico che in questi giorni è in trasferta in India (ciao Roberto!).
Ogni tanto mi chiedo se avrò di che scrivere per l'infinito o se ad un certo punto gli argomenti meritevoli di essere condivisi si esauriranno.

Da dove nascono i post? Di solito capita che sono in giro per strada e osservo qualcosa di curioso, oppure leggo una notizia sul quotidiano nella cucina dell'ufficio mentre aspetto che venga pronto il tè. Torno a casa e non vedo l'ora di mettere in bella copia quello che ho scoperto, spesso finendo all'1 o 2 di notte se devo fare delle ricerche per integrare o verificare le fonti.
Può anche capitare qualche momento di introspezione, di solito mentre corro da solo al parco la domenica, ad esempio ieri mi sono venute in mente un sacco di idee brillanti di cui parlare ma una volta tornato a casa non me ne ricordavo una, come al risveglio da un sogno.
Quindi di che si parla stavolta?
Posso iniziare raccontando che settimana scorsa, come per gli ultimi 15 anni, ho rifatto la domanda di green card, il visto lavorativo per gli USA. Per chi ancora non lo sapesse, ogni anno il governo americano distribuisce 50.000 visti lavorativi a stranieri, secondo un meccanismo di lotteria.
All'Italia vengono assegnati circa 500 visti e le probabilità sono attorno all'1%.

Ora qualcuno si chiederà perchè mai un italiano emigrato in Australia cerchi di ottenere il visto per gli USA. Principalmente perchè avendolo fatto per 15 anni a questo punto è diventata una tradizione come la prima castagnata di Autunno.

L'altro motivo è che non mi dispiacerebbe vedere qualcosa di diverso dopo qualche anno di Australia. 


L'Australia da dentro
Ho l'impressione che faccia parte della natura umana riporre le speranze di una vita migliore in un luogo lontano e inaccessibile, dove tutto quello che non funziona nel proprio paese viene gestito alla perfezione. E per gli Italiani spesso questo luogo idilliaco è l'Australia.

La vita qui scorre serenamente, tra un lavoro non eccessivamente stressante, un clima favorevole, l'aria tersa e profumata, la gente cortese e una criminalità bassa. Sette mesi di stagione balneare, se ti piace il mare questo è il posto per te. Non tutto è oro, ma complessivamente si sta bene.
Certo se uno pensa di venire qui e avere una casa con piscina e vicino al mare... sarà meglio che si assicuri di aver messo in valigia qualche milione di $ perchè negli ultimi anni i prezzi sono schizzati alle stelle grazie alla domanda interna e di investitori cinesi.
Poi diciamolo: i dati sulla geografia australiana sono fuorvianti. La densità media di abitanti per km2 andrebbe misurata nei grandi agglomerati urbani in cui vive il 90% della popolazione, e non sulla base degli spazi infiniti del territorio interno, dove nessuno giustamente andrebbe mai a vivere. Chiarito questo, a Sydney siamo decisamente in troppi, lo capisci dal traffico e dalle ore di attesa necessarie a assicurarsi un posto ai principali eventi: 3 ore per la parata del capodanno cinese, altrettanto per il gay pride locale ("Mardi Gras"), 10 ore per i fuochi d'artificio di capodanno.

L'Australia non è solo Sydney, ma con solo 20 giorni di ferie all'anno non ci sono molte occasioni per dedicare a questo continente il tempo che meriterebbe. Bisogna sfruttare bene i weekend, magari approfittando di quelli lunghi dove la festività cade sempre di lunedì. 
Già ma dove vai? Se ti muovi in auto da Sydney puoi andare solo lungo la costa a Sud o a Nord, visitando spiagge piu' o meno belle, ma viste alcune le hai viste tutte. Oppure ti dirigi verso Ovest per andare alle Blue Mountains, che poi montagne non sono. A Est c'è solo l'Oceano Pacifico, dove potresti passare il weekend a mangiare e bere a bordo di una nave che compie un tragitto senza senso durante la food and wine cruise.



In aereo puoi estendere il raggio alle altre città, poi c'è Uluru, qualche parco naturale isolato, le spiagge tropicali del nord dove però tra meduse e coccodrilli il mare è off-limits, il Great Barrier Reef che però richiede ore di navigazione per raggiungere i punti meno degradati e poi devi indossare la muta in lycra anti meduse.
Poi c'è sicuramente dell'altro da vedere, non posso dire di conoscere tutto, ma le distanze, i costi e il tempo necessario rendono obbligatorio un approccio realistico e selettivo.
Ad esempio chi non sognerebbe di fare un coast to coast Sydney - Perth sul treno sull'Indian Pacific? Tre giorni di viaggio osservando l'outback dal finestrino... il prezzo? 2500$ in cuccetta, pasti esclusi... e quando mai lo fai?


E se ti vuoi spingere all'estero la scelta si riduce: Nuova Zelanda, qualche arcipelago nelle vicinanze, il resto è ad almeno 6 ore di volo, come Bali. 
L'Australia ti può deludere sotto certi aspetti, perchè di queste cose non ti ha mai parlato nessuno nè le scopri leggendo i depliant patinati delle agenzie di viaggio. Le agenzie puntano a confezionarti un viaggio indimenticabile e ci riescono facilmente avendo 3-4 settimane e un budget adeguato. Avete mai sentito qualcuno che torna dall'Australia deluso? Io no.
La realtà è che in un mese di vacanza in Australia si spuntano gran parte delle attrazioni turistiche: 2-3 grandi città, Uluru, Blue Montains, West Coast, Queensland, Tasmania.
E il famoso surf australiano? Si può fare praticamente in tutte le spiagge, ma quanti di noi italiani trasferiti in Australia si sono effettivamente cimentati? Quanti hanno proseguito dopo la prima deludente ora di tentativi con la tavola a nolo? Io dico 1 su 20 ad andar bene, e non si tratta di me.

Ma la vita non si riduce a un elenco di attività turistiche più o meno fattibili, è fatta di piccoli momenti che giorno dopo giorno si accumulano e ti fanno sentire a tuo agio lì dove sei. Magari quando stai tosando il prato e uno sconosciuto a 50 metri di distanza ti saluta alzando la bottiglia di birra che tiene in mano.
Oppure quando stai facendo il barbeque e un opossum si arrampica su un albero del giardino o un flying fox (pipistrello gigante) ti osserva a testa in giu'.
Oppure quando il conducente dall'autobus saluta i passeggeri alla fine del suo turno.
L'elenco potrebbe continuare e sarebbe lungo, sia tra i pro che i contro. 
Per quanto mi riguarda sono soddisfatto di questa esperienza australiana, ne apprezzo i vantaggi benchè abbia cominciato a intravvederne i limiti all'orizzonte. E' molto diversa da dove ho vissuto i primi 46 anni e questo, senza entrare nel merito del meglio/peggio, per ora mi basta.


Gli USA da fuori
Hanno sempre esercitato un forte fascino su di me, tant'è che ogni volta che volevo fare una bella vacanza finivo lì.
Anche negli USA non è che sia tutto rose e fiori, ma da italiano ero portato a essere indulgente nei confronti di alcuni aspetti negativi considerandoli un male necessario per poter fruire di benefici. Ad esempio dover dare il 15% di mancia al ristorante per assicurarsi un servizio cortese.
Ora dopo 18 mesi all'estero posso triangolare quello che vedo rispetto al sistema Australia e Italia, per di più con la prospettiva favorevole di chi vive nel paese che finisce sempre ai primi posti per qualità della vita.  Il risultato è che nonostante sia stato negli USA 10 volte, solo in quest'ultimo viaggio sono riuscito a vedere le cose con occhio piu' oggettivo.
Questi i miei appunti durante il viaggio in California nel mese scorso (con tutti i limiti delle generalizzazioni):

La ricchezza di meraviglie naturali dell'Ovest americano è 10 volte superiore alla scarsa varietà presente in Australia, ed è pure comodamente accessibile. In poche ore di macchina si può passare da scenari straordinari e completamente diversi: Sequoia, Bryce, Zion, Grand Canyon, Monument Valley, Death Valley, Arches, Yosemity,... Sembra che la natura si sia sbizzarrita in quell'angolo di mondo. C'è perfino caduto un meteorite (Meteor Crater), lì comodamente piazzato tra il Grand Canyon e la Monument Valley. 
Peccato che a fronte di questa straordinaria offerta i giorni di ferie negli USA siano solo 10 all'anno, la metà di quelli australiani che già mi paiono pochissimi. Certo puoi prendere ferie non retribuite, se te lo puoi permettere.

Negli USA tutto gira attorno ai soldi, c'è l'ossessione di lavorare tanto per accumulare il denaro e garantirsi il tenore di vita a cui si ambisce. Money, money, money è la parola piu' ricorrente nei discorsi. In Australia non è che non ci pensino, ma spesso si lavora quanto basta a coprire i bisogni fondamentali: casa, cibo, alcol e tempo libero.

Essendo una società dominata dal business, il libero mercato e l'attività imprenditoriale sono le divinità a cui si immolano i diritti dei consumatori. Pubblicità ingannevoli, prezzi poco chiari, venditori aggressivi, spam multicanale, ... sta a te non farti pescare all'amo.

E' vero che negli USA tutto costa meno che in Australia, ma la pratica di esporre i prezzi al netto delle tasse e del servizio obbligatorio è fondamentalmente scorretta per come la vedo io. In Australia non è consuetudine lasciare la mancia a tassisti, camerieri e donne delle pulizie, eppure non direi che il servizio sia peggiore. Negli USA i camerieri a metà pasto vengono a chiedere se va tutto bene, ma di questa domanda retorica potrei anche farne a meno, specialmente quando hai la bocca piena e ti devi esprimere a gesti.

E poi non ho notato una sostanziale differenza di cortesia tra i camerieri americani e australiani (che di regola non si aspettano una mancia).

Sono stato in un negozio Lewis a comperare dei jeans, l'unico prezzo visibile nel negozio era un cartello che riportava "Jeans 49.99$", poi ti rendi conto che sotto a caratteri minuscoli c'era scritto "when you buy 3 or more".
Sull'autostrada capeggiava un enorme insegna che riportava un prezzo per un buffet di pesce in un ristorante nelle vicinanze, poi arrivato al ristorante ti rendi conto che quel prezzo è solo in orari e giorni particolari, ti lamenti e ti rispondono "è scritto sul cartellone". Certo, se mi fossi fermato in mezzo all'autostrada a studiare con attenzione l'affissione forse avrei letto la scritta in miniatura che diceva "special hours only".

Gli aeroporti americani sono sempre piu' militarizzati e viaggiare in aereo all'interno degli USA vuol dire superare più controlli che nei voli internazionali in Australia: body scan, scarpe passate ai raggi x, controllo passaporti, code. Che differenza con i voli domestici australiani dove chiunque può gironzolare fino ai gate senza avere con sè documenti o carte d'imbarco.

Guidare l'auto mi era sempre sembrato rilassante negli USA, almeno venendo dall'Italia. Ora che mi sono abituato all'Australia mi rendo conto che la guida americana può essere aggressiva, con auto che fanno lo slalom tra il traffico senza usare le frecce. E' lo stesso commento che hanno fatto i miei colleghi australiani, piuttosto intimoriti dall'esperienza.
Forse i guidatori di San Francisco erano particolarmente stressati rispetto a quelli di Sydney, e non ci sarebbe da stupirsi vedendo il traffico cronico sulle loro autostrade, peggiore di quello di Sydney che già non scherza.

Ho guidato per qualche giorno nella Baia di San Francisco e solo ora che venivo da Sydney mi sono reso conto della bruttezza del paesaggio. Colline brulle, aride, marroni, senza un albero, senza uccelli, forse dovuto alle scarse precipitazini di cui vanno fieri i locali (50 cm di pioggia all'anno rispetto ai 200 di Sydney).
A Sydney per contro hai l'impressione di essere ospite della natura. Boschi, pappagalli, pipistrelli, iguane, opossum sono dappertutto. Perfino nel giardino di casa può capitare di trovare un ragno velenoso e a scuola insegnano come riconoscerli.

A dispetto della siccità, negli alberghi può capitare di trovare un rubinetto della doccia ottimizzato per lo spreco. Praticamente è una leva che può solo ruotare per stabilire la temperatura, mentre la portata è sempre al massimo e non si può parzializzare.

Un ultimo aspetto che mi ha sopreso è la pubblicità per la vendita di cannabis. Non sapevo che nel 2010 il governatore Schwarzenegger ha depenalizzato il possesso di cannabis ed è stato legalizzato l'uso per finalità mediche.
Secondo la legge, chi è affetto da malattie croniche può acquistare e coltivare cannabis dietro la prescrizione di un medico. Siccome la casistica di malattie è piuttosto ampia risulta facile ottenere il permesso e sono fioriti negozi che vendono alla luce del giorno, tipo questo.


Curioso anche vedere la pubblicità per strada, nel paese che da decenni vieta la pubblicità alle sigarette





Insomma, tornando alla Green Card a questo punto avrete capito il mio accanimento!
:-)